Il dolore
Il mito di Romeo rivive a Cascina
Al centro culturale Manetti una bella serata dedicata al Presidentissimo
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CASCINA. Una serata dedicata al ricordo del Presidentissimo nell'epoca d'oro dei nerazzurri, quella di mercoledì scorso al centro culturale Manetti di Cascina.
Organizzata dall’associazione Il Megafono, l’iniziativa nasce nell’ambito della serie di appuntamenti “30 anni del Belpaese”, che ripercorre la storia Italiana dagli anni Ottanta ai Duemila. «Vogliamo guardare da vicino la figura di Anconetani – ha spiegato Alessio Antonelli, presidente de Il Megafono – per capire il passato di Pisa, e per guardare al suo presente. Se è vero che personaggi come lui non esistono più, la colpa è del contesto storico o di una serie di sfortunate coincidenze? Perché Anconetani incarnava gli anni Ottanta non solo come uomo di sport, ma come figura a tutto tondo. Genio e sregolatezza».
“Anconetani o il Sogno”, un titolo tutt’altro che casuale: Romeo offriva un sogno a chi, la domenica, andava allo stadio. Perché se è vero che l’82 e l’83 erano gli anni dei trionfi sportivi, erano anche gli anni dei licenziamenti e delle difficoltà economiche. Mentre la Saint Gobain e la Piaggio mandavano a casa cinquemila dipendenti, una squadra piccola per denaro investito e peso calcistico, riuscì ad arrivare undicesima nel campionato di serie A. In tanti potevano vivere allo stadio l’unico sogno che avevano a portata di mano. A moderare l’incontro Massimo Marini, giornalista e coautore del libro “Romeo Anconetani. Uomo di calcio”. Uno che Romeo lo conosceva bene: indimenticabili gli anni di “Parliamo con Romeo”, trasmissione condotta da Marini su 50 Canale, affiancato dallo stesso Anconetani che rispondeva in diretta alle telefonate dei tifosi. «Romeo è stato anche un mio collega giornalista – ha detto Marini –, quando scriveva su Il Mattino di Firenze, ma si firmava come Franco Ferrari. Sono passati anni eppure quell’epoca ha lasciato un segno indelebile non solo nello sport, ma anche nelle persone». Un segno che mercoledì sera si trasformava in un sorriso a ogni aneddoto raccontato da chi, negli anni di massimo splendore del Pisa Sporting Club, era protagonista. A ricordare Anconetani, il mister Gigi Simoni, il dottor Cataldo Graci, lo storico massaggiatore Andrey Micheletti, il figlio Adolfo.
E proprio Adolfo parla di un calcio lontano da quello attuale, un modello di vita, lontano dalle diatribe politiche e solido nelle sue regole morali in cui le cose «si facevano come in un’azienda, con tanti piedi e altrettanto cervello».
«Romeo voleva sempre il massimo – racconta Graci –, non concedeva tregua, dal mister come da noi medici, forse aveva un sesto senso. Una sera mi telefonò: “Dobbiamo andare a Roma”. Lì incontrammo un ragazzo moro: era Aldo Agroppi. Un’altra volta andammo in Uruguay, dove doveva acquistare dei giocatori. Non conosceva una parola di spagnolo ma parlò in tv a Montevideo! Quando arrivammo all’aeroporto poi, uno steward riconobbe Romeo e chiamò il direttore dell’aeroporto. Pensavo che ci arrestassero, invece la sua fama era arrivata fin lì: ci convertirono il biglietto da economy in business. Champagne a fiumi!».
«Ho vissuto dodici anni con Anconetani, i suoi anni migliori – aggiunge Micheletti –. Andammo in Cecoslovacchia e al ristorante ci proposero una pastasciutta del giorno prima. Sembrava una parrucca! Allora Romeo diede cento corone al gestore e ci fece diventare i padroni della cucina. Comunque ricordo che mi ha licenziato diverse volte, ma non portava mai rancore». Anni irripetibili che – citando Gigi Simoni – «è valsa la pena di vivere».
