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Pisa

il pisanissimo vice di d’angelo 

L’emozione di Riccardo Taddei: a Trieste a tifare in curva c’era anche mio figlio

A.C.
L’emozione di Riccardo Taddei: a Trieste a tifare in curva c’era anche mio figlio

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PISA. Tra i protagonisti della serata finale del Mau Ovunque anche il vice di Luca D’Angelo, il pisano Riccardo Taddei. Fondamentale per gli schemi della squadra nerazzurra e ormai uomo di massima fiducia del tecnico abruzzese, che lo ha avuto come giocatore a Rimini e ad Alessandria. Taddei, nativo di Vecchiano, era stato più volte accostato al Pisa da giocatore, ma aveva sempre dovuto rinviare l’appuntamento. «Sono molto felice - dice - perché per la prima volta nella mia carriera lavoro nel Pisa e subito siamo riusciti a regalare una grande gioia ai tifosi. Un’annata straordinaria a livello sportivo conclusa con la promozione in B».

Un matrimonio che ormai sembrava impossibile?

«Negli ultimi anni della mia carriera spingevo parecchio per giocare a Pisa, ma alla fine non si riusciva mai a chiudere la trattativa in maniera positiva. Avevo un po’ perso la speranza, ma quando D’Angelo un anno fa mi aveva comunicato che c’era questa opportunità ho dato tutto me stesso, mettendoci il massimo impegno per dare una mano al mister e alla squadra per raggiungere quello che all’inizio era solo un sogno».

Quali sono stati i momenti più difficili?

«Eravamo molto frustrati a febbraio quando dopo il pari di Alessandria ci trovavamo al decimo posto, ma al tempo stesso eravamo convinti di poter rompere le scatole a tutti. Il decimo posto era immeritato, la squadra non era ancora quella degli ultimi mesi, ma stavamo crescendo ed eravamo stati penalizzati da alcuni episodi negativi e anche da un po’ di sfortuna».

Quando è avvenuta la svolta?

«La partita della svolta è stata quella vinta in casa per 2-1 con la Pistoiese. Quel rigore sbagliato da loro al novantacinquesimo è stato l’episodio che finalmente è girato a nostro favore».

Cosa mancava fino a quel momento?

«Ho rivisto le partite della prima parte di stagione ed è vero che mancava qualcosa, ma in quei mesi abbiamo gettato le basi per quello che abbiamo fatto da gennaio fino ai playoff. Mancava la forza di andarsi a prendere l’episodio positivo e dopo la partita con gli arancioni abbiamo trovato quella fiducia che un po’ ci mancava e le cose sono cambiate».

Qual è stato il segreto di questo successo?

«Il lavoro duro fatto in questi mesi. Abbiamo sempre giocato per vincere. Da gennaio in avanti non abbiamo mai speculato o fatto calcoli con l’obiettivo di mettere sotto gli avversari, se ci siamo riusciti spesso e volentieri il merito è dei giocatori che sono stati bravi a seguire ciò che proponevamo negli allenamenti».

A Trieste abbiamo visto D’Angelo commuoversi al fischio finale, ma anche lei ci è sembrato molto emozionato: che momento è stato?

«La giornata di Trieste è stata l’apice di un percorso veramente straordinario. Una delle emozioni più grandi della mia carriera, comprese quelle da calciatore, che vale decisamente il primo posto nella galleria dei momenti più belli. A Trieste con i tifosi in curva c’era anche mio figlio, che ha voluto fare questa trasferta dopo aver tifato tutto l’anno con grande passione. Il fatto che fosse in curva a gioire mi ha emozionato ancora di più». –

A.C.

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