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Di Prete graffia: «Pisa, devi attaccare»

Di Prete graffia: «Pisa, devi attaccare»

Per l’ex bomber lo Zecchini è stato lo stadio di casa: segnò 15 gol nel 1973-74

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PISA. Il Pisa ha una missione: tornare a vincere, e quindi a segnare, nella trasferta di Grosseto. Un nostro concittadino ha anticipato i nerazzurri di ben 44 anni: Claudio Di Prete, realizzando 15 gol nel Grosseto 1973-74, diede la prima accelerazione alla sua carriera, avviata a consacrarsi da profeta in patria.

Di Prete, domanda retorica: segue il Pisa?

«Ovviamente sì. Sono stato l’ultima volta allo stadio per la gara con il Monza. Purtroppo ho visto una squadra ferma, senza movimenti offensivi. Di Quinzio ultimamente viene impiegato lateralmente. Una posizione che non mi ha convinto: io lo vedrei meglio da mezzala, perché sull’esterno corre più di quanto dovrebbe».

Quindi lei punterebbe su un 4-3-3?

«Sì, a patto che le ali facciano la diagonale almeno fino al limite dell’area avversaria, anche se poi rientrano a centrocampo. Io sono stato un calciatore vecchio stampo, che guardava la porta rivale, non la propria».

Cosa ci dice di un attacco composto da tutti brevilinei?

«Noto che Masucci e Negro non fanno molto movimento in ampiezza, che invece servirebbe per consentire ai centrocampisti di inserirsi in area. Tutti aspettano la palla sui piedi e poi iniziano la giocata. Così però si diventa troppo prevedibili. Infatti la Lucchese è rimasta dietro e si è difesa senza soffrire. Se non fai un dai e vai, è difficile che segni».

Eusepi da 7 gare parte dalla panchina e domenica, subentrando, si è divorato un gol...

«L’ho visto male. Quando un calciatore perde fiducia, tutto diventa più difficile. Sembra che l’allenatore non abbia trovato una fisionomia di squadra nei ruoli-chiave. Ad esempio a centrocampo prima giocavano De Vitis e Maltese, adesso Izzillo. Di solito in una formazione 5-6 giocatori rimangono fissi. O l’allenatore nutre grande fiducia in tutti i suoi ragazzi, o non ne ha molta in nessuno. Mettere Mannini terzino sembra un contentino dato al giocatore: secondo me o lo schieri nel suo ruolo, o tanto vale che tu non lo faccia giocare, lasciando spazio ai giovani Birindelli e Setola».

I veterani non sono punti fissi dell’undici titolare. Anche lei e Barbana, nella vostra ultima stagione a Pisa (1979-80), non raccoglieste moltissime presenze...

«Io giocai solo 20 partite. La società puntava su altri giocatori. Ricordo che mister Carpanesi venne esonerato per aver schierato Cantarutti al posto di Loddi, che era stato preso dal Lecce ed era conveniente che giocasse. La proprietà attuale ha investito molti soldi e forse ora vuole rientrare valorizzando qualche giovane. Non ci vedo nulla di strano».

Che giudizio dà del progetto stadio?

«Spero che l’Arena venga ristrutturata. Non si può vedere nelle condizioni attuali. La proprietà è composta di persone serie, che vogliono investire. Spero che non ci sia un eccessivo tira e molla, perché vedo quali personaggi si avvicinano alle altre società».

Ai suoi tempi lei ha mai sbagliato l’approccio agonistico ad un derby?

«A Pisa raramente sbagliavamo l’approccio ai derby. Giocavamo davanti a ventimila persone, che ti spingevano ad aver coraggio. Forse commettevamo più errori. Adesso le squadre sono più attente tatticamente, ma talvolta si dimenticano di attaccare l’area di rigore».

Ha qualche ricordo dello stadio Zecchini da ex grossetano?

«Il Grosseto era appena stato promosso dalla D ed era seguito da un buon pubblico. A quei tempi tutti gli stadi della Toscana erano affollati, mentre adesso, ad esempio a Pistoia, noto che la gradinata è vuota. Non conosco Gavorrano».

Conosce però Favarin...

«È stato mio compagno di squadra a Trento. In porta c’era Marconcini. Sicuramente Giancarlo cercherà di mettere in difficoltà il Pisa, ma, quando giochi contro una formazione che ha una trentina di punti in meno, devi assolutamente vincere».

Un giudizio sulla vetta?

«Il Livorno ha raccolto solo 2 punti in 4 partite. Anche se deve disputare due partite in più, avere un’avversaria avanti di un punto e le altre attaccate alle spalle sicuramente genera un po’ di pressione, perché quando scendi in campo sai di non poter sbagliare. Peccato, perché anche il Pisa avrebbe potuto superare gli amaranto. Purtroppo i nerazzurri falliscono sempre quando devono compiere un passo in più».

Massimo Berutto

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