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Meluso: forza Pisa, ce la puoi fare Vi racconto di Gucher, Marconi e Moscardelli

Massimo Berutto
Meluso: forza Pisa, ce la puoi fare Vi racconto di Gucher, Marconi e Moscardelli

L’ex direttore sportivo nerazzurro è stato appena promosso in serie A con il Lecce: un doppio salto in due stagioni

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PISA. Doppia meritata gioia per Mauro Meluso. L’ex diesse nerazzurro (a Pisa dal 2001 al 2004) è il demiurgo del Lecce, salito dalla C alla A nel giro di due stagioni. Finalmente il dirigente calabrese ha raccolto in prima persona i frutti del proprio lavoro, dopo aver posto in passato le basi per le fortune di Padova, Frosinone e Cosenza.

Da profondo conoscitore della serie C riserva sempre uno sguardo attento, oltre che affettuoso, alle vicende del Pisa.

Meluso, dopo due decenni di lavoro ha ottenuto tutto nell’arco di un biennio...

«Ho trovato l’ambiente ideale. Il presidente Sticchi Damiani, che rappresenta un gruppo di imprenditori, è una persona di straordinaria intelligenza e sensibilità. Sento di avere la sua stima incondizionata».

Pisa ha sempre sognato un doppio salto ed invece, dopo le ultime due promozioni in B, è tornata in fretta ai piani inferiori: qual è il segreto per una continuità di successi?

«Abbiamo avuto l’intuizione ed un pizzico di fortuna nella scelta di mister Liverani, che è riuscito ad ottenere il massimo sia dalla squadra dello scorso anno, sia da quella che abbiamo rifondato. Non potevamo competere con i budget di Palermo, Verona, Crotone e Benevento, favorite non solo dal “paracadute”, ma anche da quanto costruito in serie A. L’allenatore ed il suo staff sono stati il valore aggiunto. Decisive altre due componenti: una è il pubblico, che insieme a quello del Pisa, reputo tra i migliori di tutte le categorie; l’altra la stampa, che ci ha sempre supportato. Senza dimenticare le persone che lavorano dietro le quinte. Vincere di settimana in settimana non può essere frutto di un caso».

Nel Lecce un altro ex nerazzurro si è preso una bella rivincita: Andrea Tabanelli.

«Abbiamo puntato su molti giocatori che avevano voglia di rifarsi. Uno di questi è Tabanelli, che veniva da tanti infortuni. Abbiamo un gruppo compatto, animato dall’ardore di chi è disposto a gettarsi nel fuoco per la squadra. Liverani è un eccellente motivatore».

Il Pisa cercherà di aprirsi un varco per la B attraverso i playoff...

«Ho visto il Pisa dal vivo a Siena nel girone d’andata: non giocò benissimo, ma benino. Negli ultimi mesi ha compiuto un exploit. Forse avrebbe potuto lottare anche per la prima posizione. Dopo una bella ricorsa può giocarsi gli spareggi nelle migliori condizioni psicofisiche. Non ho la fortuna di conoscere bene mister D’Angelo, ma c’è cordialità tra noi e so quanto è bravo. Da voi c’è anche Bruno Sabatini, che ha lavorato con me: una persona preparatissima sotto l’aspetto gestionale. Mi auguro con tutto il cuore che il Pisa torni in B. Sono rimasto legato ad una piazza dove avrei potuto dare una svolta alla mia carriera con 15 anni di anticipo».

Lei ha cresciuto Robert Gucher a Frosinone: quest’anno l’austriaco, accanto ad un mediano come Verna, è diventato il leader del centrocampo nerazzurro...

«Gucher è un giocatore di sicuro affidamento. Lo avrei voluto con me anche a Lecce, ma lui ha preferito Pisa. Le prestazioni devono essere contestualizzate: Gucher si completa benissimo con Verna».

Nel gennaio 2017 lei portò Marconi a Lecce...

«Ci diede molto sul piano dell’impegno. Rimase solo sei mesi e purtroppo non riuscimmo a salire in B».

Sempre in Salento lei ha “sfiorato” Moscardelli nell’estate 2016...

«Sono stato il dirigente che non gli ha rinnovato il contratto. Sapevo di avere di fronte a me un attaccante forte, integro fisicamente e moralmente, ma avevo preso la decisione di cambiare più possibile la rosa. So che Moscardelli mi ha compreso, perché conosce bene le dinamiche del calcio».

Il Pisa chi o cosa dovrà temere nel cammino dei playoff?

«Arrivando ai playoff in una condizione ideale deve solo pensare a se stesso. Con i primi caldi l’aspetto atletico è fondamentale».

Infatti nella famigerata finale di Bergamo del 2003 la squadra cedette soprattutto a livello fisico...

«È ancora una pugnalata al cuore ripensare a quella partita. Se ci fossimo arrivati in condizioni fisiche ideali, avremmo scritto pagine indelebili nella storia del Pisa, grazie alla forza economica della proprietà Mian-Gentili». –

Massimo Berutto

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