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Morgia: Pisa più forte ma l’Arzachena è una squadra solida

Morgia: Pisa più forte ma l’Arzachena è una squadra solida

Il tecnico, ex nerazzurro: «Il mio collega Mauro Giorico  è poco conosciuto, ma sa dare il giusto spessore ai suoi»

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PISA . L’Arzachena è stata avversaria di un ex tecnico nerazzurro nella scorsa stagione. Massimo Morgia, alla guida della Primavera del Pisa ai tempi di Romeo, era l’allenatore dell’Aquila, che contese alla compagine sarda la promozione in C. Adesso Morgia è al timone della Nocerina, terza nel girone I della serie D.

Mister, che squadra è l’Arzachena?

«Come tutte le formazioni sarde è coriacea, e come tutte le isolane è temibile in casa. Alla fine meritò di vincere il campionato, mettendo in campo il carattere del suo allenatore, Mauro Giorico. Un tecnico tosto, che non è molto conosciuto, ma che sa dare il giusto spessore alla squadra. Rispetto alla serie D la rosa si è rafforzata, ad esempio con un giocatore come Vano, un attaccante di un metro e 90, in grado di mettere in difficoltà qualunque difesa».

Sono stati confermati il portiere Ruzittu, Sbardella, La Rosa, Nuvoli, Bonacquisti, Aiana ed il bomber Sanna...

«È stata mantenuta l’ossatura della squadra. Secondo me è una scelta giusta. Spesso gli organici promossi dalla D vengono rivoluzionati, ma, a mio parere, chi ha vinto un campionato può trasmettere ai nuovi giocatori identità e solidità, oltre all’autostima e all’entusiasmo derivanti dal successo ottenuto, che non è mai facile in nessuna categoria. Comunque fra l’organico del Pisa e quello dell’Arzachena non credo ci possa essere paragone, anche se non sempre per vincere è sufficiente avere la squadra più forte».

Come ha dimostrato il Pisa a Pontedera con il Prato, non riuscendo ad approfittare dello scivolone del Livorno...

«Il Livorno, che per tante settimane era parso irraggiungibile, ora è più alla portata. Tutte le squadre passano, prima o poi, un momento negativo. Ora è toccato al Livorno, ma non durerà a lungo, quindi le inseguitrici devono sfruttare questo periodo».

Nel girone A al vertice si scontrano tre sue ex squadre.

«Ho allenato a Siena, a Pisa e a Livorno (da vice di Novellino, ndr). Mi rincuora il fatto che, se una delle tre vincerà il campionato, le altre comunque possono arrivare seconda o terza».

Fra dieci giorni il Pisa affronterà la Lucchese, compagine della sua città d’adozione.

«La maglia rossonera è quella a cui sono più affezionato, avendola indossata maggiormente, anche da capitano. Mi dispiace vedere la Lucchese in una brutta situazione. È una società composita, molto diversa da quella che ricordavo ed anche da quella che Maestrelli ha condotto a sfiorare la serie A».

L’Arzachena nell’incerto panorama della serie C è una realtà solida o una meteora?

«Non conosco la società. Credo che al di là del valore di giocatori e allenatori, è più facile ottenere risultati quando hai alle tue spalle una struttura solida. Io conosco bene la realtà del Siena, che ha grandi possibilità economiche concentrate in una famiglia, mamma e figlio (Anna Durio e Federico Trani, ndr). Una proprietà senza troppi soci è più snella ».

Una trasferta in Sardegna può essere traumatica?

«In D le squadre si spostano in traghetto, ma il Pisa andrà in aereo. Il trasferimento sarà più rilassante di una trasferta di 2-3 ore in pullman, ad esempio in Emilia».

Torniamo al Pisa: conosce bene qualche giocatore?

«Lisuzzo è stato mio calciatore al Palermo. Nella scorsa stagione, dopo la fine della mia esperienza a L’Aquila, ho seguito gli allenamenti del Pisa e alcune partite, anche in trasferta a Verona. Sono amico di Rino Gattuso e ho conosciuto i giocatori di allora, ai quali sono stati aggiunti acquisti importanti per la categoria».

Adesso i senatori sono spesso relegati in panchina...

«Non posso giudicare. Il Pisa era guidato da Gautieri, che è stato mio giocatore (a Sorrento, nda). Ora l’allenatore è Pazienza, che in campo era molto bravo. È lui a vedere la squadra tutti i giorni. Può darsi che un elemento adatto al mio modo di vedere il calcio non sia utile a Pazienza».

Anche in serie D sono state introdotte le 5 sostituzioni: un’opportunità o un danno?

«Se si sanno sfruttare possono essere un vantaggio, ma, se non si dispone di un grande organico o si utilizzano per distribuire contentini, allora le 5 sostituzioni sono inutili o dannose».

Massimo Berutto

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