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Matteoni: «Un calcio da rifondare, abbiamo toccato il pavimento»

Matteoni: «Un calcio da rifondare, abbiamo toccato il pavimento»

Intervista al nuovo presidente dell’Arezzo che svela  i suoi progetti per il futuro del club amaranto

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PISA. Un esordio nel mondo del calcio senza peli sulla lingua e con un percorso ancora da definire passo dopo passo. Si è presentato così il nuovo presidente dell’Arezzo, Marco Matteoni. Romano, 54 anni, imprenditore edile, ma con interessi in vari settori, in particolare nel mondo dell’informazione e della comunicazione. La scorsa estate ha rilevato Il Giornale d’Italia, diretto da Francesco Storace, ed è proprietario di Italian Television.

Partiamo dal campo: quali emozioni ha provato domenica scorsa per l’esordio da presidente contro il Prato?

«È stata una bella sensazione. Io vengo dal calcio a 5 femminile e avevo già fatto esperienza in C da dirigente con l’Atletico Roma, ma questa è un’altra cosa. Devo dire però che, al di là della vittoria, ho visto una squadra troppo spaventata. Da un lato era prevedibile, visto che venivamo da due sconfitte di fila, ma serve maggiore cattiveria».

Come è nata l’idea di rilevare l’Arezzo?

«Ho fatto quest’operazione grazie all’amicizia che mi lega a Franco Zavaglia (in passato procuratore di Totti e socio della Gea). È lui che mi ha convinto a fare questo passo».

Che situazione avete trovato rispetto alla gestione precedente?

«Il primo cda è stato appena fatto, presto potrò fare una valutazione più corretta».

Lei senza mezzi termini ha parlato dello stadio che sarebbe da buttar giù con una bomba atomica per poi ricostruirlo; al di là di questo avete in mente di fare un nuovo stadio ad Arezzo?

«Ho avuto la fortuna di trovare un sindaco, Alessandro Ghinelli, molto simpatico e competente. È un ingegnere, quindi parliamo la stessa lingua. Non devo fare lo stadio a tutti i costi, ma è una cosa che ci interessa. Prima però dobbiamo riempirlo lo stadio, riavvicinando i tifosi alla squadra, altrimenti è tutto inutile».

Qual è il vostro progetto per l’Arezzo?

«Il progetto fa parte di una sinergia generale che abbraccia anche il campo della comunicazione. Ad esempio attraverso la mia Tv dedicherò un canale esclusivamente all’Arezzo e trasmetteremo le partite anche all’estero. Mattoncino dopo mattoncino cercheremo di costruire qualcosa di innovativo».

Lei è stato molto duro con il calcio italiano: cosa serve per rilanciarlo?

«Dopo l’eliminazione dai Mondiali abbiamo toccato il pavimento. La prima cosa da fare è investire in maniera consistente sui giovani italiani, altrimenti sarà la fine».

Matteoni poi fa una precisazione: «Io entro nel mondo del calcio in un momento dove forse è più facile fare un passo indietro. Per questo ho detto che sono tornato ad essere amico di Alemanno quando ha perso le elezioni, giusto per fare un esempio, e tutti lo avevano abbandonato. Non sono un leccapiedi, ma in realtà con Alemanno mi lega un’amicizia storica che non è mai venuta meno».

L’obiettivo stagionale dell’Arezzo?

«Ve lo dirò tra un paio di mesi».

Che partita si aspetta con il Pisa?

«Tecnicamente non ho molti elementi per giudicare le due squadre. Nell’Arezzo voglio vedere rispetto e fair play. Il calcio pian piano sta diventando uno sport di contatto come il calcetto. Non mi piace chi fa troppa scena. Servono la fame e la cattiveria agonistica». (a.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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