Il Tirreno

Pisa

livorno: la vicenda dello striscione  

Lorenzo Gonnelli chiede scusa ma attacca i giornalisti

A.Sc.

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PISA. Il difensore del Livorno Lorenzo Gonnelli chiede scusa su Facebook «a chi si è sentito offeso» dallo striscione “Pisa m...” che ha srotolato sul palco della presentazione degli amaranto a Effetto Venezia, ma attacca «quei giornalisti che gettano benzina sul fuoco per far vendere due copie in più dei loro giornali e per lo più non si firmano nemmeno».

Ecco il messaggio di Gonnelli: «Scrivo queste tre righe riguardo all’accaduto di venerdì sera in occasione della presentazione della squadra. Mentre tutti i tifosi e noi giocatori cantavamo e saltavamo intonando il coro “chi non salta un pisano è”, ad un certo punto dalla folla è arrivato sul palco un piccolo striscione. Mi è arrivato tra le mani chiuso e preso dal momento di gioia con i tifosi e i compagni, inconsciamente l’ho aperto, non avendo nemmeno letto cosa ci fosse scritto».

Continua il giocatore: «Chiedo scusa a chi si è sentito offeso, non era mia intenzione offendere, mancare di rispetto a qualcuno o tantomeno istigare alla violenza. Poteva essere inteso come un gesto goliardico ma da qualcuno così non è stato. A me non piace stare al centro di queste situazioni, di queste diatribe, è vero che sono un giocatore del Livorno, livornese doc e che darò sempre tutto me stesso per questa maglia e questi colori ma vivo la mia vita da professionista quale sono e a me interessa solo il campo e lavorare per raggiungere gli obbiettivi».

Ed ecco l’attacco: «Quindi sono deluso da quei giornalisti che gettano benzina sul fuoco per far vendere due copie in più dei loro giornali e per lo più non si firmano nemmeno. Ora mi rivolgo a voi tifosi: il calcio, ma più in generale lo sport, è bello anche per la sana rivalità, la sana competizione, la sana presa in giro. Mi scuso ancora con tutte quelle persone che si sono sentite toccate da quello striscione, non era mia intenzione e tantomeno un gesto premeditato».

Conclude Gonnelli: «Non vedo l’ora di incontrarci in quel rettangolo verde e allora lì, chi sarà più forte vincerà e avrà ragione sugli altri, magari in due stadi stracolmi di persone, livornesi da una parte e pisani dall’ altra a tifare le proprie squadre e a far vincere lo sport prima di tutto, lasciando fuori dallo stadio tutto quello che non è sport. Un abbraccio, questo sono io».

A Livorno ha fatto poi clamore il post, anche questo pubblicato su Facebook, di Lamberto Giannini, noto professore e regista, pubblicato domenica alle 12.58: «Io quando leggo Pisa m... sono felice, quindi il mio non è perbenismo nel dire che i giocatori sul palco con lo striscione non mi sono piaciuti. Non perché hanno mancato di rispetto ai pisani ma perché hanno mancato di rispetto a noi livornesi , non sono calciatori particolarmente legati alla maglia quindi lo hanno fatto per giungere ad un facile consenso, con la stessa disinvoltura potrebbero essere sul palco dove viene presentato il Pisa e avere lo striscione che recita Livorno m..., diverso fosse venuto da Igor, Alino e Cristiano, i quali non avevano bisogno di questo per mostrare amore autentico nei confronti dell’amaranto».

Giannini ci torna sopra con l’inizio di questa settimana e al telefono a Il Tirreno conferma per filo e per segno quello che ha già detto. Correggendo un po’ il tiro, dopo aver guardato meglio l’immagine ed aver scorto Lorenzo Gonnelli. «Quell’onore va comunque meritato e Gonnelli comincia ad avere i gradi per poterlo fare. È questione di senso di appartenenza. Ho citato i nostri totem Lucarelli, Protti, Diamanti, come potrei dire un Totti per la Roma. E lì, con lo striscione in mano, c’era anche chi è appena arrivato. A 57 anni suonati come ho io, si va allo stadio non per filosofia, ma per piacere. Anche di queste cose. Mi piace la rivalità e se lo fanno pure gli altri, mi sta bene. Non mi offendo di certo». —

A.Sc.

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