Gioco
La prima sospensione? Quando il Pisa in serie A lottava per lo scudetto
Più di un secolo fa, il 23 maggio 1915, il campionato di calcio venne fermato per l’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale
la storia
L’emergenza coronavirus è stata paragonata da molti esperti a una guerra mondiale. Anche lo sport e in particolare il calcio, proprio come nel periodo bellico, si fermano. Al momento niente di paragonabile al passato, ma per la prima volta dal secondo dopoguerra, il rischio di non giocare per molto tempo è davvero elevato.
La prima sospensione di un campionato nella storia del calcio italiano è dovuto alla Prima guerra mondiale: il Pisa al momento dell’interruzione nutriva ancora qualche speranza di diventare campione dell’Italia centrale, che significava avere ancora qualche chance di arrivare ala finale del campionato con la vincitrice del girone settentrionale. Il Pisa è guidato da una commissione tecnica e dal nuovo presidente Giacomo Picchiotti, che poi porterà i nerazzurri a giocare la finale scudetto del 1921 con la Pro Vercelli, vince il girone unico della Toscana e accede alla fase nazionale in un girone a quattro con Lucchese, Lazio e Roman (non stiamo parlando dell’attuale Roma nata nel 1927).
I nerazzurri si presentano alla fase finale con un biglietto da visita di tutto rispetto fatto di 9 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta proprio con la Lucchese.
La squadra è un vero schiacciasassi: 40 gol fatti e appena 10 subiti. L’idolo è Leone Marino Scotti: in quel campionato realizza 18 gol in 16 partite, e dopo la fine della guerra entrerà nella storia per aver segnato il primo gol del Pisa in un derby a Livorno, vinto dai nerazzurri per 2-0. In quella stagione 1914-15 il Pisa si fa rispettare anche nel girone nazionale battendo la Lazio con un clamoroso 4-0 al campo Abetone.
Le cronache dell’epoca esaltano la partita dei nerazzurri: «Hanno giocato tutti meravigliosamente e sono riusciti a conquistare quella palma che nessun club toscano in passato è riuscito a strappare».
Il Pisa infatti diventa la prima squadra della nostra regione a vincere una partita nella fase nazionale del campionato di serie A. La vittoria arriva grazie a due gol direttamente da calcio d’angolo da parte di Leone Marino Scotti e di Pera, poi nella ripresa penalty di Malfatti e sigillo finale del solito Scotti. Dopo il 4-0 ai biancocelesti il Pisa si prende la rivincita sulla Lucchese vincendo 3-2 in trasferta e portandosi in testa alla classifica. Le sfide della verità sono i programma nella Capitale e il Pisa ne uscirà con le ossa rotte.
I nerazzurri raggiungono Roma in treno per giocare contro la Lazio e il Roman. Nella prima partita, arbitrata da Bellocci di Viterbo, viene consentito il gioco duro ai laziali che vincono 4-2. Due giorni dopo a Testaccio il Pisa affronta il Roman con una squadra a pezzi a livello fisico, si è fatto male il forte Mattiello, e in un clima di guerriglia.
Come si legge nel libro “Il sogno nerazzurro” di Renzo Castelli : «I pisani sono presi letteralmente d’assalto nel quartiere di Roma e in campo sono spesso minacciati». Finisce 7-0 e anche qui l’arbitro, nativo di Frosinone, assegna tre rigori generosi ai padroni di casa.
Il Pisa poi batte 4-0 al campo Abetone la Lucchese, doppiette di Donnini ed Eschini, e torna a credere nel primo posto. Le speranze sono ridotte al lumicino ma in caso di vittoria casalinga larga con il Roman e contemporanea sconfitta della Lazio con la Lucchese, ferma a 0 punti, il Pisa potrebbe ancora arrivare primo nel girone.
La partita della speranza è in programma il 23 maggio 1915 all’Abetone, ma il pensiero di tutti i cittadini è rivolto alla guerra che ormai è alle porte, anche se le squadre si sono allenate regolarmente. Sabato 22 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria ma il telegramma fatto inviare dal ministro degli esteri Sidney Sonnino sarà consegnato a Vienna solo la domenica mattina, perché i servizi telegrafici erano stati interrotti.
Il Pisa attende invano l’arrivo del Roman, la guerra inizia proprio quel 23 maggio e il campionato viene sospeso. Lo scudetto sarà assegnato, tra mille polemiche, solo nel 1921 al Genoa, primo nel girone centro settentrionale. Quel 23 maggio però c’era però ben altro all’orizzonte: una guerra mondiale che causò 16 milioni di morti. Il pallone, in casi del genere, passa decisamente in secondo piano. Nelle foto: la copertina della Domenica del Corriere con l’entrata in guerra dell’Italia e un gruppo di nerazzurri nel 1915 dal libro “1908-2008 Un secolo di calcio a Pisa”, Geo Edizioni. –
Andrea Chiavacci
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