Attenzione
Mannini torna nel ruolo... della promozione
L’avanzamento del capitano è stato uno dei fattori (ma non il solo) che ha fatto svoltare la squadra
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PISA. Non è un successo, sebbene ai danni della (ex) capolista, a dichiarare la fine di una crisi. Semmai sono i progressi nell’equilibrio di squadra a dimostrare che il Pisa contro la Viterbese ha imboccato la strada giusta. Fondamentali i correttivi apportati da Carmine Gautieri, abbinati finalmente ad uno spirito pugnace degli interpreti. Il 4-3-3 è tornato ad assumere la connotazione più consueta, con due reti all’attivo (le prime in campionato) e concedendo qualcosa al passivo, come era prevedibile nel momento in cui è stato scelto il sistema di gioco.
MANNINI AL POSTO GIUSTO. Non sarà stata determinante soltanto la posizione del capitano, ma è un dato di fatto che, riportandolo nel ruolo di ala sinistra, il Pisa è tornato a vincere un big match in serie C, ricollegandosi idealmente all’ultimo successo in finale playoff con il Foggia. Dopo oltre un anno a girovagare per il campo, il numero 7 nerazzurro ha ripreso confidenza nell’unica collocazione in cui può fare la differenza, sfrecciando sulla sua corsia e costringendo sulla difensiva il diretto rivale Peverelli. Il fatto che, dopo l’uscita di Birindelli, Mannini sia rimasto in attacco, in favore dell’utilizzo di Zammarini in retroguardia, sembra mostrare una netta virata di Gautieri, oltretutto ex ala in un 4-3-3, quindi grande esperto del ruolo.
UN RISCHIO PER FASCIA. Il Pisa ha ritrovato il bandolo della matassa, dosando bene le caratteristiche dei giocatori nelle varie zone del campo. A sinistra la presenza di un terzino di ruolo come Filippini e l’avanzamento di Mannini (che per sua natura da attaccante è il primo dei difensori) ha consentito di riportare il fantasista Di Quinzio fra i titolari sul medesimo versante senza rendere vulnerabile il fianco mancino. A destra lo spirito di sacrificio di Masucci ed il filtro di De Vitis – che, comprensibilmente ancora non al 100%, ha giocato da vero centrocampista – hanno protetto il giovane Birindelli, che in queste condizioni può crescere con più serenità. Che il Pisa non riuscisse a sopportare la compresenza di Negro e Di Quinzio a sinistra e un terzetto iperoffensivo Mannini-Izzillo-Masucci a destra si era capito già dalla gara di Coppa Italia con il Frosinone, troppo forte però per essere messo a confronto con il Pisa. Le partite estive, solo con formazioni di categoria superiore e contro compagini dilettantistiche (affrontate da formazioni sperimentali), forse non hanno fornito una chiara evidenza dei problemi, resi lampanti dalle prime sfide di campionato.
ALTRI ESPERIMENTI. L’avanzamento di Mannini e gli abituali crampi di Birindelli hanno riportato d’attualità l’adattamento di Zammarini nel ruolo di terzino. Una soluzione già provata in estate nell’impiego di un calciatore duttile e molto giovane, quindi propenso a nuove sfide pur di giocare. Nel finale Di Quinzio è stato dirottato sull’esterno, dove aveva già giocato in altre squadre. Una carta in più per il tridente, in grado offrire qualità nelle rifiniture a servizio delle punte di ruolo.
Massimo Berutto
MANNINI AL POSTO GIUSTO. Non sarà stata determinante soltanto la posizione del capitano, ma è un dato di fatto che, riportandolo nel ruolo di ala sinistra, il Pisa è tornato a vincere un big match in serie C, ricollegandosi idealmente all’ultimo successo in finale playoff con il Foggia. Dopo oltre un anno a girovagare per il campo, il numero 7 nerazzurro ha ripreso confidenza nell’unica collocazione in cui può fare la differenza, sfrecciando sulla sua corsia e costringendo sulla difensiva il diretto rivale Peverelli. Il fatto che, dopo l’uscita di Birindelli, Mannini sia rimasto in attacco, in favore dell’utilizzo di Zammarini in retroguardia, sembra mostrare una netta virata di Gautieri, oltretutto ex ala in un 4-3-3, quindi grande esperto del ruolo.
UN RISCHIO PER FASCIA. Il Pisa ha ritrovato il bandolo della matassa, dosando bene le caratteristiche dei giocatori nelle varie zone del campo. A sinistra la presenza di un terzino di ruolo come Filippini e l’avanzamento di Mannini (che per sua natura da attaccante è il primo dei difensori) ha consentito di riportare il fantasista Di Quinzio fra i titolari sul medesimo versante senza rendere vulnerabile il fianco mancino. A destra lo spirito di sacrificio di Masucci ed il filtro di De Vitis – che, comprensibilmente ancora non al 100%, ha giocato da vero centrocampista – hanno protetto il giovane Birindelli, che in queste condizioni può crescere con più serenità. Che il Pisa non riuscisse a sopportare la compresenza di Negro e Di Quinzio a sinistra e un terzetto iperoffensivo Mannini-Izzillo-Masucci a destra si era capito già dalla gara di Coppa Italia con il Frosinone, troppo forte però per essere messo a confronto con il Pisa. Le partite estive, solo con formazioni di categoria superiore e contro compagini dilettantistiche (affrontate da formazioni sperimentali), forse non hanno fornito una chiara evidenza dei problemi, resi lampanti dalle prime sfide di campionato.
ALTRI ESPERIMENTI. L’avanzamento di Mannini e gli abituali crampi di Birindelli hanno riportato d’attualità l’adattamento di Zammarini nel ruolo di terzino. Una soluzione già provata in estate nell’impiego di un calciatore duttile e molto giovane, quindi propenso a nuove sfide pur di giocare. Nel finale Di Quinzio è stato dirottato sull’esterno, dove aveva già giocato in altre squadre. Una carta in più per il tridente, in grado offrire qualità nelle rifiniture a servizio delle punte di ruolo.
Massimo Berutto
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