Sicurezza
Guatemala-Pisa: 10mila km d’amore
L’emozione di un supertifoso tornato all’Arena Garibaldi dopo molti anni
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PISA. L’amore per il Pisa non si scorda mai, nemmeno a 10mila km di distanza. Dopo molto tempo è tornato all’Arena Paolo Iorio, nato a Latina, che vive da 12 anni in Guatemala dove con la sua compagna ha fondato una Associazione che lavora attraverso il teatro di figura nel campo dell’educazione. «Realizziamo laboratori e spettacoli educativi nei villaggi indigeni – racconta – come rinforzo dell’educazione formale (che purtroppo è di livello molto basso)». Con l’aiuto degli amici del Forum Io tifo Pisa, qualche anno fa avviò una campagna per ricevere dei soldi, utilizzati per la costruzione di una casa in un paesino per una famiglia che aveva perso tutto durante una tormenta tropicale.
In occasione di un Festival Internazionali di Teatro di Figura, Paolo è recentemente tornato per un po’in Italia, quanto bastava per rivedere l’Arena. «Da quando ero piccolo – spiega – iniziai a tifare Pisa per “colpa” di Romeo, e non ho più smesso... anche quando si tornò in Eccellenza vedevo i risultati il lunedi sui giornali (internet ancora non era molto diffuso). Fino alla prima all’Arena, non felicissima ma con grandi emozioni. Fu quel maledetto Pisa-Brescello... al quale susseguirono molte trasferte-casalinghe e qualche trasferta vera e propria (La Spezia, Bergamo, Frosinone)».
Dall’ultima volta che era stato all’Arena è cambiato molto: «Non c’erano ancora i prefiltraggi, i tornelli whatsapp, i gruppi elite, c’era ed è rimasta solo una grande cosa: il Pisa». Ecco il suo racconto: «Mi avvicino allo stadio, lo vedo, vedo la gente in strada, le bandiere, qualche striscione, le luci accese... sbuffo il cuore si agita, devo respirar con più calma, l’emozione cresce. Nel cammino cerco sguardi amici, quegli sguardi che da sempre dalla prima all’Arena ci son sempre stati da persone a me sconosciute ma amiche, le maglie, le bandiere, le sciarpe, quello che basta per sentirsi parte della grande famiglia. Mi avvicino con mia moglie al prefiltraggio... lo steward vede il suo passaporto e nomina proprio il posto dove viviamo (c’era stato qualche tempo fa), ti senti benvenuto e parte del tutto».
E ancora: «Guardo i gradoni da sotto, sento scalpitare quelli già entrati, arrivo alle scale, gambe pesanti, poi. . . ai miei occhi si apre l’Arena illuminata, la Torre che veglia su di lei, la curva che si va riempendo: sono a casa. Gli occhi si illuminano, quasi si bagnano, vado verso la parte alta della gradinata, sto qualche minuto in silenzio fissando il nulla. Poi piano piano si riempe la curva, la gradinata... Amici di mille forum e chat diventano amici in carne ed ossa...ci salutiamo, ci abbracciamo, scambiamo qualche parola... ci sono e sono felice».
Ragazzi in maglia nerazzurra, quando scendete in campo pensate anche a Paolo e a tanti come lui: per regalare loro un sorriso basta una vittoria.
Antonio Scuglia
In occasione di un Festival Internazionali di Teatro di Figura, Paolo è recentemente tornato per un po’in Italia, quanto bastava per rivedere l’Arena. «Da quando ero piccolo – spiega – iniziai a tifare Pisa per “colpa” di Romeo, e non ho più smesso... anche quando si tornò in Eccellenza vedevo i risultati il lunedi sui giornali (internet ancora non era molto diffuso). Fino alla prima all’Arena, non felicissima ma con grandi emozioni. Fu quel maledetto Pisa-Brescello... al quale susseguirono molte trasferte-casalinghe e qualche trasferta vera e propria (La Spezia, Bergamo, Frosinone)».
Dall’ultima volta che era stato all’Arena è cambiato molto: «Non c’erano ancora i prefiltraggi, i tornelli whatsapp, i gruppi elite, c’era ed è rimasta solo una grande cosa: il Pisa». Ecco il suo racconto: «Mi avvicino allo stadio, lo vedo, vedo la gente in strada, le bandiere, qualche striscione, le luci accese... sbuffo il cuore si agita, devo respirar con più calma, l’emozione cresce. Nel cammino cerco sguardi amici, quegli sguardi che da sempre dalla prima all’Arena ci son sempre stati da persone a me sconosciute ma amiche, le maglie, le bandiere, le sciarpe, quello che basta per sentirsi parte della grande famiglia. Mi avvicino con mia moglie al prefiltraggio... lo steward vede il suo passaporto e nomina proprio il posto dove viviamo (c’era stato qualche tempo fa), ti senti benvenuto e parte del tutto».
E ancora: «Guardo i gradoni da sotto, sento scalpitare quelli già entrati, arrivo alle scale, gambe pesanti, poi. . . ai miei occhi si apre l’Arena illuminata, la Torre che veglia su di lei, la curva che si va riempendo: sono a casa. Gli occhi si illuminano, quasi si bagnano, vado verso la parte alta della gradinata, sto qualche minuto in silenzio fissando il nulla. Poi piano piano si riempe la curva, la gradinata... Amici di mille forum e chat diventano amici in carne ed ossa...ci salutiamo, ci abbracciamo, scambiamo qualche parola... ci sono e sono felice».
Ragazzi in maglia nerazzurra, quando scendete in campo pensate anche a Paolo e a tanti come lui: per regalare loro un sorriso basta una vittoria.
Antonio Scuglia
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