Gioco
Allenamenti blindati e quindi senza tifosi ma andare a San Piero dà un tuffo al cuore
Tre estati fa il furgone della porchetta fatturava cifre enormi Il pubblico presidiava il campo per non far “rapire” la squadra dal club
la vigilia
Qualcuno sorride, altri sembrano accigliati, ma non lo sono: sono solo concentrati. E fanno bene ad esserlo.
I giocatori nerazzurri sono tornati al lavoro a San Piero a Grado non molte ore dopo il rientro notturno da Arezzo, per un l’allenamento con la partitella su campo regolamentare contro gli Under 17 del settore giovanile nerazzurro. La preparazione è proseguita ieri con una seduta pomeridiana (e così sarà anche oggi) sempre sul campo universitario, poi ci sarà la rifinitura a porte chiuse fissata per domattina all’Arena, a poca distanza dalla gara di ritorno con l’Arezzo (ore 20,30).
La fatica è nelle gambe, in realtà, ma non negli occhi né nella testa. La gara di Arezzo è stata sicuramente dispendiosa, così come lo sarà quella di domani.
A San Piero è andato anche il presidente Corrado, per osservare i suoi ragazzi correre e sudare, ma in un clima davvero bello. C’è la tensione, certo, ma è la tensione giusta, quella di una squadra che sa di avere iniziato la stagione con qualche inciampo ed ha saputo rimettersi in piedi, per iniziare una cavalcata importante.
Niente spavalderia, nessun pericolo di “sentirsi arrivati” a quanto pare, ma la consapevolezza che domani non sarà soltanto l’Arezzo a scendere in campo con il piglio giusto.
È sicuramente un peccato che gli allenamenti siano quasi sempre a porte chiuse. Non tanto per i giornalisti, che sono brutta gente e le cose vengono a saperle lo stesso; ma per i tifosi, che a San Piero vorrebbero andare per vedere allenamenti tranquilli dopo aver presidiato il campo e i dintorni quando ce n’era bisogno, cioè tre estati fa.
I giocatori sono quasi tutti nuovi e non possono saperlo, ma San Piero a Grado, nella “estate del porchettaro” quando il camioncino della porchetta fatturava come Cracco, fu il luogo di ritrovo giornaliero per mesi e mesi.
Il Pisa infatti era in piena crisi, a fine luglio Gattuso se n’era andato e Petroni non pagava e non vendeva, dai domiciliari tesserava allenatori pro tempore (Colonnello) e cambiava vorticosamente amministratori. I giocatori e gli impiegati erano senza timone oltre che senza soldi, il pubblico li sosteneva nella canicola. E arrivò il giorno, poco dopo Ferragosto, che proprio da San Piero partì il tam tam. Perché la società, poco dopo Ferragosto, decise un ritiro precampionato permanente che si sarebbe dovuto tenere dalle parti di Avellino, a Sirino; Colonnello era già lì, l’amministratore in quei giorni era Antonio Giampaolo. Ma la squadra - qualcuno aveva avvisato i tifosi - non fu “rapita” perché i tifosi non fecero partire il pullman. E iniziò l’autogestione.
Ora la storia è cambiata. Ma sarebbe bello andare a San Piero a guardar correre i nerazzurri, la gente tornasse e con essa anche il camion delle porchetta... senza bisogno di una crisi. (Fotoservizio Fabio Muzzi). —
Antonio Scuglia
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