La protesta
D’Angelo vuole un passaggio fluido dal modulo 3-5-2 al 4-3-1-2
PISA. Il progetto tattico di Luca D’Angelo è entrato nello step 2. A gennaio il cambio di modulo, con il passaggio al 4-3-1-2 e il decollo della squadra in termini di risultati, ma prima di tutto sotto il profilo del gioco e della personalità. L’iniziale e prediletto 3-5-2 non è mai stato abiurato, anzi al momento giusto è stato rilanciato e valorizzato, come ha dimostrato a chiare lettere il trionfo di Trieste.
Nel Pisa 2.0 di D’Angelo i due sistemi ormai si confondono uno nell’altro, adattandosi alle difficoltà opposte dall’avversario di turno, quasi trasfigurandosi grazie alla duttilità degli attori, vecchi e nuovi.
Emblematica la gara con il Flora Tallinn: contro il 4-2-3-1 proposto dal team estone, non molto diverso dallo schema interpretato dalla Triestina in finale playoff, ancora un Pisa schierato con il 3-5-2, in modo da garantire la superiorità numerica alla fase difensiva (5 contro 4).
Stavolta però l’esterno sinistro (Lisi) era libero di spingere mentre più guardingo sembrava il collega della fascia destra (Belli), in modo da non esporre mai la retroguardia all’inferiorità numerica.
Non tutto ha funzionato nelle scalature in copertura sulla sinistra, ma è comprensibile ad agosto e davanti ad una rivale che ha partecipato all’Europa League, in presenza di una buona base su cui lavorare.
L’abilità di Minesso, schierato da mezzala mancina (nel ruolo lasciato momentaneamente libero dall’infortunato Di Quinzio), nel lanciarsi sistematicamente sulla trequarti ha finito di annullare la differenza fra il 3-5-2 e il 4-3-1-2, facendo impazzire gli amanti delle formule matematiche.
Il modo migliore per lasciare pochi punti di riferimento anche agli avversari, soprattutto appena le idee tattiche saranno supportate dalla migliore condizione fisica dei centrocampisti e finalizzate dalle punte, quando entreranno in forma.
Sono pochi i calciatori del Pisa che giocano in un solo ruolo. In particolare D’Angelo ha mezzali e trequartisti che nascono come esterni offensivi (Minesso, Siega e in parte Masucci) ed esterni che sanno giocare sul centro (Pinato da interno, dopotutto è una mezzala naturale, e Liotti in mezzo alla difesa). Una duttilità che consente al Pisa di giocare con le ali, anche se teoricamente nessuno dei due moduli di riferimento le prevede. Un calcio totale in cui si riconosce l’aspetto di un 3-5-2 (o meglio di un 5-3-2) solo in una compatta fase difensiva. —
Massimo Berutto
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