Sicurezza
Alessio De Petrillo «Sfida insidiosa»
L’allenatore pisano ha guidato anche il Monza nel 2010: pagò i dissidi con Clarence Seedorf, presidente-ombra
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PISA. Un passato sia in nerazzurro che in biancorosso, le difficoltà di allenare in una piazza dove il Pisa è considerato il rivale numero uno. Per Alessio De Petrillo non è una partita come le altre. Attualmente De Petrillo è fermo dopo l’esperienza sfortunata con il Tuttocuoio e con noi fa il punto della situazione su questa prima parte di stagione.
Il Pisa è andato un po’ al di sotto delle aspettative finora?
«Credo che i nerazzurri siano tutto sommato in linea con le aspettative, anche se bruciano soprattutto i pareggi in casa con Gavorrano, Pistoiese e Giana Erminio, oltre alla sconfitta con l’Arezzo. Va detto però che l’andamento straordinario del Livorno sta offuscando un po’ il cammino di tutte le rivali».
È una situazione che non la sorprende?
«Quando riparti dalla serie C dopo una retrocessione come quella subita dal Pisa ti porti sempre dietro tante scorie, come è successo nel campionato scorso al Livorno. La società nerazzurra ha investito ma non sempre spendere è sinonimo di vittoria, soprattutto all’inizio di un percorso».
Cosa serve al Pisa in questa sessione di mercato?
«Sicuramente un attaccante. A destra mi sembra di capire che hanno scelto definitivamente di mettere Mannini, anche se questo dipende da come vuol giocare Pazienza. Ha una rosa con tante alternative».
Quali insidie riserva la partita con il Monza?
«I brianzoli sono una buona squadra che può contare su un gruppo consolidato nel tempo con la vittoria del campionato di serie D. Zaffaroni gioca con un 4-4-2 ordinato che all’andata mise in grossa difficoltà i nerazzurri. Bisogna anche vedere quanto inciderà questa lunga sosta sulla condizione delle due squadre».
A Monza per lei nel 2010 un’esperienza breve e difficile, anche se stava facendo un buon lavoro con i giovani...
«Eravamo in linea con i programmi estivi. Non era facile per noi competere con squadre come Salernitana, Verona, Gubbio ma siamo comunque riusciti a proporre un buon calcio».
Quanto ha inciso il fatto di essere pisano?
«All’inizio la tifoseria e la stampa mi erano ostili, la finale del 2007 persa da loro a Pisa non era ancora andata giù e probabilmente nemmeno oggi hanno dimenticato quella partita. Devo dire però che con il tempo la gente ha iniziato ad apprezzarmi e anche un giornalista molto popolare a Monza aveva criticato il mio esonero tornando sui suoi passi dopo lo scetticismo iniziale. Il motivo reale è stato un altro».
Quale?
«Si era ormai incrinato il rapporto con la società e in particolare con Clarence Seedorf che all’epoca era proprietario del club, mentre giocava ancora con la maglia del Milan. Rispetto all’inizio erano cambiate le aspettative».
Anche a Pisa De Petrillo stava cercando di costruire qualcosa d’importante: «Nel 2008-2009 con la Primavera abbiamo fatto buone cose. C’era la necessità di non prendere imbarcate e avevo deciso di puntare su giocatori già piuttosto grandi come Bombagi e Taugourdeau. Al Torneo di Viareggio siamo usciti al primo turno ma a testa alta perdendo a tempo scaduto con la Fiorentina. Purtroppo a fine stagione la società è fallita e non ho potuto portare avanti quel progetto».
Adesso Alessio De Petrillo sta seguendo il master a Coverciano: «Con il Tuttocuoio ho disputato solo i playout e per poco non ci salvavamo. Non voglio tornare su quella storia visto che ci sono delle intercettazioni contro il Prato. Nonostante tutto siamo riusciti a metterli in difficoltà».(a.c.)
Il Pisa è andato un po’ al di sotto delle aspettative finora?
«Credo che i nerazzurri siano tutto sommato in linea con le aspettative, anche se bruciano soprattutto i pareggi in casa con Gavorrano, Pistoiese e Giana Erminio, oltre alla sconfitta con l’Arezzo. Va detto però che l’andamento straordinario del Livorno sta offuscando un po’ il cammino di tutte le rivali».
È una situazione che non la sorprende?
«Quando riparti dalla serie C dopo una retrocessione come quella subita dal Pisa ti porti sempre dietro tante scorie, come è successo nel campionato scorso al Livorno. La società nerazzurra ha investito ma non sempre spendere è sinonimo di vittoria, soprattutto all’inizio di un percorso».
Cosa serve al Pisa in questa sessione di mercato?
«Sicuramente un attaccante. A destra mi sembra di capire che hanno scelto definitivamente di mettere Mannini, anche se questo dipende da come vuol giocare Pazienza. Ha una rosa con tante alternative».
Quali insidie riserva la partita con il Monza?
«I brianzoli sono una buona squadra che può contare su un gruppo consolidato nel tempo con la vittoria del campionato di serie D. Zaffaroni gioca con un 4-4-2 ordinato che all’andata mise in grossa difficoltà i nerazzurri. Bisogna anche vedere quanto inciderà questa lunga sosta sulla condizione delle due squadre».
A Monza per lei nel 2010 un’esperienza breve e difficile, anche se stava facendo un buon lavoro con i giovani...
«Eravamo in linea con i programmi estivi. Non era facile per noi competere con squadre come Salernitana, Verona, Gubbio ma siamo comunque riusciti a proporre un buon calcio».
Quanto ha inciso il fatto di essere pisano?
«All’inizio la tifoseria e la stampa mi erano ostili, la finale del 2007 persa da loro a Pisa non era ancora andata giù e probabilmente nemmeno oggi hanno dimenticato quella partita. Devo dire però che con il tempo la gente ha iniziato ad apprezzarmi e anche un giornalista molto popolare a Monza aveva criticato il mio esonero tornando sui suoi passi dopo lo scetticismo iniziale. Il motivo reale è stato un altro».
Quale?
«Si era ormai incrinato il rapporto con la società e in particolare con Clarence Seedorf che all’epoca era proprietario del club, mentre giocava ancora con la maglia del Milan. Rispetto all’inizio erano cambiate le aspettative».
Anche a Pisa De Petrillo stava cercando di costruire qualcosa d’importante: «Nel 2008-2009 con la Primavera abbiamo fatto buone cose. C’era la necessità di non prendere imbarcate e avevo deciso di puntare su giocatori già piuttosto grandi come Bombagi e Taugourdeau. Al Torneo di Viareggio siamo usciti al primo turno ma a testa alta perdendo a tempo scaduto con la Fiorentina. Purtroppo a fine stagione la società è fallita e non ho potuto portare avanti quel progetto».
Adesso Alessio De Petrillo sta seguendo il master a Coverciano: «Con il Tuttocuoio ho disputato solo i playout e per poco non ci salvavamo. Non voglio tornare su quella storia visto che ci sono delle intercettazioni contro il Prato. Nonostante tutto siamo riusciti a metterli in difficoltà».(a.c.)
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