Sicurezza
Tutti appesi alla decisione Uefa per capire quando si riprenderà
Il Pisa e le altre società del campionato cadetto, tutte in ferie forzate, sperano in un segnale sullo slittamento
pisa
“Vacanze” forzate in questi giorni per i nerazzurri, sicuramente fermi almeno sino a domani - il Pisa sta programmando i passi successivi - ma senza stare con le mani in mano.
Come riferito nei giorni scorsi, infatti, tutti loro hanno ricevuto un programma personalizzato “di mantenimento” da parte di D’Angelo e del suo staff e ovviamente il supporto pratico della società. Gli unici limiti ovviamente riguardano la sfera della salute: lavorare si può, ma non tutti insieme.
Per capire quando e con quali modalità potranno tornare a fare davvero il loro lavoro, intanto, Gori e compagni (a proposito: auguri a Belli che ieri ha compiuto 26 anni) seguono con attenzione anche le indicazioni che vengono da fuori, ovvero da federazioni e leghe.
Il Consiglio federale della Figc, previsto per il 23 marzo, è slittato a data da destinarsi, ma ieri c’è stata l’assemblea di Lega di serie A e soprattutto oggi ci sarà la riunione dell’Uefa che deciderà lo slittamento dell’Europeo. Da lì, a cascata, discenderanno le sorti dei vari campionati.
Semplice: fra le varie (e in parte anche fantasiose) ipotesi oggi sul piatto, quelle che prevedono una chiusura regolare dei campionati non possono prescindere da un allungamento della stagione. E per giocare sino a fine giugno bisogna che l’Europeo si giochi più in là, magari durante l’inverno o meglio ancora nell’estate del 2021 come la Copa America.
Ha detto ieri il presidente federale Gabriele Gravina a Radio Rai: «All’Uefa chiederemo un atto di responsabilità, un contributo da tutte le Federazioni a un percorso che miri alla tutela della salute degli atleti e di tutti i nostri tifosi. Chiederemo all’Uefa nuove date: il rinvio è l'idea da seguire».
Tornare in campo il 4 aprile sarebbe bello ma di fatto non appare possibile. Lo ha detto lo stesso Gravina.
Così come sembra fantascientifica l’ipotesi di giocare anche a luglio, per un semplice motivo: il 30 giugno tutti i contratti in scadenza non saranno più validi. Se per i giocatori “di proprietà” dei rispettivi club si può cercare un accordo sindacale con l’Aic, recuperando le ferie più in là, per chi è in prestito non vediamo una soluzione.
In un primo momento si è detto che l’ultima data utile per riprendere a giocare è il 9 maggio. La Lega di serie A vuol cercare di riprendere una settimana prima, quella di B sarebbe lieta di uniformarsi. Che poi si decida di inventare, conservare o eliminare playoff e playout è un altro discorso: per quello si voterà, ma a dieci turni dalla fine non è sicuramente il problema principale.
Congelare le classifiche attuali? Al Pisa farebbe comodo, perché i nerazzurri oggi sarebbero (meritatamente) salvi. Ma la soluzione che sarà cercata è quella di riprendere in qualche modo a giocare, perché se non si gioca si raffreddano troppi entusiasmi, da tifosi e sponsor. E a nessuno va a genio l’idea di rischiare il collasso finanziario del sistema. Dire che in ogni caso la stagione è falsata è facile e gratis, ma non aiuta a gestire la crisi e a risolvere i problemi: bisogna cercare di minimizzare i danni.
Così come la diminuzione dei contagi da Covid-19 nei posti dove la quarantena è iniziata prima (cosa enormemente più importante, è ovvio), nel nostro piccolo anche i primi interventi a favore dello sport vanno salutati come segnali che si può e si deve reagire e rialzarsi. È di ieri il riconoscimento della sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi per i club, come richiesto dalla Figc: un’importante boccata di ossigeno per un settore che in Italia (fonti: calcioefinanza.it e ilsole24ore.com) genera ogni anno 4,7 miliardi e di questi 1,2 miliardi vanno al Fisco. Per ogni euro investito nel calcio, lo Stato ha ottenuto un ritorno in termini fiscali e previdenziali pari a 14,4 euro. Non poco. Così come non è poco stimare che una media società di serie B come il Pisa, fra Irpef e contributi, porti alla collettività 4-5 milioni l’anno. Un patrimonio da difendere anche per chi pensa che il calcio consista solo in 22 giovanotti che corrono dietro un pallone. —
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