Sicurezza
Un cuore nerazzurro in terra amaranto
Simone Calori: «Contro avversari come Moscardelli e Cutolo meglio essere attendisti e non concedere mezzo metro»
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PISA. Un aretino di Castiglion Fibocchi ha il cuore tinto di nerazzurro. Simone Calori, a 37 anni suonati, è tornato a casa, rivestendo in serie D la maglia della Sangiovannese, che ha come direttore sportivo un altro grande ex come Cristiano Caleri. Una prospettiva ideale per inquadrare i prossimi avversari del Pisa.
Calori, se la definiamo aretino si offende?
«No, anche se non so più come sentirmi. Non mi piace l'identificazione con un solo luogo. Mi sento appartenente a tanti posti dove ho vissuto nella mia carriera».
La domanda si riferiva soprattutto alla rivalità nella provincia di Arezzo...
«Sicuramente c'è grande rivalità tra San Giovanni Valdarno e Montevarchi e tra Montevarchi ed Arezzo».
E tra Arezzo e Pisa?
«Pisa ha rivali ovunque in Toscana. Il derby è sempre derby. Ad Arezzo è molto sentito. Una mia cara amica non esitò a dirmi che avevo giocato in una delle squadre che le stavano più antipatiche. Ovviamente si parla di rivalità sportiva».
In squadra ci sono nomi importanti come Moscardelli, Cutolo, De Feudis, Cellini...
«Grandi giocatori, con alti stipendi. Il mercato di gennaio si avvicina e la dirigenza dell’Arezzo dovrà muoversi in modo veloce e chiaro per trattenerli».
Il nuovo presidente, al di là di qualche colorita battuta, vola basso parlando di salvezza, anche se i playoff sono ancora aperti a tutte le squadre...
«Sono aperti a tutti, ma con la nuova formula sono più un onere che un piacere, a meno che una squadra non si classifichi seconda o terza. Altrimenti è meglio parlare di salvezza, anche se nominando questo obiettivo si rischia di perdere i grandi nomi in rosa. Un rebus difficile da risolvere».
Lei conosce bene la punta di diamante dell’Arezzo...
«Moscardelli giocava con me nella Sangiovannese. Veniva dall’Eccellenza. Ricordo che nella prima partita segnò 5 gol, prendendo palla dalla difesa e andando a realizzare. Mister Sannino lo avvertì immediatamente: se continui così, con me non giochi più. Con lui Moscardelli è diventato un giocatore vero. Ora gli posso criticare solo la barba. Anche Cutolo è molto temibile. Sono elementi che fanno la differenza, uno contro uno, con un tiro da fuori o su punizione. Contro avversari del genere, meglio essere attendisti e non concedere mezzo metro».
Il Pisa come esce dai due derby con Livorno e Pontedera?
«A Pontedera ha un po’ steccato: dopo la grande prestazione offerta contro il Livorno, avrebbe dovuto ripetersi per dare un segnale al campionato. Il derby crea entusiasmo ed aspettative. Il Pisa aveva guadagnato 3 punti sul Livorno, ma ne ha già persi di nuovo 2. Dispiace non riuscire a tenere il fiato sul collo della capolista. Purtroppo chi insegue non può mai sbagliare».
Si continua a discutere sulla collocazione di Mannini come terzino destro: lei, che è un esperto del ruolo, cosa ne pensa?
«Magari avessi avuto la sua tecnica e la sua forza fisica... Secondo me Mannini può far bene il terzino. Dipende da quali sono le intenzioni di Pazienza: se il mister propone un 4-3-3 e vuole che i terzini spingano molto, Mannini è adatto, mentre è un po’ limitato se gli si chiede di difendere».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Calori, se la definiamo aretino si offende?
«No, anche se non so più come sentirmi. Non mi piace l'identificazione con un solo luogo. Mi sento appartenente a tanti posti dove ho vissuto nella mia carriera».
La domanda si riferiva soprattutto alla rivalità nella provincia di Arezzo...
«Sicuramente c'è grande rivalità tra San Giovanni Valdarno e Montevarchi e tra Montevarchi ed Arezzo».
E tra Arezzo e Pisa?
«Pisa ha rivali ovunque in Toscana. Il derby è sempre derby. Ad Arezzo è molto sentito. Una mia cara amica non esitò a dirmi che avevo giocato in una delle squadre che le stavano più antipatiche. Ovviamente si parla di rivalità sportiva».
In squadra ci sono nomi importanti come Moscardelli, Cutolo, De Feudis, Cellini...
«Grandi giocatori, con alti stipendi. Il mercato di gennaio si avvicina e la dirigenza dell’Arezzo dovrà muoversi in modo veloce e chiaro per trattenerli».
Il nuovo presidente, al di là di qualche colorita battuta, vola basso parlando di salvezza, anche se i playoff sono ancora aperti a tutte le squadre...
«Sono aperti a tutti, ma con la nuova formula sono più un onere che un piacere, a meno che una squadra non si classifichi seconda o terza. Altrimenti è meglio parlare di salvezza, anche se nominando questo obiettivo si rischia di perdere i grandi nomi in rosa. Un rebus difficile da risolvere».
Lei conosce bene la punta di diamante dell’Arezzo...
«Moscardelli giocava con me nella Sangiovannese. Veniva dall’Eccellenza. Ricordo che nella prima partita segnò 5 gol, prendendo palla dalla difesa e andando a realizzare. Mister Sannino lo avvertì immediatamente: se continui così, con me non giochi più. Con lui Moscardelli è diventato un giocatore vero. Ora gli posso criticare solo la barba. Anche Cutolo è molto temibile. Sono elementi che fanno la differenza, uno contro uno, con un tiro da fuori o su punizione. Contro avversari del genere, meglio essere attendisti e non concedere mezzo metro».
Il Pisa come esce dai due derby con Livorno e Pontedera?
«A Pontedera ha un po’ steccato: dopo la grande prestazione offerta contro il Livorno, avrebbe dovuto ripetersi per dare un segnale al campionato. Il derby crea entusiasmo ed aspettative. Il Pisa aveva guadagnato 3 punti sul Livorno, ma ne ha già persi di nuovo 2. Dispiace non riuscire a tenere il fiato sul collo della capolista. Purtroppo chi insegue non può mai sbagliare».
Si continua a discutere sulla collocazione di Mannini come terzino destro: lei, che è un esperto del ruolo, cosa ne pensa?
«Magari avessi avuto la sua tecnica e la sua forza fisica... Secondo me Mannini può far bene il terzino. Dipende da quali sono le intenzioni di Pazienza: se il mister propone un 4-3-3 e vuole che i terzini spingano molto, Mannini è adatto, mentre è un po’ limitato se gli si chiede di difendere».
Massimo Berutto
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