Sicurezza
un avversario speciale
Dell’Agnello gioca un derby personale
L’attaccante livornese del Cuneo: «Dovremo far sudare il Pisa»
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PISA . «Loro arrivano dalla prima vittoria e vorranno dare continuità alla classifica per non farsi staccare dal Livorno. Dovremo essere bravi a chiudere e ripartire: cercheremo di fargli sudare il risultato». Così, in un’intervista a La Stampa presenta la sfida di oggi Simone Dell’Agnello, 25 anni, che sogna di ripetere le gesta di Cristiano Lucarelli e Davide Matteini. Un altro attaccante livornese muore dalla voglia di segnare al Pisa, con i colori del Cuneo. Lucarelli ci riuscì all’Arena nel 2008-09, ma il suo Parma perse la partita. Gol e vittoria invece al ritorno. Anche per Matteini gioia personale e amarezza di squadra a Pisa nel 2011-12 con la Reggiana: segnò, esultò con la maglia degli ultrà amaranto e provocò la rabbiosa reazione del Pisa che infatti poi vinse la partita.
Dell’Agnello ha già battuto il Pisa, due anni fa, quando il suo Savona inflisse la prima sconfitta (lui entrò all’87’) agli uomini di Gattuso, che però si vendicarono nel ritorno con doppietta di Eusepi. (Dell’Agnello titolare ma rimpiazzato poco dopo l’intervallo). Nel Cuneo è un protagonista, avendo realizzato 2 delle 3 reti piemontesi in campionato. Può essere sorprendente, ma nella vita e nella carriera di Dell’Agnello c’è qualcosa di pisano e persino di nerazzurro. Il centravanti abita a Tirrenia come molti calciatori del Livorno. Ha anche parenti pisani, almeno dalla parte del padre. Di nerazzurro i promettentissimi esordi nelle giovanili dell’Inter, a suon di gol, scalando le rappresentative tricolori. Ma... «Per certi versi maledico il giorno in cui sono finito all’Inter», confessò il giovane due anni fa al Tirreno. «Perché vedi un mondo dorato e forse non capisci che per guadagnarti la pagnotta dovrai vivere in un altro mondo».
Al ritorno in amaranto (a meno di vent’anni), coinciso con la prima esperienza senior, un rapporto non semplice con mister Walter Novellino e poi il calvario degli infortuni, ora superati. Ricorda il giocatore: «Tre crociati rotti e 10 operazioni. Per un’infezione, ho rischiato l’amputazione della gamba. Ho fatto due mesi di flebo in ospedale ad Albenga. Mi dicevano che non sarei tornato. Ma con volontà e allenamenti ho ripreso bene».
Da profeta in patria ha dato un contributo all’ultima promozione in A della compagine amaranto (2012-13), ma forse è stato proprio il salto in massima serie a costringere la giovane punta ad iniziare a peregrinare in prestito, fra SudTirol, Barletta, Savona. Dopo un’altra stagione avara di soddisfazioni all’ombra dei 4 Mori, il passaggio al Cuneo, nella speranza di esprimere finalmente a pieno il proprio potenziale.
E la rivalità con Pisa? «Quelle tra Livorno e Pisa sono partite molto sentite sul piano sportivo. Un tempo c’era una rivalità storica tra i due centri, anche per questioni politiche poi superate. Anche nella recente alluvione di Livorno, si è registrata la solidarietà dei pisani». Resta quella sportiva. «Quella sicuramente. Per me sarà una partita particolare. Il derby tra Livorno e Pisa torna dopo quasi dieci anni e la gente non aspetta altro. Nelle giovanili del Livorno ne ho giocati parecchi».
Massimo Berutto
Dell’Agnello ha già battuto il Pisa, due anni fa, quando il suo Savona inflisse la prima sconfitta (lui entrò all’87’) agli uomini di Gattuso, che però si vendicarono nel ritorno con doppietta di Eusepi. (Dell’Agnello titolare ma rimpiazzato poco dopo l’intervallo). Nel Cuneo è un protagonista, avendo realizzato 2 delle 3 reti piemontesi in campionato. Può essere sorprendente, ma nella vita e nella carriera di Dell’Agnello c’è qualcosa di pisano e persino di nerazzurro. Il centravanti abita a Tirrenia come molti calciatori del Livorno. Ha anche parenti pisani, almeno dalla parte del padre. Di nerazzurro i promettentissimi esordi nelle giovanili dell’Inter, a suon di gol, scalando le rappresentative tricolori. Ma... «Per certi versi maledico il giorno in cui sono finito all’Inter», confessò il giovane due anni fa al Tirreno. «Perché vedi un mondo dorato e forse non capisci che per guadagnarti la pagnotta dovrai vivere in un altro mondo».
Al ritorno in amaranto (a meno di vent’anni), coinciso con la prima esperienza senior, un rapporto non semplice con mister Walter Novellino e poi il calvario degli infortuni, ora superati. Ricorda il giocatore: «Tre crociati rotti e 10 operazioni. Per un’infezione, ho rischiato l’amputazione della gamba. Ho fatto due mesi di flebo in ospedale ad Albenga. Mi dicevano che non sarei tornato. Ma con volontà e allenamenti ho ripreso bene».
Da profeta in patria ha dato un contributo all’ultima promozione in A della compagine amaranto (2012-13), ma forse è stato proprio il salto in massima serie a costringere la giovane punta ad iniziare a peregrinare in prestito, fra SudTirol, Barletta, Savona. Dopo un’altra stagione avara di soddisfazioni all’ombra dei 4 Mori, il passaggio al Cuneo, nella speranza di esprimere finalmente a pieno il proprio potenziale.
E la rivalità con Pisa? «Quelle tra Livorno e Pisa sono partite molto sentite sul piano sportivo. Un tempo c’era una rivalità storica tra i due centri, anche per questioni politiche poi superate. Anche nella recente alluvione di Livorno, si è registrata la solidarietà dei pisani». Resta quella sportiva. «Quella sicuramente. Per me sarà una partita particolare. Il derby tra Livorno e Pisa torna dopo quasi dieci anni e la gente non aspetta altro. Nelle giovanili del Livorno ne ho giocati parecchi».
Massimo Berutto
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