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Quando il terzino destro cambia una squadra

Quando il terzino destro cambia una squadra

Tanti casi di modifiche sulle fasce a metà stagione che hanno portato vantaggi ai nerazzurri

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PISA. Anche un terzino destro può risultare decisivo nella fase cruciale di una stagione. Un ruolo spesso lontano dai riflettori, affidato non di rado a giocatori adattati (Daniele Mannini è la dimostrazione), eppure determinante, come tutti gli altri componenti, nei delicati ingranaggi di una squadra. Le ultime due vittorie finali del Pisa tra i professionisti ed alcune recenti svolte di metà stagione sono maturate intervenendo sulle corsie laterali della retroguardia.

Promossi sulle fasce. Nel gennaio 2016 Fabrizio Lucchesi agì immediatamente sulla destra, acquisendo le prestazioni dell’esperto difensore Stefano Avogadri. La mossa inizialmente estromise il serbo Golubovic, che però, stimolato dalla concorrenza, seppe compiere un salto di qualità riconquistando la maglia da titolare e provocando il trasferimento di Avogadri a sinistra. Due ottime pedine nello schieramento vincente dei playoff. Anche nel 2007, tra le tante operazioni invernali, la dirigenza intervenne sulla fascia destra. Nel 3-4-3 di Piero Braglia, di fatto con il compito di terzino (almeno in fase difensiva), vennero inseriti prima Giuseppe Morfù e poi Emanuele D’Anna, grande protagonista negli spareggi-promozione e poi, in un altro modulo e sul fronte opposto, nel successivo torneo di serie B.

Cambio infelice. Nel 2013 il Pisa sfiorò la B perdendo la finale di ritorno a Latina. Il perfetto congegno escogitato da Dino Pagliari venne indebolito da due squalifiche. A pesare tatticamente non fu tanto l’assenza di capitan Favasuli quanto quella di Andrea Sbraga, che il tecnico maceratese aveva convertito a terzino destro. Per sostituirlo non si puntò su un’alternativa naturale come Massimo Lucarelli, ma sul decentramento di Suagher e sul conseguente inserimento dell’allora acerbo Rozzio come stopper, separando la coesa accoppiata centrale Colombini-Suagher. Un tandem che forse avrebbe saputo contenere le doti aeree del brasiliano Jefferson in occasione del momentaneo 1-1, che mutò l’inerzia della gara.

Salvezze a destra. Nel terzo millennio in almeno quattro occasioni il Pisa ha raddrizzato la rotta in inverno, cambiando opportunamente il terzino destro. Nel 2001-02 il Pisa, inizialmente guidato da Guido Carboni, presentava Fabio Bonadei come stopper e capitan Emiliano Niccolini nelle mansioni di esterno basso. L’inversione dei due fattori, sommata all’acquisto invernale di Cagnale, rappresentò il toccasana per blindare la retroguardia e avviare il collettivo nerazzurro verso la salvezza in C1. Simile la situazione esattamente 9 anni dopo: Simone Calori, trasferendosi dal centro alla fascia destra, tornò a brillare in una difesa rafforzata a gennaio da Raimondi ed Anselmi. Nel 2004-05 il terzino Marco Ogliari fu uno dei primi innesti nel mercato di riparazione per compattare il pacchetto arretrato. Idem per Fabio Di Fausto nell’annata seguente, condotta in porto con un brivido nei playout contro la Massese.

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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