Il Tirreno

Pisa

LEGGE DEL “REVENGE PORN” 

Denunciati per il video hard girato all’insaputa dell'ex portiere del Pisa

Matteo Voltolini all’arrivo a Pisa nel settembre 2017
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Matteo Voltolini all’arrivo a Pisa nel settembre 2017

I due rischiano una pena da uno a sei anni per la produzione e la diffusione del filmato ambientato all’interno del bagno di una discoteca di Reggio Emilia

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PISA. La Digos di Reggio Emilia ha concluso le indagini avviate a seguito della denuncia sporta dal giocatore della Reggiana Matteo Voltolini, ex nerazzurro nella stagione 2017-2018 e di proprietà della società pisana fino al giugno scorso, contro chi ha registrato e diffuso un video in cui il portiere consumava, nel bagno di una discoteca di Rubiera, un rapporto sessuale con la sua ragazza. Un filmato della durata di 15 secondi in cui i due giovani vengono ripresi dall’alto, a loro insaputa, mentre fanno sesso.

Negli ultimi giorni sono stati sentiti diversi testimoni presenti all’interno del locale la notte dei fatti, fra il 17 e il 18 dicembre, o in qualche modo coinvolti nella condivisione del video attraverso le piattaforme del web.

Le attività di indagine, sviluppate anche attraverso l’intervento e la collaborazione delle società di gestione dei principali social network, hanno consentito di individuare e denunciare due persone: una residente nella provincia di Reggio, l’altra nella provincia di Ferrara ma domiciliata a Reggio.

I due sono considerati dalla Digos responsabili, in concorso tra loro, della realizzazione e della diffusione del video hard.

Il reato di cui dovranno rispondere è il 612 ter del codice penale recentemente introdotto con il “Codice rosso” nel pacchetto di norme denominato “revenge porn” che punisce chi realizza e diffonde, senza il consenso delle persone interessate, foto o filmati con scene specifiche di sesso.

Rischiano una pena da uno a sei anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro danno. In pratica le centinaia di persone che hanno ricevuto sul telefonino il video rischiano di incorrere nella stessa denuncia.
 

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