Fausto Garcea, una vita nel calcio e l’avventura San Giuliano
Parla l’ex trainer dei Giovanissimi e della Berretti nerazzurre: «Puntiamo a far diventare il club termale un fiore all’occhiello e un centro di formazione»
SAN GIULIANO
Modi affabili e battuta sempre pronta, l’energia di un ragazzino e il pallone nel dna: ecco alcuni dei tratti caratteristici del professor Fausto Garcea, originario di Paola (Cosenza) ma ormai pisano adottivo, attuale responsabile tecnico del San Giuliano e personaggio conosciutissimo nel panorama calcistico regionale e non. Una vita nel segno del calcio e della crescita dei giovani talenti, sia come allenatore che come osservatore e direttore tecnico, come emerge dal suo curriculum: 11 anni a Lucca, 6 a Pisa, 10 ad Empoli costellati di soddisfazioni. Poi una nuova sfida: questa che sta per iniziare è la quinta stagione a San Giuliano. «Volevo ripartire da zero. Mi erano arrivate diverse proposte da società professionistiche, ma non mi stimolavano: avrei avuto un piccolo ruolo in strutture già consolidate, a me piace creare. Ho incontrato Roberto Nusca ed Emanuele Aliotta e mi hanno chiesto di creare la scuola calcio. Siamo partiti nel 2014 con un camp estivo con l’Anderlecht al quale hanno partecipato 24 ragazzi, 12 2003 e 12 2004. Ora abbiamo oltre 200 tesserati e tutte le categorie, a partire dalla prima squadra che milita nel campionato di Seconda Categoria. Da settembre dello scorso anno il “Bui” di San Giuliano è Centro Territoriale Figc, la macchina è abbastanza oliata, stiamo facendo un buon lavoro e ce n’è ancora tanto da fare. La struttura è ottima, abbiamo un gruppo di istruttori formato da un mix di giovani ed esperti, tutti profondiamo massimo impegno e c’è grande entusiasmo ed organizzazione: puntiamo a far diventare San Giuliano un fiore all’occhiello e un centro di formazione».
10 anni intensi ad Empoli…
«È lì che è iniziata la mia carriera di responsabile tecnico. Mi è stato chiesto di creare la scuola calcio. Mi interfacciavo con Marcello Carli (è lui che mi ha voluto ad Empoli), Andrea Innocenti e Massimiliano Cappellini. Con la società biancazzurra tanti successi e campionati vinti, abbiamo raggiunto anche otto finali scudetto e due finali della Viareggio Cup. Ma, soprattutto, abbiamo portato diversi giocatori in serie A, B e Lega Pro, penso a Fabbrini, Ricci, Fantacci, Piu, giusto per fare qualche nome».
Che ricordo ha degli anni a Pisa?
«Anni stupendi, sono stato a Pisa dal 1999 al 2006 (a parte una parentesi a Lucca) e sono stato benissimo: non c’erano molte risorse, ma l’organizzazione era massima. Ho allenato la Berretti e i Giovanissimi e con entrambe le categorie abbiamo vinto il campionato: capitano della formazione Berretti era Alessio Signorini. Collaboravo anche con la prima squadra, la domenica andavo sempre a vedere le partite dei prossimi avversari».
Lei ha il pallone nel dna...
«Ho sempre giocato, sin da piccolo. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili nella Lucchese, fino ad arrivare alla prima squadra, poi ho vestito le maglie di Massese, Rapallo, Pietrasanta, Cuoiopelli. Ero attaccante, ho smesso di giocare a 28 anni. Nessun infortunio, incomprensioni…».
Da lì è iniziata la sua carriera da allenatore.
«Già mentre giocavo, a 24 anni, mi sono diplomato all’Isef e ho vinto il concorso, sono entrato di ruolo. Quando ho smesso di giocare il mio allenatore ai tempi della Lucchese mi chiamò per affidarmi una squadra di piccolini: da lì mi sono appassionato». —
ALESSANDRO MARONE
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