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È iniziata la Coppa del Mondo Tutti al Cus, obiettivo Tokyo
Il pisano Simone Vanni, medaglia d’oro ad Atene 2004, è il Ct della nazionale: «Bello essere riusciti a portare a Pisa la tappa italiana della manifestazione»
PISA. Il pisano Simone Vanni, medaglia d’oro ad Atene 2004, torna in città per la quinta volta da commissario tecnico della nazionale di scherma paralimpica.
Una soddisfazione facile da intuire, ma sicuramente anche un incentivo in più a portare a casa quanti più risultati possibili. Gli storici avversari da battere sono Russia e Cina, ma in questi cinque anni molto è stato fatto nel settore.
Vanni, quali sono i cambiamenti più evidenti?
«In questi anni il settore paralimpico ha sviluppato la propria professionalità. Da quando le due federazioni si sono unite (Federazione Italiana Scherma e Scherma Paralimpica) le risorse sono aumentate così come anche le attenzioni agli allenamenti e alla cura degli atleti».
È un po’ come dire se è nato prima l’uovo o la gallina, ma quanto c’entrano i successi e il clamore mediatico legato a Bebe Vio?
«È innegabile che un personaggio come Bebe abbia favorito l’attenzione verso la paralimpica, ma ricordiamoci che la scherma è uno sport si individuale, ma nel quale ci si allena in squadra. E il più bel successo è aver creato davvero un bel gruppo».
Non a caso sono cominciati ad arrivare anche i riconoscimenti a squadra...
«Infatti, il bronzo alle Olimpiadi di Rio è stato una conferma del lavoro svolto».
Torniamo a lei, come riesce a coniugare la sua attività di maestro all’Us Pisascherma con quella di Ct nazionale?
«Diciamo che anche qui la squadra è tutto: grazie ai miei colleghi con i quali ho un grande rapporto di collaborazione».
È anche grazie al suo ruolo che la tappa della Coppa mondiale è stata portata a Pisa?
«Quando venne deciso di non fare più la tappa a Lonato del Garda, la Federazione ci chiese di prendere l’impegno. Io e Daria Marchetti lavoravamo già nel settore paralimpico e come Us Pisascherma ci siamo messi in gioco».
Qual è la soddisfazione più grande?
«Essere riusciti a mettere in piedi un’organizzazione tale da togliere agli atleti ogni preoccupazione e consentire loro di pensare solo a dare il meglio».
Pisa è stata favorita anche dalla presenza del centro Coni di Tirrenia?
«Senza dubbio. Ormai i ritiri della Nazionale vengono fatti per la maggior parte delle volte lì e non solo perché io sono a dieci minuti da casa (ride). Qualche anno fa il Coni centrale spinse le Federazioni a riappropriarsi dei centri che stavano cadendo in disuso. Una scelta importante. Il centro pisano si presta benissimo: ha tutto e concentrato in spazi vicini e accessibili, in modo da limitare al minimo gli spostamenti, consentendo riposo e concentrazione. Inoltre la centralità della città è un vantaggio per gli arrivi da tutta la penisola».
E per quanto riguarda la competizione di questi giorni quali sono le aspettative?
«Questa tappa è la quarta di dieci in avvicinamento a Tokyo 2020: è presto per tirare le somme, ma sicuramente siamo ad un giro di boa importante. La prossima sarà a San Paolo in Brasile, ma intanto pensiamo a Pisa dove, ovviamente, cercheremo di dare il massimo». —
A.S.
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