Il Tirreno

Pisa

Vent’anni fa moriva Maurizio Alberti, la Curva del Pisa gli rende omaggio

di Antonio Scuglia
Nella foto grande i tifosi del Pisa al Picco il 24 gennaio del 1999. Nel riquadro Maurizio Alberti
◗
Nella foto grande i tifosi del Pisa al Picco il 24 gennaio del 1999. Nel riquadro Maurizio Alberti

Il malore al “Picco” nella partita contro lo Spezia in un clima di tensione, i soccorsi tardivi: nessuno credette alla malattia del giovane. La Nord nerazzurro è intitolata al suo nome. Grande coreografia e vendita di sciarpe per beneficenza

3 MINUTI DI LETTURA





Vent’anni, ma sembra un giorno. Oggi Pisa ricorda Maurizio Alberti, con una grande coreografia e la vendita di sciarpe per beneficenza, organizzate dalla curva Nord che porta il nome di questo ragazzo. Era l’8 febbraio del 1999 quando il suo cuore cessò di battere, ma la tragedia era avvenuta due settimane prima, il 24 gennaio.

Eravamo in tremila al Picco per seguire - i più naturalmente in curva, i dirigenti in tribuna, io e i miei colleghi in tribuna stampa - un Pisa che stava conducendo trionfalmente il campionato: alla fine della stagione sarebbe stato promosso in serie C1.

Ma quella gara era nata sotto i peggiori auspici: la prefettura spezzina aveva infatti deciso di sfrattare per un giorno gli ultras locali dal loro settore “naturale”, perché era l’unico che avrebbe potuto accogliere i tanti nerazzurri. E i liguri presero male quella decisione, come peraltro avrebbe fatto chiunque: la rivalità fra le due squadre e soprattutto le due tifoserie era accesissima, anche l’anno prima c’erano stati incidenti all’andata e al ritorno. Nello Spezia oltretutto militava Igor Zaniolo, padre dell’attuale gioiellino della Roma che sarebbe nato cinque mesi dopo quel match. E Zaniolo nel ’96 era stato il protagonista, con la maglia dell’Aosta, di una rissa pazzesca all’Arena: era il “nemico pubblico numero uno”.

E la partita in effetti durò pochi minuti. Prima del fischio iniziale, dalla gradinata degli aquilotti iniziò un fitto lancio di oggetti e sassi verso i pisani, che risposero senza esitazione. Al fischio d’inizio della gara, l’obiettivo degli spezzini fu il terreno di gioco: dopo pochi minuti il tiro al bersaglio ottenne il risultato di fare stramazzare al suolo il guardalinee Marino Ratti di Monza, uscito in barella e trasportato all’ospedale.

Gara sospesa (non sarebbe ripresa mai più), la Celere in campo, tensione pazzesca sugli spalti. E in quel clima elettrico un ragazzo dei Rangers 1979, Maurizio Alberti, seduto al centro della Curva ben lontano dagli incidenti, sulla balaustra con il suo inseparabile tamburo, accusava un malore. Portatore di bypass, perse i sensi e scivolò a terra.

Gli amici chiamarono i soccorsi, l’ambulanza - senza medico a bordo - era parcheggiata fuori. Un ragazzo salì sull’ambulanza con lui, spiegò che Maurizio era cardiopatico, ma il suo arresto cardiaco non fu riconosciuto: il referto del 118 parla di “criticità media” e “perdita di conoscenza/svenimento”.

Solo al Pronto Soccorso dell’ospedale spezzino Maurizio fu rianimato, ma ormai era in coma. Restò ricoverato alcuni giorni in Liguria, poi fu trasferito al Santa Chiara ma il suo destino era ormai segnato: sopravvisse senza svegliarsi, per due settimane. Poi il suo organismo si arrese.

Avevo conosciuto Maurizio qualche anno prima. Una volta, in una trasferta in Sardegna col collega Aldo Orsini, ci eravamo ritrovati con lui e altri ragazzi all’aeroporto, noleggiamo un’auto in extremis e partimmo - non ricordo più se si giocava a Tempio o a Sassari - con un numero assolutamente illegale di passeggeri. Il Pisa perse (perdeva spessissimo fuori casa) ma passammo quasi tutta la giornata a ridere insieme. Di lui ricordo ancora gli occhi sorridenti.

Il dramma della famiglia non finì con la sua scomparsa. Continuò con una lunga e vana battaglia giudiziaria per far riconoscere la verità, una brutta verità perché questo ragazzo fu soccorso tardi e male, perché nessuno nell’immediatezza del malore, a parte i suoi amici, credette alla spiegazione più logica ma a quella più comoda: se sei in curva, insieme a quelli che fanno sempre casino, e ti senti male, vuol dire che sicuramente hai assunto alcool o stupefacenti.

Ma nel cuore di Pisa, Maurizio non è morto. Lo striscione-simbolo “Mau Ovunque” segue la sua memoria, perché quel ragazzo è ancora ovunque giochi la squadra che amava. E stasera questo ragazzo sarà, più che mai, in mezzo a noi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web