Toscana
Corrado: il Pisa ha la forza per andare in B
Il presidente conferma la deroga per duemila posti in più nella curva Nord e altri 700 potrebbero essere aggiunti nella Sud
PISA. «Per i duemila posti in più ai playoff ho mandato la richiesta al sindaco ufficiale e credo che non ci saranno problemi per la deroga. C’è qualche questione per il settore ospite, legato alla videosorveglianza, ma anche qui dovrebbe esserci un aumento fino a 700 posti». Intervista ad ampio raggio con il presidente Giuseppe Corrado nella sede nerazzurra alla Sesta Porta.
Presidente, la squadra può centrare la promozione in questi playoff?
«Io ci credo. Sono convinto di avere una squadra competitiva e lo dico senza arroganza».
Cosa serve per andare in B?
«Per fare grandi playoff dobbiamo essere al top dal punto di vista fisico e soprattutto mentale. Petrone sta lavorando per questo obiettivo. Si giocherà ogni tre giorni e ci saranno tante problematiche per il recupero delle energie nervose».
Tre cambi di allenatore in una stagione rappresentano una sconfitta?
«L’obiettivo era competere per vincere e lo stiamo facendo. Gautieri e Pazienza non avevano fatto male, ma abbiamo deciso di cambiare soprattutto per ridare una certa serenità a tutto l’ambiente. Devo fare scelte non per simpatia, ma basandomi su quello che dice il campo».
Sul mercato di gennaio si poteva fare qualcosa di più?
«Lisi era il giocatore che ci mancava per dare la profondità giusta e lo abbiamo preso. In attacco abbiamo pensato anche a giocatori esperti come Moscardelli, ma poi abbiamo deciso di puntare su Ferrante: se ha giocato poco vuol dire che gli attaccanti forti li avevamo già».
Crede sia mancata un po’ di personalità?
«No, semmai a volte è mancato un pizzico di fortuna».
Capitolo stadio: più fiducioso o preoccupato?
«Mi aspetto che il progetto faccia il suo corso in tempi non troppo lunghi. La campagna elettorale può allungare i tempi, l’importante è chiarire tutti i passi da fare indipendentemente dalla categoria. Bisogna capire se lo stadio che andiamo a usare sarà ancora in temporanea deroga o invece uno stadio che sta per essere ristrutturato e si usa parzialmente con l’approvazione del progetto».
Spera nella prima pietra ad ottobre?
«Non è importante sapere quando mettiamo la prima pietra, ma sapere quando il progetto è definitivo. Dopo la delibera in consiglio comunale per l’alienazione del bene, i passaggi fondamentali diventano il conferimento dello stadio, la creazione del fondo e l’approvazione della variante urbanistica. Il compito della società si è esaurito, ora è l’amministrazione pubblica che deve stabilire deroghe ed autorizzazioni in modo che il fondo possa definire il piano finale».
Con Ricci, Calissi e gli altri soci vi sentite spesso?
«Il progetto stadio è condiviso da tutti. Sulla squadra prendono tutti atto dei risultati, ma non c’è alcun malumore».
Quanto pesano ancora le pendenze economiche ereditate dalle gestioni passate?
«Sono stati sanati praticamente tutti i debiti, ma il tutto ad un prezzo davvero alto. Un altro contraccolpo è stato retrocedere in C dopo aver investito molto a gennaio 2017: questo ha portato una serie di danni non ipotizzabili ritrovandoci senza i soldi dei diritti Tv e con dei contratti in essere da categoria superiore».
In questi mesi ha mai pensato: ma chi me l’ha fatto fare?
«No, sono un istintivo e, come in tutte le cose, quando mi pongo un obiettivo voglio raggiungerlo. È vero che ci sono stati momenti di scoramento dovuti a quello che abbiamo trovato, ma nonostante questo non ho mai pensato di mollare».
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