Attenzione
Stafico: avversari forti, e uno come Bruno si presenta da sé
PISA. Nessuno meglio di un milanese può raccontarci il miracolo Giana Erminio. Intercettiamo telefonicamente Ildebrando Stafico – difensore nerazzurro dal 1996 al 1998 – nel ritiro della Primavera...
PISA. Nessuno meglio di un milanese può raccontarci il miracolo Giana Erminio. Intercettiamo telefonicamente Ildebrando Stafico – difensore nerazzurro dal 1996 al 1998 – nel ritiro della Primavera dell’Inter, nel bel mezzo della preparazione alla finale del torneo di Viareggio contro la Fiorentina. Stafico è responsabile dei Centri Formazione Inter per la Toscana al Tau Altopascio ed è un osservatore della Beneamata.
Stafico, una grande soddisfazione tornare all’Inter da dirigente...
«Sono nato interista. Sono stato per 11 anni nel settore giovanile».
Cosa ci dice della Giana?
«È una squadra forte, con un centravanti come Bruno, che si presenta da solo. La forza che ha trascinato la squadra lombarda dalla Promozione alla Lega Pro è aver un bel gruppo e tanto carattere. Allo stadio ci sono pochi spettatori, ma 300-400 persone non mancano mai e si fanno sentire».
Da milanese si sarebbe mai aspettato che la Giana sarebbe diventata la terza squadra meneghina?
«Prima era il Monza, che però non è più milanese. Io sono stato il capitano del Brera, con Walter Zenga allenatore. Era la squadra di un quartiere di Milano e si proponeva di diventare ciò che è il Chelsea per Londra. Purtroppo non ci riuscì. Nel frattempo sono emerse la Tritium, allenata da Stefano Vecchi, ed ora la Giana Erminio».
La gara di Gorgonzola sarà la prima di Mario Petrone sulla panchina del Pisa...
«Non lo conosco di persona, ma solo per il curriculum. Pazienza era alla prima stagione da allenatore della Berretti quando è passato in serie C. L’inesperienza porta a fare errori. Forse non era ancora pronto, ma al suo posto tutti ci avrebbero provato se avessero avuto l’opportunità».
Anche lei è stato allenatore della Berretti nerazzurra.
«Fui vicino a passare in prima squadra. Dopo di me ci è riuscito Amoroso. Ricordo che c’era Cuoghi in panchina, sostituito da Semplici, un allenatore che stimo ma che non fece bene. Conta molto in quale momento trovi la squadra. I giocatori del Pisa potrebbero vincere tutti e tre i gironi, ma non riescono ad esprimersi. È però difficile ed antipatico giudicare dall’esterno. Può aver inciso anche la sfortuna: se il Pisa non avesse subìto per due volte il gol del pareggio al 93’, ora, anche senza brillare, sarebbe in lotta per la vetta».
Lei ha vissuto a Pisa, nel 1997-98 con Clagluna in panchina, il dramma sportivo di una favorita che non riuscì a raggiungere neppure i playoff. Cosa scatta nella mente di un giocatore in annate simili?
«Dopo il primo ciclo di 8-10 partite cominci a capire il livello del campionato e comprendi che devi fare di più per vincere. Ecco che cominciano i ritiri, gli incontri con i calciatori più anziani e con l’allenatore per capire cosa fare. Se i risultati continuano a non arrivare, inizia a serpeggiare il malumore. Allora è la società che deve intervenire. Nel nostro caso non fummo bravi a calarci nella mentalità della categoria. Molti di noi venivano dalle serie superiori e trovarono avversari con il coltello fra i denti».
Massimo Berutto
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