Sicurezza
gabriel raimondi
«Se non avessimo vinto la finale del 2007 saremmo falliti»
PISA. Per tutti i pisani è semplicemente Il giorno perfetto. Il 17 giugno 2007 il Pisa dopo tredici lunghi anni torna in Serie B proprio nel giorno della festa di San Ranieri, patrono della nostra...
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PISA. Per tutti i pisani è semplicemente Il giorno perfetto. Il 17 giugno 2007 il Pisa dopo tredici lunghi anni torna in Serie B proprio nel giorno della festa di San Ranieri, patrono della nostra città. Un giorno perfetto e un risultato perfetto: 2-0 al Monza con reti di Ceravolo verso la fine del primo tempo e pallonetto di Ciotola nei supplementari. La partita che tutti i pisani hanno giocato ce la racconta uno dei protagonisti in campo. Probabilmente il più amato di quel gruppo plasmato alla perfezione da Piero Braglia.
Anche a oltre dieci anni di distanza a Gabriel Raimondi vengono i brividi: «Non è stato solamente il giorno più bello con la maglia nerazzurra, ma in assoluto il più importante di tutta la mia carriera. La carica dei tifosi fu decisiva non solo durante i 120 minuti ma per tutta la stagione e in particolare per tutta quella settimana».
Raimondi vede in quel 17 giugno un filo logico con tutta la stagione: «Noi partivamo praticamente da zero, e siamo sempre stati bravi a rialzarci dopo i momenti difficili».
Per vincere in Serie C quindi serve soprattutto la cattiveria agonistica e l’esperienza?
«Non esistono certezze, ma in quel periodo queste caratteristiche erano fondamentali. Oggi anche la terza serie è cambiata. Braglia ha avuto il merito di creare un gruppo di amici anche fuori dal campo. Con lui il rapporto era sempre molto schietto e diretto».
Il primo giorno di ritiro a Pievepelago Raimondi capì subito com’era fatto Braglia: «Arrivavo da Gallipoli e mi disse “se meriti giochi, altrimenti stai in panchina”. Forse anche questo tipo di approccio con noi calciatori è un segreto di quel successo».
Raimondi poi individua un altro motivo che spinse la squadra nello sprint finale: «Eravamo molto stanchi perché per tutta la stagione siamo stati in corsa per la promozione diretta. Nell’ultimo periodo giocavamo con il pensiero che se non andavamo in B c’era il rischio concreto di ripartire dai dilettanti. Questo per noi è stato uno stimolo ulteriore per vincere, mentre per altri poteva diventare una zavorra».
Tra i protagonisti di quella promozione c’è il Dg Gianluca Petrachi, che ha scovato tanti giocatori in C tra cui proprio Raimondi: «Petrachi è stato bravo a credere in noi, costruendo una squadra importante dopo che la stagione precedente il Pisa si era salvato solo ai playout. A gennaio le sue mosse sono state determinanti».
In corsa arrivò anche un amico di Raimondi, Luciano Zavagno che in quella stagione faticò non poco: «Lucio aveva rescisso in Grecia a fine ottobre. Giocavamo a tre in difesa e Zavagno venne impiegato (due presenze contro Sassuolo, dove venne espulso, e Padova nda) a tutta fascia, dove spesso ho giocato anch’io, e probabilmente non era a suo agio nel 3-5-2. Le sue doti però erano grandi visto che in B la stagione seguente è stato il miglior terzino del campionato».
Attualmente Raimondi è sotto contratto col Torino ma non ha tagliato i ponti con la città della Torre: «Pisa è, e sarà per sempre casa mia». (a.c.)
Anche a oltre dieci anni di distanza a Gabriel Raimondi vengono i brividi: «Non è stato solamente il giorno più bello con la maglia nerazzurra, ma in assoluto il più importante di tutta la mia carriera. La carica dei tifosi fu decisiva non solo durante i 120 minuti ma per tutta la stagione e in particolare per tutta quella settimana».
Raimondi vede in quel 17 giugno un filo logico con tutta la stagione: «Noi partivamo praticamente da zero, e siamo sempre stati bravi a rialzarci dopo i momenti difficili».
Per vincere in Serie C quindi serve soprattutto la cattiveria agonistica e l’esperienza?
«Non esistono certezze, ma in quel periodo queste caratteristiche erano fondamentali. Oggi anche la terza serie è cambiata. Braglia ha avuto il merito di creare un gruppo di amici anche fuori dal campo. Con lui il rapporto era sempre molto schietto e diretto».
Il primo giorno di ritiro a Pievepelago Raimondi capì subito com’era fatto Braglia: «Arrivavo da Gallipoli e mi disse “se meriti giochi, altrimenti stai in panchina”. Forse anche questo tipo di approccio con noi calciatori è un segreto di quel successo».
Raimondi poi individua un altro motivo che spinse la squadra nello sprint finale: «Eravamo molto stanchi perché per tutta la stagione siamo stati in corsa per la promozione diretta. Nell’ultimo periodo giocavamo con il pensiero che se non andavamo in B c’era il rischio concreto di ripartire dai dilettanti. Questo per noi è stato uno stimolo ulteriore per vincere, mentre per altri poteva diventare una zavorra».
Tra i protagonisti di quella promozione c’è il Dg Gianluca Petrachi, che ha scovato tanti giocatori in C tra cui proprio Raimondi: «Petrachi è stato bravo a credere in noi, costruendo una squadra importante dopo che la stagione precedente il Pisa si era salvato solo ai playout. A gennaio le sue mosse sono state determinanti».
In corsa arrivò anche un amico di Raimondi, Luciano Zavagno che in quella stagione faticò non poco: «Lucio aveva rescisso in Grecia a fine ottobre. Giocavamo a tre in difesa e Zavagno venne impiegato (due presenze contro Sassuolo, dove venne espulso, e Padova nda) a tutta fascia, dove spesso ho giocato anch’io, e probabilmente non era a suo agio nel 3-5-2. Le sue doti però erano grandi visto che in B la stagione seguente è stato il miglior terzino del campionato».
Attualmente Raimondi è sotto contratto col Torino ma non ha tagliato i ponti con la città della Torre: «Pisa è, e sarà per sempre casa mia». (a.c.)
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