Sicurezza
Quando volevamo “undici Obbedio”
Il grintoso mediano del Pisa di Mian e Gentili è l’artefice degli ultimi successi dei rossoneri
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PISA. Antonio Obbedio non è un avversario come tutti gli altri, anche se ora si siede dietro la scrivania della Lucchese. “11 Obbedio” recitava uno striscione esposto dalla tifoseria nerazzurra nel gennaio 2004, in occasione di una gara interna con la Pistoiese, quando già l'arcigno mediano del Pisa targato Mian-Gentili era avviato alla cessione, dopo oltre due mesi trascorsi fuori rosa, aggregato alla formazione Berretti. Un giocatore preso ad esempio per gli altri 10 e più compagni in una stagione sciagurata. Un attestato di stima, che forse adesso non è esattamente un fiore all'occhiello da esibire davanti ai nuovi supporter, riassume il segno lasciato dalla persona, oltre che dal calciatore.
PRIMA E DOPO BERGAMO. Nella stagione precedente (2002-03) Obbedio, alla soglia dei 34 anni dopo i successi dalla C2 alla B a Messina, era uno dei guerrieri del centrocampo, a fianco di Anaclerio e Fialdini, a servizio di bomber del calibro di Ambrosi, Varricchio e Frati. Quel Pisa, dopo una partenza difficile e l'esonero di Corrado Benedetti, prese il volo sotto la gestione di Gianni Simonelli, troppo tardi però per poter ambire alla vetta. La strada secondaria dei playoff era comunque aperta verso la serie B, categoria attesa spasmodicamente da un'intera città, che invase Bergamo per sostenere i propri ragazzi nella finale di ritorno con l'Albinoleffe. L'incantesimo si ruppe probabilmente quel giorno, nella resa di un organico che arrivò a corto di energie all'appuntamento più importante. Una frattura si consumò nel gruppo al 120' di quella gara, quando alcuni giocatori, compreso Obbedio, decisero di andare ad applaudire la curva nerazzurra, mentre gli altri, capeggiati da Anaclerio, preferirono lasciare immediatamente il campo, mal sopportando le iniziative personali. Nulla fu come prima per quella squadra, che in estate dovette sopportare anche la delusione per il mancato ripescaggio in B in favore della Fiorentina. Il Pisa si disgregò di fronte ad un girone d'andata al di sotto delle attese. A gennaio sia Obbedio che Anaclerio furono ceduti (rispettivamente al Giulianova e alla Reggiana) e ben presto mister Simonelli, incapace di ricompattare i senatori della rosa, venne esonerato, sebbene strenuamente difeso da Maria Gabriella Gentili.
PREDESTINATO ALLA DIRIGENZA. Appese le scarpette al chiodo (a quarant'anni), Obbedio ha iniziato la carriera di direttore sportivo, che qualcuno già gli pronosticava. Nelle interviste da calciatore mostrava infatti una visione a 360 gradi sul calcio e la capacità di prevedere con lucidità le difficoltà di ogni partita, senza retorica, grazie ad una profonda conoscenza delle caratteristiche di ciascun avversario. Tutte le qualità di un buon diesse. Qualche motto: “Se non puoi vincere, non devi mai perdere. Meglio un pareggio, ancora meglio se 0-0”. Dopo le esperienze a Teramo, Martina Franca, Ancona, L'Aquila e Savoia, interrotte senza rimpianti pur di non contravvenire ai propri principi, la grande occasione è arrivata dalla Lucchese, la stessa squadra dove Obbedio aveva esordito in B da calciatore. Al primo anno, nonostante le forzate cessioni di Terrani e Forte nel mercato di gennaio, l'accesso ai playoff e una sorprendente corsa, sbarrata soltanto dalla corazzata Parma.
Massimo Berutto
PRIMA E DOPO BERGAMO. Nella stagione precedente (2002-03) Obbedio, alla soglia dei 34 anni dopo i successi dalla C2 alla B a Messina, era uno dei guerrieri del centrocampo, a fianco di Anaclerio e Fialdini, a servizio di bomber del calibro di Ambrosi, Varricchio e Frati. Quel Pisa, dopo una partenza difficile e l'esonero di Corrado Benedetti, prese il volo sotto la gestione di Gianni Simonelli, troppo tardi però per poter ambire alla vetta. La strada secondaria dei playoff era comunque aperta verso la serie B, categoria attesa spasmodicamente da un'intera città, che invase Bergamo per sostenere i propri ragazzi nella finale di ritorno con l'Albinoleffe. L'incantesimo si ruppe probabilmente quel giorno, nella resa di un organico che arrivò a corto di energie all'appuntamento più importante. Una frattura si consumò nel gruppo al 120' di quella gara, quando alcuni giocatori, compreso Obbedio, decisero di andare ad applaudire la curva nerazzurra, mentre gli altri, capeggiati da Anaclerio, preferirono lasciare immediatamente il campo, mal sopportando le iniziative personali. Nulla fu come prima per quella squadra, che in estate dovette sopportare anche la delusione per il mancato ripescaggio in B in favore della Fiorentina. Il Pisa si disgregò di fronte ad un girone d'andata al di sotto delle attese. A gennaio sia Obbedio che Anaclerio furono ceduti (rispettivamente al Giulianova e alla Reggiana) e ben presto mister Simonelli, incapace di ricompattare i senatori della rosa, venne esonerato, sebbene strenuamente difeso da Maria Gabriella Gentili.
PREDESTINATO ALLA DIRIGENZA. Appese le scarpette al chiodo (a quarant'anni), Obbedio ha iniziato la carriera di direttore sportivo, che qualcuno già gli pronosticava. Nelle interviste da calciatore mostrava infatti una visione a 360 gradi sul calcio e la capacità di prevedere con lucidità le difficoltà di ogni partita, senza retorica, grazie ad una profonda conoscenza delle caratteristiche di ciascun avversario. Tutte le qualità di un buon diesse. Qualche motto: “Se non puoi vincere, non devi mai perdere. Meglio un pareggio, ancora meglio se 0-0”. Dopo le esperienze a Teramo, Martina Franca, Ancona, L'Aquila e Savoia, interrotte senza rimpianti pur di non contravvenire ai propri principi, la grande occasione è arrivata dalla Lucchese, la stessa squadra dove Obbedio aveva esordito in B da calciatore. Al primo anno, nonostante le forzate cessioni di Terrani e Forte nel mercato di gennaio, l'accesso ai playoff e una sorprendente corsa, sbarrata soltanto dalla corazzata Parma.
Massimo Berutto
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