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Marianini, da Calci a... Calci passando per la serie A

ALESSANDRO MARONE
Marianini, da Calci a... Calci passando per la serie A

Una carriera fra i “grandi” come centrocampista, poi il ritorno nella sua cittadina dove ora festeggia una promozione e la crescita di oltre duecento ragazzini

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CALCI

Il sogno di Francesco Marianini è iniziato nella “sua” Calci. Dopo una carriera da calciatore che lo ha visto calcare palcoscenici importanti in giro per l’Italia in serie A e in serie B con le maglie di Triestina, Lecce, Empoli e Novara, il ritorno a casa e l’inizio di una nuova avventura nelle vesti di allenatore e, in seguito, anche di presidente di una nuova società: il Calci 2016. «Subito dopo aver appeso le scarpe al chiodo ho preso il patentino di allenatore - racconta - e ho iniziato ad allenare i bambini nella scuola calcio gestita da Luca e Gabriele Giannini. Avevo voglia di avvicinarmi a casa e allontanarmi dalle pressioni del calcio professionistico, cercavo tranquillità. Nel 2016 i Giannini mi hanno ceduto il testimone e, pur continuando ad allenare, ho assunto anche la carica di epresidente. Sono un po’ un factotum, ho dei collaboratori che mi aiutano nel curare gli aspetti gestionali e organizzativi. È faticoso e richiede impegno, sono spesso al campo, mi piace essere un punto di riferimento nel mio paese. Sono stati effettuati anche degli investimenti negli impianti e nelle strutture: con oltre 200 tesserati un campo in erba sintetica era necessario».

Il bilancio della stagione è più che positivo: al secondo anno da presidente è arrivata la promozione in 1ª Categoria...

«Il Calci lottava per non retrocedere, in squadra c’erano solo tre calcesani e sugli spalti poche persone. Ero convinto che ci fossero le possibilità e le potenzialità per fare meglio. Con mister Stefano Vuono abbiamo provato a radunare tutti i calcesani e i ragazzi sono stati intelligenti a sposare in pieno il progetto e lo spirito di giocare per il proprio paese. Abbiamo riportato entusiasmo, siamo stati bravi e anche fortunati: non pensavamo di conquistare subito la promozione».

I primi calci nel paese natale, due anni nei giovanissimi del Pisa, poi la trafila nelle giovanili della Lucchese, con cui è arrivato in prima squadra e dove ha preso il via la sua carriera da calciatore: cosa ricorda degli inizi della sua carriera?

«Ero pendolare, conciliavo la scuola e il calcio. Ho preso il diploma di geometra, volevo anche andare bene a scuola: studiavo dopo gli allenamenti e la mattina spesso mi svegliavo presto per ripassare. Poche distrazioni, tanti sacrifici e rinunce. Avevo ben chiaro il mio sogno e ho provato a coronarlo con tutte le mie forze».

Cosa cerca di trasmettere ai ragazzi?

«Ho coronato il mio sogno perché ci ho creduto. Passione, umiltà e sacrificio sono ingredienti fondamentali. Ai ragazzi, oltre a consigli tecnici e tattici, chiedo di impegnarsi al massimo, curare i dettagli e ascoltare i suggerimenti degli allenatori. Presto molta attenzione anche all’educazione e al comportamento».

Con la scuola calcio state facendo un buon lavoro.

«Ho il pallino del campionato regionale. Abbiamo tutte squadre che militano nei campionati provinciali e mi piacerebbe vincere un campionato per disputare un torneo regionale. Non è un’ossessione, ma darebbe prestigio. Si può lavorare bene e fare calcio anche nei provinciali. L’obiettivo principale è la crescita dei ragazzi, il loro percorso. Se arrivano richieste da società professionistiche non pongo alcun ostacolo». —

ALESSANDRO MARONE

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