Sicurezza
Parola, quanti amici nel nuovo Pisa!
«A Giannone ho detto: se non ti leggo 10-15 volte nel tabellino, ti rincorro. Lotta a tre per la B»
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PISA. In un Pisa popolato di ex reggiani praticamente manca solo lui. Andrea Parola, marinese ed ex nerazzurro, ha indossato la maglia granata dal 2012 al 2016 al fianco del direttore Ferrara, di mister Pazienza (versione giocatore) e di parte del suo staff, oltre che di un gruppetto di calciatori. Adesso a 38 anni milita nel Nogometni Klub Kras Repen (Eccellenza del Friuli Venezia Giulia).
Il nome della sua squadra è quasi impronunciabile...
«Vivo a Trieste per stare vicino ai miei figli e voglio continuare a giocare. Sto seguendo le vicende nerazzurre. Un mio carissimo amico, Sergio Gabbani, sta per proporre la Birra del Pisa Sporting Club e mi ha chiesto una mano. È un prodotto di pregio, che spero piaccia agli sportivi».
Nel Pisa di oggi non le mancano le conoscenze.
«Sono contento che ci siano tanti miei amici e che stiano facendo bene. Non sono riuscito a vedere il derby, ma ho seguito la partita precedente a Piacenza, dove Giannone ha offerto una grande prestazione, come anche Maltese. Sabotic sta giocando poco. Michele Pazienza è stato mio compagno di squadra a Reggio Emilia. Erano con me altri membri dello staff, come Vittorio Zullo. Ovviamente conosco il direttore Ferrara e sento spesso Mariano Armonia».
Una discussione va avanti da mesi: Sabotic potrebbe essere il terzino destro?
«Quando arrivò da noi veniva da Correggio, dove aveva giocato proprio terzino destro. Potrebbe farlo anche a Pisa: è rapido e spigoloso. Non è però il giocatore adatto per spingere e crossare. È più un terzo difensore».
Giannone lancia lampi di genio ed offre anche una certa quantità nella corsa...
«Se sta bene, è sprecato per la categoria. Spero che salga in B con il Pisa. Quando firmò con i nerazzurri lo minacciai: “Se non ti leggo 10-15 volte nel tabellino, ti rincorro” . Non a caso giocava a Bologna in serie A».
Maltese dispensa ordine in un centrocampo dove non mancano i piedi buoni.
«È bravo tecnicamente e ha un’ottima visione di gioco. Difficilmente perde la palla. Non è un grande incontrista, ma in mezzo al campo si fa rispettare». Con Pazienza lei ha condiviso un semestre nella Reggiana, dove lui finì fuori rosa...
«Era un momento particolare. Ferrara era andato via. La società era nuova e non si capiva come ci si doveva comportare. Io ero il capitano e avrei voluto aiutare maggiormente Pazienza».
Domenica scorsa il mister ha schierato Mannini in difesa ed escluso inizialmente Lisuzzo. Quanto possono incidere i senatori sul successo di un giovane tecnico?
«I senatori possono incidere molto sull’andamento di uno spogliatoio. Finché si vince nessuno dice nulla. Comunque se Pazienza ha fatto queste scelte, avrà avuto le sue ragioni».
Ultimo arrivato Voltolini. In caso di assenza di Petkovic, il Pisa ha le spalle coperte?
«Due anni fa, quando Voltolini giocava nella Berretti della Reggiana, si percepiva la sua qualità, ma parlava poco e a tratti era pericoloso quando usciva, perché ti travolgeva. Dopo un campionato da titolare a Trieste sarà senz’altro migliorato».
Ferrara, insieme a Giovanni Corrado, è l’architetto della rosa nerazzurra. Com’è caratterialmente il direttore?
«Sui media lo vedi poco e lo senti ancora meno. Quando parla lo fa perché è arrabbiato o perché ha qualcosa da sistemare. Mariano Armonia è il suo referente, sempre presente. Ai tempi di Gattuso, Ferrara aveva le mani legate, poi pian piano ha iniziato l’operazione di ricostruzione. Serve tempo, ma ci sono le condizioni per ripartire».
