Attenzione
La Cella: il calcio non è solo fare gol
Il dirigente Luciano Sorrentino parla dell’impegno del club in tema di solidarietà e aggregazione sociale
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PISA. La stagione agonistica è iniziata in salita, ma la missione de La Cella è soprattutto un’altra. Ne è convinto Luciano Sorrentino, consigliere e uomo a tutto tondo della società pisana, da anni, promotore di tantissime attività a sfondo solidaristico e sociale.
Al comunale Betti, sede e campo di gara della squadra militante nel girone C di Seconda categoria, tutto ruota intorno al pallone. Allo stesso tempo, però, dirigenti e simpatizzanti guardano anche oltre al mero risultato sportivo. In società, si preferisce pensare al calcio come spunto per altro: un fenomeno aggregativo utile a salvaguardare i ragazzi che abitano nel quartiere.
Non solo, durante l’anno al Comunale trovano rifugio anche persone sole e in difficoltà. Soggetti finiti per strada, messi ai margini dalla società, bisognosi di un posto dove dormire o di un pasto caldo da mettere sotto i denti. Anche per questo motivo, alcuni guardano a La Cella con diffidenza, mentre altri, compresi i gruppi organizzati del tifo pisano, proprio lì organizzano eventi e raccolte fondi.
L’impianto inoltre offre diverse strutture di pregio. Due campi a 11 e uno a 7 in erba, un campo da calcio a 5 in sintetico, un’area ristoro e diversi spazi per gli allenamenti o per eventi all’aria aperta. «Faremo tutto il possibile per rimetterci immediatamente in corsa in campionato – dice Sorrentino –. Abbiamo ricostruito la squadra da zero, ci poniamo l’obiettivo della salvezza. Confermato mister Mirko Carducci, a breve aggregheremo al gruppo diversi ragazzi d’esperienza per ottenere una rosa idonea alla sfida».
La Cella è una realtà attenta al territorio e tra le sue attività conta il reinserimento in società di ex detenuti o di con problemi passati di tossicodipendenza mediante lavori socialmente utili. «Curo personalmente i rapporti con gli enti – continua Sorrentino – e tramite La Cella mi occupo di disagio sociale. Ad esempio, può accadere che una persona perda il lavoro e che magari, contemporaneamente, si lasci dalla moglie. Ecco, a volte, una situazione del genere può davvero degenerare in peggio e noi, per quanto possibile, interveniamo direttamente, con la cessione di un pasto caldo o di piccoli lavori al campo. In più collaboriamo con l’Uepe o con il Sert. Il nostro centro è il posto ideale per questo tipo di attività».
L’impegno sociale di Sorrentino trova spunto nell’esperienza personale. «Lavoriamo sul reinserimento – spiega – perché nella vita possiamo inciampare tutti, ed io, con la mia storia personale, ne sono un testimone diretto. La nostra società è stata una delle prime ad operarsi in questo campo e continueremo su questa strada anche in futuro».
Le maggiori soddisfazioni arrivano proprio dal sociale. «Uso il calcio come strumento sociale – prosegue – e alla città dico questo: serve più sensibilità verso chi sta peggio di noi. Il disagio non è sempre collegato alle scelte personali, a volte, invece, a chi è meno fortunato, serve qualcuno che lo aiuti a risollevarsi». «Quando un ragazzo – conclude – che superati i problemi con la giustizia o con la droga viene a trovarmi al campo con la fidanzata, io ho vinto. Quelli sono i miei campionati».
Carlo Palotti
Al comunale Betti, sede e campo di gara della squadra militante nel girone C di Seconda categoria, tutto ruota intorno al pallone. Allo stesso tempo, però, dirigenti e simpatizzanti guardano anche oltre al mero risultato sportivo. In società, si preferisce pensare al calcio come spunto per altro: un fenomeno aggregativo utile a salvaguardare i ragazzi che abitano nel quartiere.
Non solo, durante l’anno al Comunale trovano rifugio anche persone sole e in difficoltà. Soggetti finiti per strada, messi ai margini dalla società, bisognosi di un posto dove dormire o di un pasto caldo da mettere sotto i denti. Anche per questo motivo, alcuni guardano a La Cella con diffidenza, mentre altri, compresi i gruppi organizzati del tifo pisano, proprio lì organizzano eventi e raccolte fondi.
L’impianto inoltre offre diverse strutture di pregio. Due campi a 11 e uno a 7 in erba, un campo da calcio a 5 in sintetico, un’area ristoro e diversi spazi per gli allenamenti o per eventi all’aria aperta. «Faremo tutto il possibile per rimetterci immediatamente in corsa in campionato – dice Sorrentino –. Abbiamo ricostruito la squadra da zero, ci poniamo l’obiettivo della salvezza. Confermato mister Mirko Carducci, a breve aggregheremo al gruppo diversi ragazzi d’esperienza per ottenere una rosa idonea alla sfida».
La Cella è una realtà attenta al territorio e tra le sue attività conta il reinserimento in società di ex detenuti o di con problemi passati di tossicodipendenza mediante lavori socialmente utili. «Curo personalmente i rapporti con gli enti – continua Sorrentino – e tramite La Cella mi occupo di disagio sociale. Ad esempio, può accadere che una persona perda il lavoro e che magari, contemporaneamente, si lasci dalla moglie. Ecco, a volte, una situazione del genere può davvero degenerare in peggio e noi, per quanto possibile, interveniamo direttamente, con la cessione di un pasto caldo o di piccoli lavori al campo. In più collaboriamo con l’Uepe o con il Sert. Il nostro centro è il posto ideale per questo tipo di attività».
L’impegno sociale di Sorrentino trova spunto nell’esperienza personale. «Lavoriamo sul reinserimento – spiega – perché nella vita possiamo inciampare tutti, ed io, con la mia storia personale, ne sono un testimone diretto. La nostra società è stata una delle prime ad operarsi in questo campo e continueremo su questa strada anche in futuro».
Le maggiori soddisfazioni arrivano proprio dal sociale. «Uso il calcio come strumento sociale – prosegue – e alla città dico questo: serve più sensibilità verso chi sta peggio di noi. Il disagio non è sempre collegato alle scelte personali, a volte, invece, a chi è meno fortunato, serve qualcuno che lo aiuti a risollevarsi». «Quando un ragazzo – conclude – che superati i problemi con la giustizia o con la droga viene a trovarmi al campo con la fidanzata, io ho vinto. Quelli sono i miei campionati».
Carlo Palotti
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