Gioco
Undici vittorie fuori casa su venti: eguagliato il record di Ventura
PISA. Il Pisa espugnando Arezzo ha eguagliato il record esterno del 2007-08 quando i ragazzi di Gianpiero Ventura incantavano, come oggi quelli di D’Angelo, soprattutto lontano dal terreno amico.
Undici trasferte vincenti nelle prime 20 uscite, esattamente come accadde 11 anni fa, quando l’ultimo sigillo giunse proprio al ventesimo viaggio, destinazione Ravenna (1-4), dopo un lungo digiuno, non all’apice di 19 risultati utili consecutivi.
Quel Pisa si fermò a 11, perdendo l’ininfluente ultima giornata di serie B a Bologna e anche la semifinale playoff di ritorno a Lecce.
L’odierno collettivo nerazzurro ha la possibilità di fare decisamente meglio, non solo sull’erba altrui. Inoltre sugli annali figurerà praticamente gratis un’altra affermazione lontano dall’Arena, il 3-0 a tavolino per la mancata disputa del match nel covo del defunto Pro Piacenza.
vINCERE GIOCANDO
La somiglianza con l’illustre precedente non si ferma al puro dato statistico: dopo tanti anni il Pisa è tornato a scendere in campo avendo la vittoria come unica stella cometa, costruendo gioco e concedendo inevitabilmente anche qualcosa agli avversari.
Non disprezziamo la maggiore prudenza, comunque redditizia, di Piero Braglia nel 2007 e di Rino Gattuso nel 2016, ma adesso lo Sporting Club ha di nuovo l’orgoglio di imporre il proprio calcio (più in casa con la Carrarese che nella trasferta di Arezzo), guadagnandosi consenti sia per i risultati, sia per la qualità della manovra.
DA DAL CANTO...
A DAL CANTO
Alessandro Dal Canto ha sperimentato l’uno e l’altro Pisa. L’allenatore dell’Arezzo era un difensore del Treviso, che anche il 29 settembre 2007 perse 3-2 in casa al termine di un’emozionante altalena di risultati, finalizzata da una firma di Cerci e da una doppietta di Castillo (emulato da Marconi).
NON SOLO UN TRIO
DELLE MERAVIGLIE
Al di là dell’atteggiamento spiccatamente offensivo e della differenza di categoria, difficile scorgere analogie tattiche fra il Pisa di D’Angelo e quello di Ventura. Il futuro cittì della Nazionale non amava il centrocampo a rombo, preferendo un 4-2-4, pur rimodulato dai movimenti di Kutuzov e D’Anna. Allora l’undici rossocrociato aveva due ali pure (Cerci e D’Anna) a costo di un reparto mediano meno folto. Quel Pisa disponeva di un trio delle meraviglie in attacco, schierando Castillo, Kutuzov e Cerci, ma alle loro spalle c’era praticamente il vuoto, come risultò drammaticamente chiaro nel finale di stagione. Adesso D’Angelo ha quattro punte sul medesimo livello e due trequartisti (Minesso e Di Quinzio) che sanno rifinire e concludere. L’attuale titolare della panchina può permettersi di cambiare tre volte il partner del prezioso Masucci, mandando a segno in sequenza anche Pesenti, Moscardelli e Marconi. —
Massimo Berutto
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