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Spinesi: Pisa, un peccato quei punti buttati via

Spinesi: Pisa, un peccato quei punti buttati via

L’ex bomber nerazzurro, 40 anni, potrebbe entrare come dirigente nel Catania «Con Prato, Lucchese e Gavorrano partite da mettersi le mani nei capelli»

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PISA. Gionatha Spinesi ha compiuto quarant’anni. Pisa conserverà di lui l’eterna immagine del ragazzino, diciassettenne, che con personalità si mise in luce nel campionato d’Eccellenza e in Cnd, catapultandosi verso l’Inter. L’ex bomber di Catania e Bari è nato nella nostra città il 9 marzo 1978.

Spinesi, ora è entrato ufficialmente nell’età adulta...

«Sono diventato adulto quando sono nati i miei figli e prima ancora quando giovanissimo sono andato via da Pisa per giocare a calcio. Non amo festeggiare i compleanni. Preferisco viverli in famiglia».

Lei ha smesso di giocare già a trentuno anni: si è pentito della scelta?

«No. Non sopportavo più la lontananza dalla mia famiglia. I 40 giorni di ritiro estivo erano troppo lunghi».

Continua a fare gol almeno per divertimento?

«Ultimamente ho avuto problemi alla cervicale. Forse sono i primi segni dell’età. Comunque devo ritagliarmi il tempo per fare attività fisica».

Si parla di un suo ritorno nei quadri dirigenziali del Catania...

«Sono discorsi prematuri. In C la situazione non è facile. Solo allenatori e giocatori riescono a trovare una gratificazione».

Lei vive nella città etnea. Dalla Sicilia riesce a seguire il Pisa?

«Ce la faccio, ma con dispiacere. Sapevo che il Livorno prima o poi avrebbe accusato un calo e quindi non mi preoccupavo del distacco in classifica. Purtroppo il Pisa deve recitare più volte il mea culpa, avendo pareggiato con il Prato, giocando a Pontedera quindi praticamente in casa, e avendo perso all’Arena con la Lucchese e in trasferta con il Gavorrano. Ci sta di lasciare punti all’Alessandria, ma non a queste squadre. Con il Prato è stata una partita da mettersi le mani nei capelli: a 25’ dalla fine il Pisa continuava a fare giro palla nella propria trequarti sulla pressione degli avversari. La dimostrazione di una squadra che non era in fiducia. I nerazzurri hanno dilapidato 8 punti in 3 partite, altrimenti ora sarebbero in testa. Adesso secondo me devono pensare ai playoff, ma vincerli forse è ancora più difficile che arrivare primi».

Quindi il team di Pazienza è tagliato fuori dalla corsa alla promozione diretta?

«Secondo me adesso la favorita è il Siena, che è emerso sotto traccia. È allenato da Mignani, che è stato mio compagno di squadra. È stato bravo a fare gruppo e ci ha creduto anche quando la sua squadra era scivolata in classifica. Il campionato di C si vince con la compattezza dello spogliatoio. Se vuoi arrivare primo non puoi subire due gol dal Prato e incassare due reti in sequenza dall’Arzachena. E poi l’ultima sconfitta: con tutto il rispetto, io credo che 8 pisani su 10 non sappiano neppure dove si trovi Gavorrano».

Non mancano i risultati rocamboleschi anche negli altri gironi, su tutti il 5-0 subìto dal Catania a Monopoli.

«Il Catania poi è tornato a vincere contro un avversario temibile come il Siracusa. Il Lecce ha perso, come era prevedibile prima o dopo».

Lei sognava di sfidare Cristiano Lucarelli in un Pisa-Livorno: adesso siete dalla stessa parte, con lui alla guida del Catania...

«L’ho difeso nella mia trasmissione televisiva dopo il 5-0, anche se avevo notato le prime avvisaglie nelle partite precedenti. Ogni tanto ci sentiamo».

Si aspettava il calo del Livorno?

«Sì, perché so che ad inizio stagione Sottil aveva chiesto alla sua squadra un grande sforzo mentale e fisico. Se il problema non è atletico, il Livorno può ancora vincere il campionato».

Massimo Berutto

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