Il Tirreno

Pisa

dopo il ko di livorno 

Pisa, tre giornate di squalifica per Birindelli

Antonio Scuglia

La sfida del “Picchi” lascia un pesante strascico per il giovane difensore oltre all’amarezza per la sconfitta nerazzurra 

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. Per gli amanti della cabala, l’amarissima sconfitta di Livorno può essere utile visto che presenta delle curiose somiglianze con quella del 23 gennaio scorso ad Arezzo, altra squadra amaranto, come leggete in questa stessa pagina: risultato finale 1-0, Benedetti e Birindelli protagonisti di due episodi negativi. E l’utilità dov’è? È nella circostanza che dopo quel ko, il Pisa non perse più una partita per sette mesi. Consoliamoci così.

Di certo, il cartellino rosso rimediato al 21’st all’Ardenza è costato caro al laterale destro Samuele Birindelli oltre che al Pisa. L’avvocato Emilio Battaglia, giudice sportivo del campionato di serie B, ha infatti comminato al difensore classe 1999 tre giornate di squalifica «per avere, a giuoco fermo, colpito con una manata al volto un calciatore della squadra avversaria». Il club valuterà con i suoi legali l’opportunità di presentare ricorso per ottenere una giornata di sconto visto che il gesto era scorretto ma non realmente violento (il capitano livornese Luci, colpito dalla sbracciata di Birindelli, ha ammesso a fine gara a 50 Canale che poteva essere un intervento «da giallo o da rosso»).

Ma resta il fatto che il gesto di Birindelli è sbagliato al 100%. E desta meraviglia, conoscendo la serietà della persone e del giocatore. Che fino a sabato scorso, in 65 presenze fra serie B e serie C, aveva preso solo un cartellino rosso, quello di Arezzo cui abbiamo accennato, per un fallo «contro un avversario lanciato a rete senza ostacolo», dunque senza alcuna connotazione di violenza. In più, dieci cartellini gialli in quattro stagioni.

Cosa gli è successo a Livorno? È stato espulso appena due minuti dopo essere entrato in campo. Dopo un passaggio sbagliato è andato a pressare Luci bravo a prendersi il fallo, da terra l’esperto capitano del Livorno lo ha spinto via e Birindelli divincolandosi lo ha colpito con una manata. La sorpresa nel suo sguardo dice tutto.

Samuele Birindelli è un giocatore tenuto d’occhio, da tempo, da più di un club di serie A. Pisano e figlio d’arte – il padre Alessandro, ora allenatore, vanta tre scudetti con la maglia della Juventus e aveva giocato con la maglia del Pisa l’ultimo derby di serie B all’Ardenza – ha esordito in cadetteria a 17 anni, la vigilia di Natale del 2016 contro lo Spezia, chiamato in campo da Gennaro Gattuso. In realtà era stato già mandato in campo un mese prima, da titolare in Coppa Italia contro il Torino di Mihajlovic, una gara quasi epica persa solo ai supplementari. Fin dall’inizio della stagione Gattuso aveva puntato su questo ragazzo classe 1999, aggregandolo stabilmente alla prima squadra sebbene provenisse dagli Allievi. 7 presenze in B quell’anno (più 8 nella formazione Primavera), ben 62 in tutto nelle due annate successive (nel 2018-19 condite dalla promozione in B e da 2 reti), 4 quest’anno sinora. Ma l’attimo di ingenuità all’Ardenza gli è costato sicuramente almeno una notte insonne, la squalifica e la necessità di lavorare più duro che mai per risalire le gerarchie delle squadra e convincere D’Angelo che la fiducia in lui era ben riposta.

Il giocatore ora è a un punto di svolta della sua carriera, pur essendo giovanissimo: sta a lui dimostrare, d’ora in poi, che il vero Birindelli è quello sempre preso ad esempio per serietà e compostezza, e non quello che a Livorno ha abboccato malamente a una situazione che andava gestita in tutt’altro modo. —



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