Sicurezza
Granata sabato a riposo, ma la testa è alla semifinale di Coppa
PONTEDERA. Certo, il campionato è importante. Anche se sabato i granata osservano il loro turno di riposo. Ma la testa è altrove. Come si fa a non aver voglia di scrivere la storia? Come si può...
PONTEDERA. Certo, il campionato è importante. Anche se sabato i granata osservano il loro turno di riposo. Ma la testa è altrove. Come si fa a non aver voglia di scrivere la storia? Come si può rimanere impassibili di fronte alla possibilità di giocarsi una finale di Coppa Italia? Impresa impossibile. Anche per l’equilibratissimo Paolo Giovannini. A pochi giorni dalla semifinale di ritorno con l’Alessandria, martedì 6 marzo alle 18,30 al Mannucci dopo lo 0-0 dell’andata, il direttore generale esce allo scoperto: «Per noi disputare una partita del genere è fantastico. Abbiamo dimostrato di potercela giocare alla pari, dobbiamo provarci. Loro sono più forti, noi dovremo avere più cuore. Partiamo dallo 0-0, siamo obbligati a vincere».
Coppa che fa rima con sogno, ma anche con sacrificio. «Senza gli impegni infrasettimanali avremmo avuto almeno tre o quattro punti in più. Si lamentano del turnover Juve e Napoli, figuriamoci se non ha ricadute su di noi la Coppa Italia. In questo caso - prosegue Giovannini - devo fare i complimenti a mister Ivan Maraia per come ha gestito la squadra nelle due competizioni».
La rotazione applicata dal tecnico ha consentito a molti giocatori di crescere. Tre esempi su tutti: Biggeri, Tofanari e Paolini. «Biggeri ha sfoderato belle prestazioni, credo che sia pronto a diventare il titolare del futuro. Tofanari è migliorato molto, Paolini ad Alessandria ha disputato una grande partita». Guai, però, a sottovalutare il campionato: «Dopo il turno di riposo ripartiremo con due trasferte decisive in chiave salvezza: Pistoiese e Gavorrano. Se andassimo in finale di coppa accetterei anche una salvezza con un posizionamento non brillantissimo, ma se usciamo - dice Giovannini - dobbiamo subito rimboccarci le maniche e lasciarsi almeno sei o sette squadre dietro di noi».
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