Gioco
Difesa a tre oppure a quattro, trequartista sì o no: D’Angelo aumenta le opzioni del Pisa
La duttilità può essere un’arma molto importante in campionato e gli esperimenti provati contro il Benevento hanno dato buoni esiti
La chiave
È stato un 4-3-1-2 in versione muscolare il punto di equilibrio raggiunto da Luca D’Angelo per bloccare e spaventare il Benevento grandi firme di Pippo Inzaghi. L’abito, che aveva segnato la svolta nella scorsa stagione e che quasi sempre era stato accantonato nel precampionato, è stato riproposto a sorpresa in una stoffa più solida, con due mediani di ruolo (Verna e Marin), scegliendo De Vitis come trequartista.
Più propriamente un 4-4-2 a rombo in fase offensiva e un 4-4-2 in linea nel momento in cui la palla era in possesso degli avversari, quando De Vitis arretrava in mezzo al campo accanto a Gucher, permettendo a Verna e Marin di decentrarsi davanti rispettivamente a Belli e Lisi. Un Pisa più accorto, che però non ha rinunciato a offendere, chiudendo in attacco, come testimoniato dal rigore fallito sul filo di lana.
D’Angelo nel dopo partita ha evocato lo schieramento della finale playoff di Trieste, anche allora con due giocatori per corsia (Meroni-Birindelli a destra, Liotti-Di Quinzio a sinistra, tutti curiosamente fuori dall’undici anti-Benevento), in un 3-5-2 che oscillava verso un 4-4-2. Stavolta il mister nerazzurro ha voluto più densità a centrocampo rispetto al fortunato precedente, garantita dall’avanzamento di De Vitis.
Ancora una volta le formule matematiche falliscono nel descrivere un sistema di gioco, che dà l’impressione di ricomporre in modo sempre diverso meccanismi tattici già sperimentati in altri contesti. Verna e Marin, dopo mesi di lavoro, sembrano a proprio agio dividendosi fra il centro e l’esterno su entrambi i versanti, mentre De Vitis può sfruttare l’intero ventaglio delle proprie esperienze, dal centro della propria area all’ingresso in quella opposta. L’asimmetria della difesa a 4, dove Lisi ha più predisposizione ad offendere rispetto a Belli, ha rievocato brani di una retroguardia a 3, ancor prima del secondo tempo, quando ufficialmente De Vitis ha ricomposto un terzetto arretrato, consentendo possibilità di spinta anche a destra, sfruttata dall’ingresso di Birindelli.
Un calcio moderno ed anche antico, dove De Vitis (quando gioca in difesa) si assume la responsabilità di chiudere la porta in ogni modo come un vecchio libero, Lisi fa spesso il tornante, Birindelli il fluidificante, mentre Belli è preferito al più giovane collega quando serve un terzino marcatore. Tatticamente tutto ha funzionato al meglio: le ali del Benevento (Tello e Improta) non hanno spiccato il volo e nel mezzo la classe di Schiattarella e Viola non ha goduto di molto spazio di manovra. —
Massimo Berutto
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