Gioco
Solo applausi per i leoni nerazzurri ma adesso guai a sedersi sugli allori
La lotta per la salvezza è lunga e complicata: oggi bisogna sperare nel Chievo, fra sette giorni bisogna batterlo
L’impresa di Cremona porta il Pisa a ridosso del lato “nobile” della classifica, con pieno merito. Ma non deve far dimenticare neanche per un attimo che la salvezza passa dall’umiltà e dalla grinta messe in campo allo Zini.
Una cosa possiamo dirla in tutta sicurezza: la truppa di Luca D’Angelo ha due caratteristiche - l’identità di squadra e la propensione al gioco offensivo - che abbiamo visto molto raramente insieme dai tempi di Romeo. Un Pisa grintoso lo abbiamo visto spesso, e anche un Pisa vincente: i primi anni rispettivamente di Filippi, D’Arrigo, Braglia, Indiani e Cuoghi, Pagliari, Gattuso e la breve esperienza di Menichini. Ma un Pisa che volesse sempre “fare la partita” anziché giocare d’attesa ce lo hanno regalato solo Ventura, Pane (finché le cose andavano bene) e D’Angelo. In effetti ci provò anche Toma ma con esiti un po’ agghiaccianti.
A Cremona la partita poteva finire con qualsiasi risultato: un prepotente recupero difensivo di Birindelli, due scivolate-murate di De Vitis e Lisi e soprattutto il salvataggio di faccia di Gucher all’82’ su Arini hanno impedito che le cose si complicassero maledettamente. Ma è palese a tutti che ogni volta che il Pisa attaccava, lo faceva per segnare. E soprattutto, chi all’inizio aveva fatto degli errori pesanti o non aveva impattato bene la gara, come Marin, Birindelli e lo stesso Gucher, non si è buttato giù ma ha regalato un secondo tempo di grande spessore. Masucci fa regola a parte: come i vecchi concerti di Springsteen, ha iniziato come un terremoto e ha finito con un climax.
Bastano come complimenti? Crediamo di sì, e d’altra parte sono sinceri e motivati. La società si è mossa bene, così come l’anno scorso, anche in sede di mercato: sono arrivati giocatori, non figurine. Vido ha un piede e un’intelligenza di gioco non comuni, Pisano ha già conquistato tutti anche se per ora ha 15-20 minuti nella gambe come è normale che sia, Soddimo (mercoledì farà una visita di controllo dopo il problema all’adduttore che ne ha escluso la presenza a Cremona) è una garanzia, Caracciolo sicuramente guarirà dalla febbre, Pompetti e Dekic... poi li conosceremo.
Però bisogna pensare al campo. Se ti siedi sugli allori è finita: vale anche per il Manchester City, figuriamoci per noi. Per salvarci servono ancora 15-16 punti e non ce li regalerà nessuno: parlare di altri obiettivi in questo momento sarebbe presuntuoso e potenzialmente suicida. Nelle partite di ieri l’Ascoli e lo Spezia hanno detto chiaramente che loro con la lotta salvezza non vogliono avere niente a che fare, ma soprattutto l’Empoli ha fatto un grossissimo passo avanti battendo il Crotone 3-1 e ora è a quota 27.
Oggi bisognerà fortemente tifare per il Chievo (30 punti, uno più del Pisa) che, se battesse il Venezia, terrebbe la zona playout a 5 punti di distanza da Gori e compagni. Fra sette giorni poi (domenica 9, ore 15) lo stesso Chievo verrà all’Arena: da domani si torna al lavoro, lo spirito per tutta la settimana deve essere lo stesso dello Zini. —
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