Italia
Prima o poi bisognava cadere, ma in questo modo fa male
L’ amarezza per una sconfitta come quella di ieri sera è semplicemente colossale. Se l’Empoli avesse vinto magari 2-1, segnando il gol decisivo a metà ripresa quando stava comandando il gioco, sarebbe stato diverso. Ma prendere il 2-1 all’89’, pareggiare al 93’ e farsi superare di nuovo quando ormai tutti sembrano pensare alla doccia, è una mazzata incredibile. Ora bisogna reagire, subito, sabato a Venezia con una grande prestazione. Per mostrare tutto il carattere e il cuore del Pisa.
Siccome nessuno ha la bacchetta magica, né una rosa stellare, non si può programmare di vincere tutte le partite. Quello che si può fare, nel calcio, è costruire una buona squadra (“buona” in base al budget che si può spendere e di conseguenza agli obiettivi stagionali e a medio-lungo termine) e poi inculcarle un concetto importantissimo: non montarsi la testa quando le cose vanno bene, non buttarsi giù quando vanno male. Perché nel corso di una stagione succederanno tutte e due le cose, spesso anche più volte.
E questo vale per tutti: la squadra e il club, i tifosi, la stampa.
Nessuno vuole annacquare i sentimenti: l’esultanza per una vittoria e l’arrabbiatura per una sconfitta sono naturali, anzi sono il sale del calcio. Poi però, a bocce ferme, la capacità di ragionare è la cartina di tornasole della forza di un ambiente.
Perché la smodata euforia quando le cose vanno bene spesso fa il pari con le vesti stracciate e le accuse feroci quando si perde: due estremi che non sono conciliabili con la voglia e la capacità di crescere. Il primo perché crea delle false aspettative, il secondo perché rischia di minare la fiducia in se stessi e di far naufragare una barca laddove bastava tappare qualche falla.
Il Pisa veniva da 27 risultati utili consecutivi in campionato, una striscia pazzesca iniziata nel gennaio scorso e continuata in questo avvio di serie B che in 5 partite ha già opposto i nerazzurri a 4 delle favorite per la vittoria del campionato (tutte, in pratica, a parte il Frosinone). Sarebbe stato bello allungarla, purtroppo i nerazzurri non ci sono riusciti. La fatica della prima mezz’ora e dell’impegno di pochi giorni prima a Verona si è sentita, gli avversari sono stati bravi ad annusare le difficoltà del Pisa. Le sostituzioni stavolta sono state fatte troppo presto, almeno l’ultima, e all’Empoli non si può lasciare nessun vantaggio.
Ma nessuno è perfetto, era difficile ipotizzare di non lasciare qualche palla gol alla squadra di Bucchi. Se un’autocritica pesante va fatta, riguarda gli ultimi giri di lancetta. Segnato il 2-2, la palla non doveva più uscire dal cerchio di centrocampo, a costo di rimediare insulti e cartellini di tutti i colori dell’arcobaleno.
Pazienza, cadere si può. Basta avere la ferma volontà di rialzarsi più forti di prima. —
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