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Pisa

Alessandro Ambrosi doppio ex di lusso «Quante emozioni in maglia nerazzurra!»

Andrea Chiavacci
Alessandro Ambrosi doppio ex di lusso «Quante emozioni in maglia nerazzurra!»

Nel Pisa segnò 31 reti, con la maglia delle Vespe altre 21 «Con Meluso sarei rimasto al Pisa, poi arrivò Corni...»

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PISA. L’avventura di Alessandro Ambrosi a Pisa, dal 2002 al 2004 acquisto simbolo della presidenza di Maurizio Mian, è fatta di gioie delusioni, polemiche ma anche di tanti gol. «Sono 31 – dice sorridendo al telefono. – Non 29 come dite voi. Vi scordate sempre i playoff» . Di reti Ambrosi ne segna anche 21 in 42 partite con la Juve Stabia (agosto 2004 – gennaio 2006) con cui vince un campionato di C2, quindi è un vero doppio ex.

Che partita si attende domenica al Menti?

«Sarà una sfida aperta ad ogni soluzione, diciamo da tripla. Entrambe le squadre sono ben attrezzate e puntano su un impianto di gioco collaudato. Possono recitare tutte e due il ruolo di outsider».

Dal mercato possono esserci sorprese?

«D’Angelo e Caserta devono puntare ad acquisti mirati e non a qualche nome tanto per far ingolosire i tifosi».

Un acquisto mirato del Pisa?

«Più che un nuovo dico una conferma: Moscardelli. Non solo per le indubbie qualità, ma soprattutto per il carisma che riesce a trasmettere a tutti».

Come giudica l’impatto di Juve Stabia e Pisa con la nuova realtà della B?

«All’esordio hanno raccolto meno di quanto seminato. La Juve Stabia ha perso a Empoli per un errore arbitrale e il Pisa ha messo sotto una delle favorite come il Benevento. Peccato per il rigore fallito da Marconi».

Da rigorista come ha visto il penalty?

«L’errore ci può stare, adesso i compagni devono stargli vicino. Dico sempre che quando l’arbitro fischia un rigore non indica il centrocampo ma il dischetto. Serve tanto allenamento tecnico e mentale».

Portieri svantaggiati dalle nuove regole?

«Credo si sia fatto confusione con queste novità. Giusto punire chi si butta in avanti, troppo severo evidenziare un movimento del piede davanti alla linea».

Marconi può ripetersi anche in B?

«Ne sono convinto, anche perché non credo ci sia una grande differenza tra Lega Pro e la B».

Cosa si porta dentro dei due anni di Pisa?

«Per un anno e mezzo sono stato davvero bene. Mi piace giocare in piazze calorose. Non dimenticherò mai la delusione che abbiamo dato ai 12mila tifosi venuti a Bergamo per la finale playoff. Se penso a quella partita mi sale ancora il nervoso. Poi non ho mai capito perché quell’estate hanno ripescato in B la Fiorentina e non il Pisa».

Dopo cosa si è rotto?

«Il mio contratto andava in scadenza nel giugno 2004. Avevo già parlato con Meluso, sarei rimasto volentieri a Pisa. Quando è arrivato Corni ci sono state delle incomprensioni e avevamo deciso di andare a scadenza. Dopo la doppietta con la Reggiana mi propongono il rinnovo, alle loro condizioni, e decido di non accettare. Da quel momento ho giocato poco o niente e sono nate un po’ di polemiche con i tifosi».

Infatti quando nel 2005 giocò a Pisa con la Juve Stabia ci furono dei fischi per lei. Come reagì?

«In settimana avevo fatto una battuta per mettere un po’ di pepe: Se la Juve Stabia vince pago cena a tutta la squadra. Normale ricevere dei fischi, tra l’altro vinse il Pisa. Due anni più tardi c’è stata anche la lite in campo dopo il gol segnato in amichevole con il Cosenza, ma fa parte del gioco».

Rifarebbe tutto?

«Sono un istintivo e dico sempre quel che penso, ma a distanza di tanti anni il rapporto con i tifosi è tornato ad essere buono. Penso di esser stato apprezzato per la grinta che mettevo in campo».

Oggi cosa fa Ambrosi?

«Lavoro da anni con le scuole calcio sia a casa mia a Fiuggi che all’estero. Sto bene e spero di venire presto a Pisa». —

Andrea Chiavacci

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