Sicurezza
la chiave tattica
Chi sacrificare? Il dubbio rimane
Qualunque sia il modulo adottato, ci sono delle scelte dolorose
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PISA. O la fiera dei gol segnati e subiti (come contro la Pistoiese e a Carrara), o il nulla di fatto in ambo le porte (registrato a Piacenza e con la Giana Erminio). Ecco la sintesi numerica delle ultime quattro gare, seguite all’esordio vincente di Michele Pazienza ad Alessandria (0-2). Il Pisa con la nuova disposizione in campo, una sorta di 3-4-2-1, non riesce ad abbinare compattezza difensiva e efficacia offensiva. O l’una, o l’altra. È una questione di equilibrio e forse di amalgama, non di atteggiamento, perché contro la Giana Eusepi e soci hanno provato a vincere. La realtà è che il Pisa ha pregi da valorizzare e difetti da compensare attraverso scelte tattiche e di formazione.
FOSFORO SENZA SPRINT. La qualità tecnica non fa sicuramente difetto a nessuno fra Gucher, De Vitis e Maltese, tutti abilissimi nel tracciare passaggi e aperture. Nessuno però è un fulmine di guerra sotto il profilo dinamico: tutti e tre sono più portati a ragionare che ad azzannare gli spazi. Il risultato è che il Pisa non brilla sulle seconde palle e non riesce a mantenere alta l’intensità di gioco. I cursori Verna e Angiulli non sono stati sostituiti nelle loro caratteristiche, anche se De Vitis non ha fatto rimpiangere il primo sotto il profilo realizzativo. In mezzo al campo l’unico giocatore dotato di dinamismo sarebbe il giovane Zammarini, che per necessità è impiegato prevalentemente sull’esterno. Un’altra opzione, caldeggiata da qualche addetto ai lavori, è l’accentramento di Mannini, elemento a cui comunque il Pisa non può mai rinunciare. Ancora da inquadrare le possibilità offerte da Di Quinzio e Izzillo.
MASTINI, NON REGISTI. Il giro-palla arretrato è una delle novità delle ultime giornate, tipica delle formazioni che si schierano con tre centrali difensivi. La retroguardia appena ha recuperato i titolari Lisuzzo e Ingrosso è tornata a concedere poco o niente anche in uno schieramento a tre, completato dall’interessante Carillo, ma non riesce a generare velocemente la manovra, né ad offrire buoni suggerimenti, salvo lanci lunghi, spesso sterili. In passato tecnici amanti del calcio costruito dal basso (ad esempio De Zerbi) non hanno esitato ad abbassare un centrocampista in retroguardia per alzare il livello qualitativo del reparto. Oltretutto al Pisa non mancano i registi.
UN MODULO NON BASTA. Mister Pazienza, quando rifiuta di farsi imprigionare in un modulo, può far storcere il naso, ma forse ha ragione. Purtroppo, in base alle caratteristiche della squadra, ogni possibile sistema di gioco penalizzerebbe uno o più big della rosa, quindi è giusto cercare soluzioni intermedie. Il 4-3-3 non agevolava gli attaccanti (defilati Masucci e Negro, troppo isolato Eusepi), ma valorizzava il centrocampo, che allora primeggiava. Un reparto mediano a due sembra invece penalizzare Gucher, che ama agire da centrale davanti alla retroguardia. Il passaggio ad una fase difensiva a 5 espone Birindelli e Mannini alle fatiche di un’intera fascia, ma in una difesa a 4 si soffriva maggiormente la carenza di terzini in rosa, risolta sovente arretrando ulteriormente il capitano.
Massimo Berutto
FOSFORO SENZA SPRINT. La qualità tecnica non fa sicuramente difetto a nessuno fra Gucher, De Vitis e Maltese, tutti abilissimi nel tracciare passaggi e aperture. Nessuno però è un fulmine di guerra sotto il profilo dinamico: tutti e tre sono più portati a ragionare che ad azzannare gli spazi. Il risultato è che il Pisa non brilla sulle seconde palle e non riesce a mantenere alta l’intensità di gioco. I cursori Verna e Angiulli non sono stati sostituiti nelle loro caratteristiche, anche se De Vitis non ha fatto rimpiangere il primo sotto il profilo realizzativo. In mezzo al campo l’unico giocatore dotato di dinamismo sarebbe il giovane Zammarini, che per necessità è impiegato prevalentemente sull’esterno. Un’altra opzione, caldeggiata da qualche addetto ai lavori, è l’accentramento di Mannini, elemento a cui comunque il Pisa non può mai rinunciare. Ancora da inquadrare le possibilità offerte da Di Quinzio e Izzillo.
MASTINI, NON REGISTI. Il giro-palla arretrato è una delle novità delle ultime giornate, tipica delle formazioni che si schierano con tre centrali difensivi. La retroguardia appena ha recuperato i titolari Lisuzzo e Ingrosso è tornata a concedere poco o niente anche in uno schieramento a tre, completato dall’interessante Carillo, ma non riesce a generare velocemente la manovra, né ad offrire buoni suggerimenti, salvo lanci lunghi, spesso sterili. In passato tecnici amanti del calcio costruito dal basso (ad esempio De Zerbi) non hanno esitato ad abbassare un centrocampista in retroguardia per alzare il livello qualitativo del reparto. Oltretutto al Pisa non mancano i registi.
UN MODULO NON BASTA. Mister Pazienza, quando rifiuta di farsi imprigionare in un modulo, può far storcere il naso, ma forse ha ragione. Purtroppo, in base alle caratteristiche della squadra, ogni possibile sistema di gioco penalizzerebbe uno o più big della rosa, quindi è giusto cercare soluzioni intermedie. Il 4-3-3 non agevolava gli attaccanti (defilati Masucci e Negro, troppo isolato Eusepi), ma valorizzava il centrocampo, che allora primeggiava. Un reparto mediano a due sembra invece penalizzare Gucher, che ama agire da centrale davanti alla retroguardia. Il passaggio ad una fase difensiva a 5 espone Birindelli e Mannini alle fatiche di un’intera fascia, ma in una difesa a 4 si soffriva maggiormente la carenza di terzini in rosa, risolta sovente arretrando ulteriormente il capitano.
Massimo Berutto
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