Carlotta Lattanzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Organizzata dall’associazione Il Megafono, l’iniziativa nasce nell’ambito della serie di appuntamenti “30 anni del Belpaese”, che ripercorre la storia Italiana dagli anni Ottanta ai Duemila. «Vogliamo guardare da vicino la figura di Anconetani – ha spiegato Alessio Antonelli, presidente de Il Megafono – per capire il passato di Pisa, e per guardare al suo presente. Se è vero che personaggi come lui non esistono più, la colpa è del contesto storico o di una serie di sfortunate coincidenze? Perché Anconetani incarnava gli anni Ottanta non solo come uomo di sport, ma come figura a tutto tondo. Genio e sregolatezza».
“Anconetani o il Sogno”, un titolo tutt’altro che casuale: Romeo offriva un sogno a chi, la domenica, andava allo stadio. Perché se è vero che l’82 e l’83 erano gli anni dei trionfi sportivi, erano anche gli anni dei licenziamenti e delle difficoltà economiche. Mentre la Saint Gobain e la Piaggio mandavano a casa cinquemila dipendenti, una squadra piccola per denaro investito e peso calcistico, riuscì ad arrivare undicesima nel campionato di serie A. In tanti potevano vivere allo stadio l’unico sogno che avevano a portata di mano. A moderare l’incontro Massimo Marini, giornalista e coautore del libro “Romeo Anconetani. Uomo di calcio”. Uno che Romeo lo conosceva bene: indimenticabili gli anni di “Parliamo con Romeo”, trasmissione condotta da Marini su 50 Canale, affiancato dallo stesso Anconetani che rispondeva in diretta alle telefonate dei tifosi. «Romeo è stato anche un mio collega giornalista – ha detto Marini –, quando scriveva su Il Mattino di Firenze, ma si firmava come Franco Ferrari. Sono passati anni eppure quell’epoca ha lasciato un segno indelebile non solo nello sport, ma anche nelle persone». Un segno che mercoledì sera si trasformava in un sorriso a ogni aneddoto raccontato da chi, negli anni di massimo splendore del Pisa Sporting Club, era protagonista. A ricordare Anconetani, il mister Gigi Simoni, il dottor Cataldo Graci, lo storico massaggiatore Andrey Micheletti, il figlio Adolfo.
E proprio Adolfo parla di un calcio lontano da quello attuale, un modello di vita, lontano dalle diatribe politiche e solido nelle sue regole morali in cui le cose «si facevano come in un’azienda, con tanti piedi e altrettanto cervello».
«Romeo voleva sempre il massimo – racconta Graci –, non concedeva tregua, dal mister come da noi medici, forse aveva un sesto senso. Una sera mi telefonò: “Dobbiamo andare a Roma”. Lì incontrammo un ragazzo moro: era Aldo Agroppi. Un’altra volta andammo in Uruguay, dove doveva acquistare dei giocatori. Non conosceva una parola di spagnolo ma parlò in tv a Montevideo! Quando arrivammo all’aeroporto poi, uno steward riconobbe Romeo e chiamò il direttore dell’aeroporto. Pensavo che ci arrestassero, invece la sua fama era arrivata fin lì: ci convertirono il biglietto da economy in business. Champagne a fiumi!».
«Ho vissuto dodici anni con Anconetani, i suoi anni migliori – aggiunge Micheletti –. Andammo in Cecoslovacchia e al ristorante ci proposero una pastasciutta del giorno prima. Sembrava una parrucca! Allora Romeo diede cento corone al gestore e ci fece diventare i padroni della cucina. Comunque ricordo che mi ha licenziato diverse volte, ma non portava mai rancore». Anni irripetibili che – citando Gigi Simoni – «è valsa la pena di vivere».
Carlotta Lattanzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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