Gioco
Elliott riabbraccia Cecconi «Qui anni fantastici»
L’ex difensore oggi è ambasciatore Uefa per le tematiche sul razzismo Con lui tanti nerazzurri che hanno infiammato il pubblico negli ultimi 60 anni
PISA. Gli ultimi 60 anni della storia nerazzurra si ritrovano in un solo pomeriggio per festeggiare il compleanno numero 110 del Pisa. I n poche ore i tifosi nerazzurri hanno rivisto da vicino quei giocatori che li hanno fatti esultare, soffrire e innamorare nei lunghi pomeriggi sui gradoni dell’Arena. Uno dei protagonisti più attesi era sicuramente Paul Elliott che tornava a Pisa dopo diversi anni e che ha subito riabbracciato il suo amico Luca Cecconi. «Il mio periodo a Pisa è stato fantastico fin da quando sono arrivato all’aeroporto nel 1987. Grande feeling con i tifosi, con la squadra e con il nostro presidente Romeo Anconetani. È stato un presidente con tante sfumature ma con un grande cuore. Romeo è la storia del Pisa grazie alla sua grande personalità, viveva al 100% per la società». Due stagioni dove l’allora 23enne stopper arrivato dall’Aston Villa ha giocato nel campionato più difficile al mondo: «All’esordio in A dovevamo affrontare il Milan di Sacchi. L’allenatore Materazzi per darmi la carica mi disse che dovevo marcare Gullit, Van Basten e tutti i grandi giocatori offensivi di quel Milan, gli risposi oggi credo che sarò occupato a fare altro (sorride)».
E invece Elliott ha affrontato con decisione tutti i più grandi di quel periodo: «Ricordo il gol di testa alla Juventus quando dovevo tenere Ian Rush». Oggi Elliott, primo colored della storia del Pisa, è ambasciatore per l’Uefa e per la FA (la federcalcio inglese) per le tematiche che riguardano il razzismo. «È una cosa che non dovrebbe esistere, in campo e nella vita non ci devono essere differenza per il colore della pelle». Sul palco, nel talk show condotto dal giornalista Alessio Carli e da Senio Calvetti dell’Associazione Cento si alternano i giocatori che hanno segnato gli ultimi sei decenni. Si inizia con gli anni cinquanta e sessanta con tanti protagonisti della prima storica promozione in A come ad Roberto Gasparroni, detto Ruspa: «Ricordo che nella partita salvezza del 1967 a Reggio Calabria segnai un’autorete a un certo punto mi buttai in attacco facendo infuriare l’allenatore Lucchi. Per fortuna finì 2-2 e iniziò la scalata alla A». L’attaccante Pierpaolo Manservisi conferma: «Fu un periodo eccezionale dove oltre alle vittorie ci divertivamo tanto. Alla Lazio, anche se ho vinto lo scudetto mi divertivo meno». Fabrizio Barontini è il nerazzurro con più presenze nella storia: «Sono stati 15 anni bellissimi grazie con la ciliegina della serie A arrivata grazie al coraggio del presidente Donati e dell’allenatore Lucchi».
Poi è un viaggio dagli anni Settanta fino ad oggi. tanto per citare qualcuno, da Antonio Baldoni, Enrico Cannata, Claudio Di Prete e Walter Ciappi, gli anni 80 con Gigi Simoni e tanti suoi ragazzi tra cui Bruno Caneo, Franco Ipsaro e Paolo Baldieri, poi i 90 con i pisanissimi Paolo Andreotti ed Emiliano Niccolini ed i Duemila con Gabriel Raimondi, Eddy Baggio e Vitaly Kutuzov. Presente anche Eugenio Fascetti, che ha militato nel Pisa negli anni 50. Al nostro collega Aldo Orsini è stato consegnato il premio alla carriera.
Oggi nuovi appuntamenti alle Officine Garibaldi con visite guidate in mattinata e un convegno con Adriano Bacconi nel pomeriggio. Verrà presentato il gioco Pisopoli e il libro Favola nerazzurra. —Andrea Chiavacci
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