Il Tirreno

Pisa

Pisa, un ko senza attenuanti a Pescara gara a senso unico

Antonio Scuglia

Gori prova a limitare i danni parando un rigore a Galano, ma gli abruzzesi di Zauri dominano dall’inizio alla fine

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PESCARA. Una scoppola così il Pisa non la prendeva da quasi un anno (25 novembre 2018), quando fu travolto a Carrara con un 4-1 che non lasciava discussioni (il gol della bandiera fu segnato allo scadere).

Ieri a Pescara è andata più o meno così, con i padroni di casa nettamente superiori e anche spreconi dal dischetto.

Più o meno come il vecchio modo di dire del Far West: quando un uomo con la pistola incontra un uomo col il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Il Pisa di ieri era l’uomo con la pistola, e scarica per di più. Solo i tifoso non hanno perso: erano oltre trecento, hanno cantato per tutta la partita e anche dopo il fischio finale.

In riva all’Adriatico Luca D’Angelo, pescarese e tifoso del Pescara, non avrebbe voluto fare una figura così brutta, ma l’illusione che il Pisa se la potesse giocare alla pari è durata meno di un quarto d’ora.

Squadre inizialmente quasi a specchio, con le difese a quattro; due trequartisti per gli abruzzesi dietro la giovanissima punta Gennaro Borrelli, uno spilungone classe 2000 di grandi prospettive (l’anno scorso 18 gol in 20 gare con la Primavera), uno per il Pisa, ovvero Siega, a sostegno del sempre presente Marconi e del confermato Fabbro, preferito a Masucci.

E di nuovo fuori dall’undici titolare l’acciaccato De Vitis, che quando gioca è una specie di portafortuna per la difesa - dove gioca di solito - e per il resto della squadra.

La differenza fra le due squadre è apparsa terribilmente netta, soprattutto in fatto di qualità a centrocampo dove Memushaj e Machin hanno fatto quello che hanno voluto per tutta la partita, irridendo con le loro giocate eleganti quanto efficaci e taglienti il reparto mediano dei nerazzurri.

Eppure la gara era iniziata bene, con un bel pallone ribato da Fabbro dopo mezzo minuto dal fischio d’inizio al difensore biancazzurro Bettella quasi al limite dell’area: palla a Marconi, la girata verso l’angolino sinistro era pronta ma lo era anche il portiere pescarese Kastrati che si allungava e deviava in angolo.

Il Pescara per un po’ accusava il colpo, ma al 12' iniziava a mettere paura al Pisa con una bella azione di Busellato sulla destra: palla in area per Galano e tiro centrale.

Ma era il Pisa a confezionare il regalo che faceva svoltare la partita: al 14’ angolo da destra di Memushaj, in mezzo all’area piccola il centravanti Borrelli, incredibilmente solo, colpiva di testa senza neanche dovere staccare. 1-0 e partita in discesa per i locali, che cominciavano ad affondare i colpi e al 18’ arrivavano vicini al 2-0, sventato da un anticipo di Benedetti su Galano al momento del tiro. Ad aiutarli a mettere la gara in cassaforte ci provava anche l’arbitro, che al 21’ si inventava lo stesso rigore che regalò nella finale di Trieste agli alabardati: palla nell’area pisana, Marconi si preparava a spazzare via, Bettella entrava su di lui a gamba tesa e alta, ma il signor Sozza invece di concedere l’ovvia punizione alla difesa fischiava il rigore. Sul dischetto andava Galano: Gori intuiva e respingeva tuffandosi sulla propria destra.

La partita continuava a farla il Pescara, ma restava viva fino al quarto d’ora della ripresa con due tentativi di Marconi (girata al volo al 41’ pt poco alta, colpo di testa potente ma centrale al 5’ st). Il Pisa intanto si era messo a tre per usare meglio le fasce, dopo l’uscita di Belli per infortunio (al suo posto Liotti), ma il Pescara decideva di mettere il turbo: al 17’ una grande ripartenza di Memushaj liberava Galano in campo aperto per il 2-0, al 22’ Machin faceva tutto da solo, portava a spasso la palla costeggiando l’area senza trovare ostacoli e fulminava Gori con un sinistro angolatissimo.

A quel punto i locali smettevano di giocare e la partita diventava pura accademia, a parte una bella conclusione al 31’ di Moscardelli che era subentrato a Marconi, e una girata di Fabbro respinta da Kastrati. Troppo poco per riaprire un discorso chiuso da tempo. —

Antonio Scuglia

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