Il Tirreno

Pisa

l’intervista 

Da noi capitano, in Sardegna coach Lino De Petrillo, un grande doppio ex

MASSIMO BERUTTO

Fu capitano nerazzurro negli anni ’60, poi conquistò tre salvezze in C con i bianchi. L’album dei ricordi: «Un anno feci giocare 36 calciatori, tutti sardi» 

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PISA

Un pisano d’adozione ha esordito in C da allenatore alla guida dell’Olbia nei primi anni ’70, dopo aver allenato Tempio ed Alghero in D. È Lino De Petrillo, capitano nerazzurro negli anni’ 60 e da allora indissolubilmente legato alla nostra città. De Petrillo senior (padre di Alessio, attualmente tecnico del Prato) ad Olbia ha ottenuto tre salvezze in terza serie, all’alba di una carriera che lo ha portato a conquistare la B al timone del Catania.

Come giudica il successo nerazzurro a Lucca?

«Una partita che ha rimesso in sesto la situazione del Pisa. I nerazzurri hanno vinto, ma venivano da due sconfitte. Hanno già perso 3 gare: le grandi squadre di solito cadono 4 volte in tutto il campionato. Inoltre per ora il Pisa segna pochi gol. In un campionato di livello non altissimo, tranne Entella, Piacenza e Novara, la nostra è una formazione indecifrabile. Domenica scorsa è stato decisivo il portiere Gori. Con gli estremi difensori dello scorso anno, ora avremmo avuto 2-3 punti in meno».

Non crede che il Pisa possa recitare un ruolo da protagonista?

«Lo vedo fra le prime in classifica, ma solo in ottica playoff. Spero di sbagliarmi, perché sono legatissimo alla squadra. Per ora il Pisa ha avuto un cammino discontinuo. L’eurogol di Marconi ha dato risalto alla prestazione di Lucca, ma la squadra ha alternato buone prove ad altre scialbe. Spero che arrivi qualche rinforzo a gennaio».

Lei ha allenato a Tempio, Alghero ed Olbia: si era innamorato della Sardegna?

«In Sardegna si sta bene. Il pubblico è fatto di brava gente, che non crea problemi. In Campania o in Sicilia ho trovato più confusione intorno alla squadra. La Sardegna è un’isola felice, o almeno lo era ai miei tempi».

Ad Olbia tre salvezze consecutive, dal 1970 al 1973...

«Io ero il factotum. Mi dava una mano Mazza, allora presidente della Spal, che mi mandava giocatori e poi se li riprendeva. Le cessioni erano fondamentali, perché arrivati ad aprile dovevamo reperire risorse per pagare gli ultimi stipendi e quindi serviva qualche sacrificio. Comunque disputammo buoni campionati, uno in particolare, durante il quale rimanemmo a lungo nelle prime posizioni insieme al Parma, prima di calare. Affrontavamo altre grandi squadre come Pisa, Livorno e Ascoli. In un anno feci giocare 36 calciatori, tutti sardi».

Anni dopo, lei mandò all’Olbia il futuro attore Paolo Conticini: pensa che avrebbe avuto le possibilità di fare successo anche sui campi di gioco?

«Secondo me aveva le possibilità. Mi fu segnalato dall’Uliveto e lo feci allenare per 3-4 mesi con me tutti i giorni, prima di proporlo all’Olbia, il cui presidente era Bruno Selleri, un mio ex giocatore». —

MASSIMO BERUTTO

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