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Var, non si può rinunciare all’arbitro “digitale” «Arriverà anche in B, ma arbitri da formare»

Nicola Pasuch
Var, non si può rinunciare all’arbitro “digitale” «Arriverà anche in B, ma arbitri da formare»

Per Grassia (Radio Rai) «è un’arma contro chi vuole mettere le mani sul pallone». Il giornalista Fini: «Emozioni annullate»

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PISA. «Il Var? Arriverà sicuramente anche in serie B. Ma, prima di tutto, deve cambiare il modo di formare gli arbitri, per far sì che chi sta in campo diriga le partite con una personalità diversa».

Lo sostiene Filippo Grassia, da ventuno anni la voce della moviola di Radio Rai, intervenuto ieri all’evento dal titolo “L'arbitro è digitale - Il rispetto delle regole nello sport” con cui l’Internet Festival di Pisa ha voluto occuparsi del Var (il video assistant referee). Un tema quanto mai attuale, quello della tecnologia in campo. Il Pisa, se il Var fosse stato introdotto nella serie cadetta, ne avrebbe beneficiato in più d’una circostanza, come evidenziato nei giorni scorsi.

«È la più grande arma – ha aggiunto Grassia – da usare nei confronti di coloro che vogliono mettere le mani sul mondo del pallone. La tecnologia è uno strumento straordinario ma poi quello che conta è la mano umana, la mente umana. Per molti arbitri, invece, il Var è diventato come una badante a cui aggrapparsi”.

Radicalmente diversa è stata la posizione sostenuta da un altro nome noto del giornalismo italiano, Massimo Fini, che ha preso le mosse dal suo ultimo libro “Storia reazionaria del calcio”.

«Col Var – ha spiegato Fini – l’arbitro è diventato un impiegato. Non è più il padrone assoluto della partita. Non so chi glielo faccia fare. C’è questa pretesa moderna di voler controllare tutto: non è così. La giustizia conta poco. Conta l’emozione. La partita è un grande racconto. È come inserire tra due terzine di Dante un’analisi strutturalista: perdi tutta la poesia. E il gol di Maradona di mano è pura poesia».

Katia Serra, ex calciatrice e ora dirigente federale e commentatrice, ha confidato di essere stata «inizialmente scettica perché anche a me piace la parte romantica del calcio», ma di essersi ricreduta perché «grazie al Var sono drasticamente calate le proteste». Mentre Antonio Cincotta, allenatore della squadra femminile della Fiorentina, ha aggiunto che «uno dei valori più importanti è quello di accettare l’errore, anche quello arbitrale, senza mortificare nessuno».

Giuseppe Smorto, vicedirettore di Repubblica, che ha introdotto e moderato il dibattito, ha dato spazio anche agli altri sport che (ben prima del calcio) hanno introdotto la tecnologia in campo. È il caso del mondo del rugby, che era rappresentato da Carlo Damasco, arbitro di rugby ed ex giocatore. “Da noi – ha detto Damasco – l’arbitro è parte integrante della partita, basti pensare che i tifosi possono ascoltare dallo stadio le conversazioni tra i direttori di gara».

Ma è anche il caso del tennis. Il dirigente Carlo Alagna ha spiegato a tal proposito che «era giusto che la tecnologia entrasse anche nel tennis». —

Nicola Pasuch



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