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Spuntano tante analogie con la squadra di Braglia promossa in serie B

Massimo Berutto
Spuntano tante analogie con la squadra di Braglia promossa in serie B

Non solo il modulo di gioco avvicina la formazione attuale con quella del 2006-07: da  Puggioni a Gori, da Ferrigno a  Di Quinzio fino a Ciotola-Masucci

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PISA. Quante analogie con il Pisa 2006-07. Cercare le somiglianze con le stagioni di successo sembra un gioco o un modo per tirarsi sù. Può darsi, però sono evidenti le pezze d’appoggio a questo fantasioso ragionamento.

Giri di boa: il Pisa di Piero Braglia chiuse la prima parte della stagione a 28 punti, esattamente come quest’anno, prima del pari di Cuneo all’alba del girone di ritorno. Il parallelo è solo apparente: i nerazzurri di oggi devono ancora recuperare il match con la Pro Vercelli e comunque all’andata hanno già giocato una gara in più rispetto ai loro colleghi di 12 anni fa.

Portiere rivelazione: Christian Puggioni fu un grande protagonista, attirando le attenzioni dalla serie A. La Reggina lo prelevò già nel mercato di gennaio 2007. Anche Stefano Gori non è passato inosservato e il Torino sarebbe già sulle sue tracce.

Problemi sulle fasce: cursori non di professione e mancanza di cross, anche Braglia ebbe i suoi problemi sulle corsie laterali, dove in assenza di Bolzan si adattò Gabriel Raimondi soprattutto in chiave difensiva e non brillarono i più offensivi Chaib e Dobrijevic. Pure allora ne risentì la qualità del gioco.

Meglio un unico centravanti: Luca D’Angelo raramente si è discostato dal 3-5-2. Piero Braglia prediligeva il 3-4-3. Al di là delle formule matematiche, entrambe le squadre hanno dato il meglio di sé con un unico centravanti, supportato da un fantasista e da una seconda punta. Biancone fu il precursore di Marconi al centro del reparto, sebbene con caratteristiche non esattamente uguali. Ad ispirare la punta furono il talento di Ferrigno, non superiore a quello di Di Quinzio, ed il movimento di Palumbo o Ciotola nel compito che ora tocca a Masucci.

Il Pisa di Braglia come quello di D’Angelo aveva un altro centravanti di indubbio valore nelle vesti di capitano: Eddy Baggio segnò 3 reti nel girone d’andata al pari di Davide Moscardelli. Anche allora si tentò la soluzione del doppio centravanti, ma il tandem Biancone-Baggio suscitò gli stessi tiepidi entusiasmi del binomio Marconi-Moscardelli.

Il Pisa di Braglia arrivò agli stessi risultati odierni percorrendo strade diverse. Pierino serrò la difesa, riducendo al minimo i rischi e accettando di segnare con il contagocce. Il punto di forza era la retroguardia, fondata sull’esperienza di Zattarin e Chiarini, corroborata dall’esplosività di Simone Calori. Non disponendo delle medesime doti in retroguardia, D’Angelo ha dovuto dare i conti con qualche gol in più al passivo ma anche all’attivo, alzando talvolta lo schieramento, a costo di subire in contropiede a Chiavari e Novara.

Per le fortune del Pisa 2006-07 il mercato di gennaio fu tutt’altro che irrilevante. Puggioni fu rimpiazzato da Indiveri e Morello. La difesa non aveva bisogno di ritocchi, ma venne rimpinguata da Trevisan. Il Pisa cambiò marcia sulle fasce grazie agli innesti di D’Anna e Morfù, mentre Zavagno come Carlet non si adattò al modulo. In avanti il fantasista Buzzegoli e l’attaccante Ceravolo segnarono pochi ma decisivi gol. —

Massimo Berutto

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