Sicurezza
Battesimo dell’acqua per il sogno di Carol
Nativo di Stoccarda, da oltre 20 anni vive a Pisa. La sua “Sira” è una barca realizzata su un disegno del 1936
Un sogno che Carol Petek coltivava fin da bambino, quello di costruirsi una barca tutta sua per girare il mondo in tranquillità. Sulla sua barca, ribattezzata Sira, c'è una bandiera tedesca, ma anche una piccola delle Repubbliche marinare. Carol è nato a Stoccarda, ma vive da oltre 20 anni a Pisa dove lavora nel mondo del refitting nautico con la sua azienda, la Maintenence Safety Advice (Mta). Voglia di avventura, costanza e soprattutto tanta pazienza hanno permesso a Carol nei ritagli di tempo dal lavoro di costruirsi una barca a vela molto particolare che prende spunto da un modello degli anni Trenta. La barca, dopo essere stata a Marina di Pisa, al cantiere “La Fornacina” di Mauro Renzetti, è entrata in acqua a cominciare dalla XIV edizione del Raduno Vele Storiche dal 21 al 28 ottobre a Viareggio.
«Erano anni che avevo questo sogno – racconta Carol con il suo ottimo italiano –. La barca ho iniziato a costruirla 15 anni fa a Colignola, in piena campagna, poi grazie a Mauro abbiamo realizzato tanti dettagli importanti. Dietro a questa realizzazione ci sono migliaia di ore di lavoro. Un giorno, durante la mia traversata nell'oceano Atlantico, ho visto questa barca su una taccata. Era un po’ abbandonata, ma aveva un grande fascino».
Questa barca è una Vertue e nasce da un disegno del 1936 di Laurent Giles, ispiratosi alla Andrilot con chiglia lunga e pilotine. Quella inizialmente era una classica barca da lavoro. Costruita interamente in fasciame di mogano disposto in un modo molto moderno, ha un dislocamento di 5 tonnellate e una lunghezza di 7,70 metri (25,25 piedi). Passa qualche anno da quella “visione” e Carol, una volta trovata la stabilità lavorativa e familiare, parte da zero e si mette a costruire la sua barca.
« Io lavoro nel mondo della nautica, quindi è anche un po’ il mio lavoro restaurare le barche d’epoca. È stata una sfida complessa, perché sono partito da zero. Questa è una barca autorizzata e ha un numero velico (il 214), quindi ho dovuto acquisire il disegno originale. Erano barche molto pesanti costruite con fasciame tradizionale – prosegue Carol –. Il mio obiettivo era proprio quello di far rivivere questo tipo di barca. Oggi va tutto verso la velocità e la leggerezza, ma volevo riassaporare il gusto di andare in barca per godermi la bellezza del mare e poter viaggiare con tranquillità e in tutta sicurezza. Questa barca fu costruita per andare a secco, come ad esempio nel canale della Manica per la caratteristica della chiglia lunga. È un’imbarcazione molto stabile e si tiene molto bene in bolina».
Carol di avventure in mare ne ha vissute tante: «Il mare è un amico ma può diventare anche un pericolo. Quando ho intrapreso la traversata dell’oceano Atlantico nel 1991 l’ho fatto alla vecchia maniera, senza il Gps, con il sestante e la bussola. Sono stato quasi due anni in barca a vela con un amico di Stoccarda, abbiamo viaggiato per quasi due anni». Caraibi, Venezuela, ritorno su New York, poi le isole Azzorre e un giro dell’Atlantico del nord per poi tornare nel Mediterraneo. «Quando uno si trova in mare aperto, l’unica assicurazione è rappresentata dalla barca. Per tre settimane siamo rimasti completamente isolati e senza la possibilità di comunicare, oggi con le tecnologie moderne ci sono meno problemi. Fu una esperienza formativa molto importante». Ci sono nuove imprese all'orizzonte? «Sì, sogno di fare nuove imprese. Ma il primo obiettivo è quello di conoscere meglio l’Italia. Avete una ricchezza culturale senza paragoni che forse non apprezzate fino in fondo». —
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