Gioco
Tra un litigio e un abbraccio con Agroppi così Romeo riportò la serie A dopo 13 anni
Aspettando il Galà di lunedì al Teatro Verdi per ricordare Anconetani: dall’acquisto del club alla scalata dalla serie C
PISA. L’estate del 1978 segna l’inizio dell’era Anconetani. Il presidente del Pisa Luigi Rota vuole vendere la società, ma non c’è certo la fila per rilevare un club che due anni prima era stato ad un passo dalla retrocessione in D. Si fa avanti Romeo Anconetani con un’offerta di 300 milioni di lire, e acconto di 30, il tutto avallato dal presidente del Viareggio Centauro, amico di Romeo. Usciranno anche altre versioni dei fatti, ma questa resta quella ufficiale. Il 10 luglio 1978 il Pisa è di Romeo.
Il nuovo Pisa viene presentato nel giardino della villa di Anconetani in via Rosselli con appena quattro volti nuovi: il portiere Mannini, Capon, Biagini e Dariol, ai quali in autunno si aggiungeranno Minozzi, Croci e Miele. Alla presentazione Romeo spiega che a causa della squalifica a vita non può fare il presidente, ruolo che ricoprirà il figlio Adolfo fino al 1982, e parla per circa un’ora delle ambizioni presentando il nuovo mister Giampiero Vitali. Dopo la sconfitta all’esordio per 1-0 a Cava dei Tirreni la tifoseria mugugna ed i “bubbolatori” dell’epoca si interrogano sul valore della squadra orfana di due pisani doc come Antonio Baldoni e Massimo Luperini. L’ossatura è comunque buona, con gente di assoluto valore per la C come Cannata, Barbana, Di Prete, Rapalini, Bencini e Ciappi, che poi tornerà titolare al posto di Mannini.
Fin dai primi mesi si nota l’insofferenza di Romeo per le critiche della stampa e per la fama di mangia-allenatori. Esonera Vitali, poi chiama nell’ordine Mariani (solo per il derby vinto a Livorno), Seghedoni ed infine Meciani. «Gli allenatori devo prenderli, ma ne farei volentieri a meno», dichiara in un’intervista. La squadra resta in corsa per la promozione e grazie agli exploit con Catania e Paganese nelle ultime due giornate torna in B dopo otto lunghi anni. Come nei derby con Livorno e Lucchese, il gol promozione a Pagani lo firma la “Freccia Bionda” Giorgio Barbana. Al ritorno la squadra viene accolta all’aeroporto Galilei da migliaia di persone: Anconetani scende e bacia la terra con tanto bandiera nerazzurra al vento, da vero tifoso. «A Pisa l’entusiasmo covava sotto la cenere, io ho avuto il merito di soffiarci sopra».
Il primo campionato di B non è semplice e Romeo cambia altri tre allenatori (Meciani, Carpanesi e Chiappella) prendendosi non poche critiche per l’esonero di Carpanesi che stava offrendo un bel calcio: “Carpanesi crea, Romeo distrugge”. La salvezza arriva all’ultima giornata grazie ad un gol di Cantarutti al Taranto. Nel 1980-81, con Toneatto in panchina, la squadra lotta per la A per tre quarti di stagione, con la ciliegina della vittoria in casa del Milan grazie ad una prodezza di Odoacre Chierico, uno dei primi “pupilli” di Romeo.
Il vento è cambiato e nel 1981-82 Romeo affida la panchina ad un altro personaggio a dir poco vulcanico: Aldo Agroppi. I due litigano e fanno la pace di continuo, ma il Pisa vola grazie ad un collettivo forte ed equilibrato con una striscia di 24 risultati utili di fila. Il 13 giugno 1982 con lo 0-0 contro la Reggiana si festeggia il ritorno in serie A dopo 13 anni (2 - continua). —
Andrea Chiavacci
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