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Paolo Andreotti, campione di umanità riceve il premio alla carriera nella sua terra

Paolo Falconi
Paolo Andreotti, campione di umanità riceve il premio alla carriera nella sua terra

All’ex capitano e bandiera del Pisa consegnata la “Torretta del Brunelleschi” in occasione della Festa dello sport

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vicopisano. Paolo Andreotti “distrugge” il proverbio e fa il propheta in patria. Così riceve un premio nel suo territorio comunale. Abita e lavora a San Giovanni alla Vena e a Vicopisano ha ricevuto ieri il meritatissimo premio alla carriera. La famosa “Torre del Brunelleschi” che lo incorona super sportivo della sua terra. «In effetti sono molto lusingato – dice – di questo riconoscimento, proprio perché arriva dalla mia terra che in questo modo mi dimostra che non ha archiviato il mio passato calcistico».

E chi se lo dimentica? Qualsiasi tifoso del Pisa ricorda quel gol del 17 novembre 1997 all’Armando Picchi, dopo ben 17 anni che mancava il derby tra nerazzurri e amaranto, in cui proprio Andreotti si inventò una punizione con la quale riuscì a riportare la partita sulla parità.

Un campione nella semplicità, Andreotti, come conferma anche nell’intervista fatta in occasione della Festa dello sport nella gremitissima sala comunale di Vicopisano. Con il sindaco Juri Taglioli, il vice Matteo Ferrucci, l’assessore allo sport Andrea Taccola a fare gli onori di casa.

Quali sono stati i momenti migliori e più emozionanti che ricorda nella sua carriera calcistica?

«Beh, sono molti e in ogni caso legati a particolari situazione contingenti. Di sicuro – dice Andreotti – il gol nel derby di Livorno. E poi la vittoria nei campionati e in Coppa Italia. Meglio parlare di questi aspetti e non di quelli più tristi».

Come, per esempio, l’amara caduta del Pisa nel campionato di Eccellenza al tramonto dell’era di Romeo Anconetani, ma con Andreotti che volle restare in nerazzurro per contribuire successivamente alla rinascita con il suo ruolo di capitano e punto di riferimento per la squadra e per i tifosi che lo hanno sempre molto amato. Di sicuro è stato uno dei giocatori fondamentali del Pisa e un bell’esempio per i più giovani.

Tutti elementi, insomma, che gli fanno meritare il premio alla carriera consegnato ieri. Non è mai stato scaramantico - si sottolinea nella motivazione - ad eccezione della maglia numero 4 che indossò perché nessuno la voleva e con la quale ha condiviso la sua storia con il Pisa.

Chi ricorda con particolare simpatia tra gli avversari sul campo?

«Sono molti, e fare nomi non è sempre simpatico. Sicuramente Sergio Pellissier, che ancora oggi fa gol con il Chievo, e poi Gianluca Signorini che di sicuro ha rappresentato un grande momento di dolore. E ancora Raffaele Quaranta».

Cosa fa oggi di bello, Paolo Andreotti?

«Ho un bar nella mia San Giovanni alla Vena. Si chiama “da Paolino”. Mi dà soddisfazioni».

Ha trofei e quant’altro che parla di calcio nel bar?

«Non proprio. Ho soltanto la foto del mio gol nel derby, proprio sopra la macchina del caffè... È meglio della caffeina», scherza Paolo Andreotti.

Menzione speciale a Carlo Pellegrini per aver percorso tremila chilometri in bicicletta tra Cile e Argentina in aiuto dell’ospedale Meyer.

E poi a Valerio Terreni, protagonista nel tempo di molti risultati agonistici, come il sesto posto lo scorso anno agli europei Master di pentathlon. —

Paolo Falconi

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