Il Tirreno

Pisa

La croce pisana non è simbolo politico Ecco perché i tifosi non rischiano multe

Giuseppe Boi

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Pisa. La croce pisana poteva essere sventolata al Tombolato di Cittadella, il Leone di San Marco è invece bandito dalla curva del Padova. Sembra un caso da due pesi e due misure, ma solo in apparenza. Perché le due bandiere hanno in comune solo l’appartenenza alle Repubbliche Marinare, ma l’uso dello stemma della Serenissima ha nel corso degli anni assunto un significato politico, anche al limite del sovversivo, mentre il vessillo pisano è (e speriamo resti) il simbolo di città e squadra. E questo nonostante la polemica politica che sta montando sul caso.

Veniamo ai fatti. Nelle scorse settimane il questore di Padova Paolo Frassari aveva messo nel mirino la tifoseria locale per aver portato in curva, senza autorizzazione, una bandiera con il Leone di San Marco. Sabato, i tifosi del Pisa in trasferta a Cittadella, provincia di Padova, hanno sventolato le bandiere della repubblica pisana. Un fatto che ha fatto gridare allo scandalo il consigliere veneto della Lega Fabrizio Boron: «Spiace constatare che qualcuno abbia dovuto rinunciare al suo striscione per un atteggiamento borbonico e che altri rischino addirittura una multa. A Cittadella, invece, i pisani hanno esposto tranquillamente il simbolo della simbolo della loro Repubblica gloriosa».

Quello che Boron non dice è che sul Leone di San Marco è in corso da anni un braccio di ferro. Di fatto, ormai, non è solo il simbolo del Veneto e di Venezia, ma un vessillo usato politicamente per sostenere la causa indipendentista.

Lo usarono i “Serenissimi” a Venezia nel 1997 durante l’occupazione a mano armata di piazza San Marco e relativo campanile. Ad oggi è al centro della polemica portata avanti dal presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, che lo affianca alle rivendicazioni per l’autonomia, ha richiesto che sia obbligatorio in tutti gli uffici pubblici e ha proposto di farne omaggio ad ogni nato nella regione. La situazione è talmente complessa da richiedere l’intervento del consiglio metropolitano di Venezia che, con la delibera 2 del febbraio 2018, ha messo nero su bianco un regolamento per l’uso e, all’articolo 6 comma 2, ha sottolineato che «l’utilizzo dello stemma da parte di estranei è vietato».

Nulla di tutto questo riguarda la croce pisana e il questore Frassari, da uomo di Stato, tramite il suo ufficio stampa ha liquidato il caso così: «Se è stato esposto un simbolo non autorizzato, gli autori verranno identificati e si procederà alla sanzione, ma al momento non c’è niente».

La polemica, però, ha superato il Po, è arrivata a Pisa e la Lega ha svestito gli abiti autonomisti per indossare quegli sovranisti. La prima a farlo è stata l’eurodeputata Susanna Ceccardi: «Non si osi toccare quel simbolo». Ieri è intervenuto anche il deputato Edoardo Ziello: «Mi sono attivato tramite il dirigente dell’Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni Sportive, chiedendo che non vengano adottate sanzioni nei confronti dei tifosi del Pisa». Seguito a ruota dai colleghi Daniele Belotti, Donatella Legnaioli e Massimo Bitonci.

Ma di multe in vista non se ne vede traccia. Così come non ve ne sono per i tifosi del Cagliari con i Quattro mori o quelli della Fiorentina con il Giglio. Il tutto a patto che qualcuno non decida di sfruttare questi simboli per fare propaganda politica. —

Giuseppe Boi

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