Gioco
Lotta, tutti sul podio i giovanissimi atleti del Gs vigili del fuoco
Prestazioni di grandissima evidenza ai campionati toscani Conti, Cionini e Savino d’oro, medaglie per gli altri pisani
PISA. Si è svolto a Livorno il campionato toscano giovanile di Lotta Stile Libero per fasce di età dai 4 ai 12 anni. I neo allenatori dei vigili del fuoco di Pisa Massei e Gaddini schieravano ben sei giovani promesse conquistando il secondo posto come società. Dietro il massiccio schieramento livornese e battendo le squadre lombarde laziali e liguri.
Venendo ai dettagli: primo posto per Samuele Conti che sbaragliava i suoi avversari con ottima tecnica. Primo posto per Diego Cionini, protagonista di una finale tatticamente ben gestita con un avversario fisicamente superiore. Primo posto per Marco Savino nella categoria 60 kg. Secondo posto per Dario Casella che vinceva tutti gli incontri ma in finale si trovava di fronte ad un avversario superiore. Secondo posto per Federico Benci che perdeva la finale per un soffio.
Terzo posto per Jacopo Casella che in una categoria molto combattuta vinceva numerosi incontri perdendo l’accesso alla finalissima. La società può contare su un valido vivaio di piccoli atleti che nonostante fossero alla prima esperienza hanno dimostrato doti di indubbio valore che grazie al lavoro paziente ed instancabile di Massei e Gaddini fanno ben sperare in un brillante futuro.
Ma perché fare la lotta libera? Risponde Costantino Franceschi, collaboratore del Gs pisano e padre di due atleti: «Difficile rispondere: attitudini fisiche e mentali o più semplicemente gli amici, qualche zio o babbo, la simpatia per l’ambiente... Certamente non è di moda con i suoi oltre duemila anni di pratica. È sempre rimasto uno sport di nicchia tenuto in disparte dai giornali, poco seguito anche alle Olimpiadi nonostante il consistente palmares italiano. Non girano soldi, non si vive di lotta. Viene ormai gestita da piccole realtà e nonostante ciò vive o sopravvive. Si chiama lotta libera, ma di libero c’è solo il senso di libertà che si respira nei luoghi dove viene praticato, dove puoi vedere il campione internazionale che divide il suo spazio con il ragazzino di sei anni che spaurito monta per la prima volta sulla materassina con il suo lasciapassare: un sorriso sforzato e due occhi smarriti».
«Di libero – continua Franceschi – non c’è altro: è una disciplina ferrea, governata da regole dove non esistono pugni, calci o prese contro le articolazioni, unghie lunghe, qualsiasi cosa che possa ferire. Esiste solo coraggio, tecnica e desiderio di essere per pochi minuti il numero uno dentro il magico cerchio disegnato in rosso sulla materassina. Tutti sono ben accetti e diventano amici, non esistono bulli e i ragazzi non vengono bullizzati perché si conquistano subito la considerazione degli altri non con la violenza, ma con il rispetto che viene loro insegnato ogni sera quando lottando ci scambiamo insieme al sudore un po’ di anima».
Conclude Franceschi: «Ho visto atleti diventare campioni consumando a forza di salti le panchine di Marina di Pisa. Campioni internazionali regalare il titolo italiano ad amici meno dotati perché per una volta nella vita potessero guardare il mondo dal gradino più alto del podio. Se chi legge condivide quello che dico, scusatemi se sono di parte, ma appartengo alla grande famiglia come i miei figli, allora un po’di lottatore è anche dentro di lui e può aiutarci a mantenere vivo questo nobile sport venendo a praticarlo o portandoci chi gli sta a cuore».
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