La vittoria sul Livorno ha riaperto il campionato?
«Il campionato è aperto fino alla fine. È una lotta a tre fra Pisa, Livorno e Siena. Olbia e Monza sono più altalenanti».
Massimo Berutto
Il nome della sua squadra è quasi impronunciabile...
«Vivo a Trieste per stare vicino ai miei figli e voglio continuare a giocare. Sto seguendo le vicende nerazzurre. Un mio carissimo amico, Sergio Gabbani, sta per proporre la Birra del Pisa Sporting Club e mi ha chiesto una mano. È un prodotto di pregio, che spero piaccia agli sportivi».
Nel Pisa di oggi non le mancano le conoscenze.
«Sono contento che ci siano tanti miei amici e che stiano facendo bene. Non sono riuscito a vedere il derby, ma ho seguito la partita precedente a Piacenza, dove Giannone ha offerto una grande prestazione, come anche Maltese. Sabotic sta giocando poco. Michele Pazienza è stato mio compagno di squadra a Reggio Emilia. Erano con me altri membri dello staff, come Vittorio Zullo. Ovviamente conosco il direttore Ferrara e sento spesso Mariano Armonia».
Una discussione va avanti da mesi: Sabotic potrebbe essere il terzino destro?
«Quando arrivò da noi veniva da Correggio, dove aveva giocato proprio terzino destro. Potrebbe farlo anche a Pisa: è rapido e spigoloso. Non è però il giocatore adatto per spingere e crossare. È più un terzo difensore».
Giannone lancia lampi di genio ed offre anche una certa quantità nella corsa...
«Se sta bene, è sprecato per la categoria. Spero che salga in B con il Pisa. Quando firmò con i nerazzurri lo minacciai: “Se non ti leggo 10-15 volte nel tabellino, ti rincorro” . Non a caso giocava a Bologna in serie A».
Maltese dispensa ordine in un centrocampo dove non mancano i piedi buoni.
«È bravo tecnicamente e ha un’ottima visione di gioco. Difficilmente perde la palla. Non è un grande incontrista, ma in mezzo al campo si fa rispettare». Con Pazienza lei ha condiviso un semestre nella Reggiana, dove lui finì fuori rosa...
«Era un momento particolare. Ferrara era andato via. La società era nuova e non si capiva come ci si doveva comportare. Io ero il capitano e avrei voluto aiutare maggiormente Pazienza».
Domenica scorsa il mister ha schierato Mannini in difesa ed escluso inizialmente Lisuzzo. Quanto possono incidere i senatori sul successo di un giovane tecnico?
«I senatori possono incidere molto sull’andamento di uno spogliatoio. Finché si vince nessuno dice nulla. Comunque se Pazienza ha fatto queste scelte, avrà avuto le sue ragioni».
Ultimo arrivato Voltolini. In caso di assenza di Petkovic, il Pisa ha le spalle coperte?
«Due anni fa, quando Voltolini giocava nella Berretti della Reggiana, si percepiva la sua qualità, ma parlava poco e a tratti era pericoloso quando usciva, perché ti travolgeva. Dopo un campionato da titolare a Trieste sarà senz’altro migliorato».
Ferrara, insieme a Giovanni Corrado, è l’architetto della rosa nerazzurra. Com’è caratterialmente il direttore?
«Sui media lo vedi poco e lo senti ancora meno. Quando parla lo fa perché è arrabbiato o perché ha qualcosa da sistemare. Mariano Armonia è il suo referente, sempre presente. Ai tempi di Gattuso, Ferrara aveva le mani legate, poi pian piano ha iniziato l’operazione di ricostruzione. Serve tempo, ma ci sono le condizioni per ripartire».
La vittoria sul Livorno ha riaperto il campionato?
«Il campionato è aperto fino alla fine. È una lotta a tre fra Pisa, Livorno e Siena. Olbia e Monza sono più altalenanti».
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