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Pisa

Andrea Bottone «Un salto di qualità per mirare in alto»

Andrea Bottone «Un salto di qualità per mirare in alto»

L’ex presidente del comitato dei tifosi ammette: «Rinforzare questa rosa sul mercato non è semplice»

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PISA. Andrea Bottone, dopo aver servito la causa nerazzurra in molteplici vesti, ora si gode le partite orgogliosamente sugli spalti insieme al figlioletto Gregorio. L’apprezzato avvocato pisano è stato portiere nelle giovanili dello Sporting Club di Romeo, sindaco revisore nella breve parentesi di Andrea Bulgarella come socio di riferimento del Pisa Calcio e ha rilevato l’Ac Pisa 1909 dalle mani del sindaco nel 2009, insieme a Camilli, Battini e Aringhieri, detenendo l’1% delle quote a nome di un comitato di tifosi.

Avvocato, come vive le discussioni intorno al Pisa ora che non è più coinvolto in prima persona?

«Sicuramente sono più rilassato facendo solo il tifo. Sento il Pisa come qualcosa di mio, perché insieme ai tifosi ho contribuito a rifondarlo. Abbiamo detenuto l’1% per sei anni e mezzo. È stata un’esperienza intensa, vissuta con passione. Non è stata facile per me, perché da pisano nella mia città avevo tutti gli occhi puntati addosso. Adesso l’unico dispiacere è vedere là davanti il Livorno, perché sul campo abbiamo dimostrato che la nostra squadra non è inferiore. Per puntare alla vetta serve continuità di risultati. È necessario un salto di qualità. Rinforzare il Pisa non è però semplice, perché si tratta di una rosa forte per la categoria».

Cosa serve secondo lei?

«Bisognerebbe passare dal buono al molto buono. Mannini è un giocatore di qualità. Dietro abbiamo calciatori esperti. Servirebbe più peso in avanti, un terzino e qualcuno a centrocampo. Insomma un elemento in ogni reparto, per cercare di raggiungere il primo posto. I playoff sono pericolosi, perché puoi trovare un’outsider, staccata in classifica, ma in grado di darti fastidio».

Come valuta la gara con il Monza?

«Una buona partita. Mi piace Di Quinzio: lo ricordo alla Spal e secondo me in carriera ha ottenuto meno rispetto a quanto valeva».

Da ex portiere cosa pensa dell’esordio di Voltolini?

«È stato decisivo. Non è facile giocare dopo essere stato 20 partite in panchina. Se Petkovic sta bene, è giusto che rientri, ma, nel caso non ci sia, è importante sapere di avere una buona alternativa».

Bene la vittoria, meno positiva la prestazione...

«A parte Livorno, Viterbese e Siena, a cui aggiungo l’Alessandria, che a mio avviso verrà fuori, il livello generale non è trascendentale. Ricordo il campionato vinto soffrendo ai tempi di Braglia: la serie C è rimasta la stessa».

Il Pisa è atteso dalla Viterbese di Piero Camilli, con cui lei ha avuto rapporti altalenanti quando il Comandante era patron nerazzurro...

«Quando è tornato all’Arena, mi ha salutato con cordialità. Mi ha fatto piacere, perché ha dimostrato di aver apprezzato il mio contributo. Non ci eravamo lasciati molto bene. Io non avevo gradito alcune sue uscite. È un po’ irascibile, ma si intende di calcio. A Grosseto seppe rilanciare Pinilla e rivenderlo al Palermo. La Viterbese ci darà filo da torcere fino in fondo».

Non a caso Camilli è già intervenuto con decisione sulla rosa...

«Conosce la categoria da vent’anni. Avendola vinta, sa quali tasti toccare e ha già rapporti con i giocatori. Viterbo non ha una cornice di pubblico paragonabile a quella di Pisa, ma sa cosa si gioca. Secondo me sarà uno scontro diretto che lascerà il segno. Se i nerazzurri vincono si rilanciano per il primo posto, se pareggiano si allontanano dalla vetta e, se perdono, rischiano di subire un contraccolpo».

Cosa pensa della questione stadio, che si sta intrecciando con la campagna elettorale per il nuovo sindaco?

«Il Pisa è l’ultimo vero fattore di aggregazione per la città. Spero che sullo stadio ci sia una convergenza del mondo politico, ma mi rendo conto che, trattandosi di un bene pubblico, l’iter necessario avrà bisogno di molti step e non potrà essere velocissimo. So che il Pisa ha un bilancio oneroso e capisco che ci sia bisogno di un progetto di supporto alla proprietà, nella consapevolezza che le società di calcio sono tutte in perdita».

Massimo Berutto

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