Il Tirreno

Pisa

calcio serie B 

Colantuono: torneo equilibrato anche il Pisa può dire la sua

Andrea Chiavacci
Colantuono: torneo equilibrato anche il Pisa può dire la sua

L’ex terzino nerazzurro 34 anni fa segnò il gol decisivo per conquistare la Mitropa «D’Angelo ha tanti meriti, contento per Gori: l’ho allenato a Bari, è un ragazzo serio»

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Ha messo la sua firma sul primo successo europeo del Pisa 34 anni fa (la Mitropa Cup) e poche settimane fa è stato votato nel top 11 nerazzurro dell’era Anconetani. Per Stefano Colantuono una bella soddisfazione tornare nella città in cui ha debuttato in serie A, punto di partenza di una buona carriera da giocatore e soprattutto da allenatore con Sambenedettese, Catania, Perugia, Atalanta (due volte), Palermo, Torino, Udinese, Bari e Salernitana.

Colantuono, quali emozioni le ha suscitato il ritorno a Pisa?

«È stata una bellissima serata dedicata ad un grandissimo personaggio come Romeo. Devo tanto a lui, aveva creduto in me quando giocavo nell’Arezzo. Era doveroso esserci da parte mia ed è stata una bella sorpresa essere stato votato da giornalisti e tifosi nonostante sia rimasto in nerazzurro per una sola stagione».

Il momento più bello è stato il gol in finale di Mitropa contro il Debrecen?

«Ricordo benissimo il mio gol che sbloccò la partita, poi raddoppiò Wim Kieft. C’era tanta gente all’Arena nonostante il freddo e la pioggia. La Mitropa nel tempo aveva perso un po’ di appeal, ma è stato uno dei primi trofei importanti nella storia del calcio. Romeo negli anni Ottanta è stato bravo a rilanciarla e anche se vi partecipavano le squadre che avevano vinto la B il livello della competizione era buono».

Purtroppo quella stagione con Guerini in panchina finì male: cosa è successo?

«Avevamo battuto l’Inter, vinto a Napoli, fermato la Juventus di Platini. Romeo ad un certo punto aveva parlato anche di un premio in caso di qualificazione alla Coppa Uefa. Nel finale c’è stato un calo e il Pisa ha pagato anche colpe non sue. Ormai inutile riaprire una ferita dopo tanti anni, ma sicuramente, come è stato detto anche nella serata del Teatro Verdi, il Pisa non è stato trattato bene».

Da quando fa l’allenatore ci sono mai stati contatti con il Pisa in tutti questi anni?

«No, devo essere sincero, a Pisa non mi hanno mai cercato. Sono comunque contento che finalmente la tifoseria abbia trovato una proprietà seria e con dei programmi. Dopo l’era Anconetani solo con Ventura si è sognato il ritorno in A, per il resto ci sono stati troppi momenti altalenanti».

È un campionato di B che può lasciare aperta qualche speranza anche in chiave playoff ai nerazzurri?

«Come sempre la B è un torneo molto equilibrato, dove c’è sempre poca differenza tra la zona playoff e quella playout. Ci sono squadre di alto livello e che conoscono la categoria da anni come Benevento, Crotone, Perugia e Pescara. A mio modo di vedere due squadre come Cremonese e Frosinone, ma anche lo stesso Empoli, sono destinate a risalire la china. L’importante per il Pisa è rimanere attaccato al treno playoff fino a marzo, poi a quel punto si capirà se pensare solo alla salvezza o puntare a qualcosa in più».

Come giudica questa prima parte di stagione del Pisa?

«Non so quali siano gli obiettivi della società, ma onestamente stanno facendo buone cose. Hanno conquistato vittorie importanti come quella con lo Spezia».

Quanti sono i meriti di D’Angelo?

«Tanti, soprattutto per la promozione della passata stagione arrivata dopo una bella rimonta. Ha fatto la gavetta e ora sta raccogliendo i frutti».

Una rimonta simile alla sua, quando era sulla panchina della Sambenedettese (C2) all’inizio della sua carriera...

«Quella per certi versi fu ancora più incredibile, ero ancora calciatore ed a fine stagione mi ritrovai catapultato in panchina con la squadra che doveva evitare i playout. Vincemmo nove gare di fila e poi trionfammo ai playoff. D’Angelo proprio quell’anno è stato mio avversario con il Rimini».

Ai tempi del Bari ha allenato Gori, attuale numero uno nerazzurro...

«Lo avevo fatto esordire nel finale dell’ultima partita di campionato a Ferrara con la Spal. All’epoca era molto giovane e in rosa era il terzo, ma aveva già una buona fisicità e tante qualità. Soprattutto si dimostrava sempre un ragazzo serio e pronto ad apprendere. Chi ci mette passione alla fine riesce a centrare il traguardo e lui a Pisa ha trovato la giusta dimensione. Sono contento che stia facendo grandi cose».

Colantuono attende una chiamata importante per tornare in panchina, magari all’Udinese?

«Sì, ma senza nessuna frenesia. Si parla dell’Udinese perché come manager c’è Pierpaolo Marino. Però non ne so niente». —

Andrea Chiavacci

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web