Il Tirreno

Pisa

nerazzurri 

Andrea Lisuzzo: cambia il ruolo ma non il grande amore per il Pisa

ALESSANDRO MARONE
Andrea Lisuzzo: cambia il ruolo ma non il grande amore per il Pisa

Appese le scarpette al chiodo, ha preso in consegna gli Under 15 come mister «Io sono come il pubblico, la curva, i gruppi: continuerò a difendere questi colori» 

3 MINUTI DI LETTURA





PISA

L’esordio in campionato è stato corsaro e vincente (2-0 in casa della Carrarese, sigilli di Matteoli e Stigliano), poi due rinvii contro l’Arzachena e e il Siena. Alla guida dell’Under 15 del Pisa c’è un volto ben noto al pubblico nerazzurro. Dopo una lunga carriera da “ministro della difesa”, inizia l’avventura in panchina per il “Sindaco” Andrea Lisuzzo. «Non è mai facile smettere di fare un lavoro – dice –. Ho iniziato a giocare a calcio da piccolino in strada, so dire anche l’anno: 1987, fate un po’ i conti. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo molti giocatori si soffermano a pensare, qualcuno cade in depressione post-carriera da calciatore. Io non ho patito tanto il passaggio perché mi sono tuffato subito a capofitto in una nuova avventura. La mia volontà era quella di allenare e ho subito trovato un accordo con la società. Ho scelto di allenare i 2004 perché mi piacciono le sfide e, nell’ottica di un progetto triennale, mi piacerebbe portare questi ragazzi quasi a ridosso della prima squadra. Fino al primo giorno non avevo idea di cosa fosse allenare. È un qualcosa di inimmaginabile, può dare tanto e credo sia fatto per me: vado avanti per la mia strada».

Continua a difendere i colori nerazzurri come mister. Cosa ha provato lunedì quando, prima di Pisa- Cuneo, ha calcato il prato dell’Arena per ricevere il saluto del pubblico?

«È stato molto emozionante. Non l’ho visto come un premio, si trattava di una persona che ha dato tanto alla causa e ha salutato il suo pubblico. Quando due persone se le danno di santa ragione e poi si capisce che c’è amore e stima, senza ombra di dubbio queste due persone vanno d’accordo. Io personifico il pubblico pisano, la curva, i gruppi organizzati. È vero che l’inizio non è stato facile, ma ciò che conta è come finisce… ed è finita bene. Continuerò a difendere i colori nerazzurri in altre vesti, magari meno sotto la luce dei riflettori».

Che gruppo ha trovato?

«I ragazzi sono in un’età particolare, il gruppo non è omogeneo a livello strutturale e di accrescimento fisico, bisogna stare attenti all’organizzazione e ai carichi di lavoro. Ci sono problematiche diverse e il morbo di Schlatter è la più diffusa. Ho trovato un gruppo di ragazzi educati e determinati, non mollano mai e mi seguono. Ho sempre vissuto gli spogliatoi in maniera intensa, il gruppo può essere un fattore in grado di far vincere le partite».

In campo lei spiccava per grinta, carisma e indiscusse doti di leadership: cosa cerca di trasmettere ai ragazzi?

«I ragazzi mi seguono, sto cercando di conoscerli meglio, di instaurare un rapporto con loro e di dargli delle regole. È importante avere cura, non solo di se stessi, ma anche delle altre persone, degli oggetti e delle strutture. Al termine dell’allenamento e quando si gioca fuori casa i ragazzi puliscono lo spogliatoio. Cerchiamo di ispirarci agli esempi positivi, ad esempio il Giappone. Quando decido di fare una cosa, devo farla bene, con il massimo dell’impegno e della dedizione: do l’esempio con il fare».

Qual è l’obiettivo del Pisa Under 15?

«Il mio calcio è utopico, va al di là degli schemi. Io parlo di geometrie, occupazione degli spazi. E il risultato non mi interessa. La cosa più importante non è vincere, ma avere dei valori e crescere, sia a livello calcistico che, soprattutto, umano. —

ALESSANDRO MARONE

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa